Teatro naturale? Io, il couscous e Albert Camus

Teatro delle Ariette al Teatro Biblioteca Quarticciolo con Teatro naturale? Io il couscous e Albert Camus, spettacolo tra teatro e cibo, tra Albert Camus e biografia. Recensione

foto Giovanni Battista Parente
foto Giovanni Battista Parente

L’esistenza e il teatro come qualcosa che accade, da prendere lì dove viene. Come seguire la natura, assecondarne meticolosamente il ciclo, sottostare al suo ritmo e celebrarne il raccolto nella condivisione. L’uomo naturale e sociale che vive il teatro come rito d’accesso alla propria storia. Teatro naturale? Io il couscous e Albert Camus è l’ennesimo manifesto di Teatro delle Ariette. Paola Berselli e Stefano Pasquini, con Maurizio Ferraresi, lasciano ancora una volta l’azienda agricola a Castello di Serravalle nella provincia di Bologna per continuare a coltivarne la poetica in spazi altri italiani e, soprattutto — maledetta patria — come ci raccontano sorridendo a fine spettacolo con un bicchiere di vino in mano, sempre più spesso in spazi francesi. Li avevamo visti l’anno scorso al Teatro India di Roma con l’opera per sei spettatori alla volta Dopo Pasolini. Stavolta gli invitati sono una cinquantina ed è il Teatro Biblioteca Quarticciolo a offrire il palcoscenico per allestire il cortile che ospita gli spettatori, i tavolini e la cucina, le verdure e una pistola, un coltello e una tinozza piena d’acqua, un computer per le musiche e le pagine de Lo straniero di Albert Camus grandi e solide, da leggere, da pesare.

foto Stefano Vaja
foto Stefano Vaja

Pochi mesi d’estate, l’Algeria, la Francia, la storia del protagonista di Camus che si intreccia con quella d’amore e scoperta di Stefano Pasquini. Cinquanta spettatori che salgono sul palco mentre gli attori, o semplicemente due uomini e una donna, ci accompagnano verso i posti liberi. L’odore di ceci sul fuoco è già in sala, prima di noi. L’atmosfera è dell’invito a cena, la colloquialità con la quale continuiamo a relazionarci non aggiunge altro di più sacro a ciò che già non sia nella parola e nel cibo. Poi, dopo che tutti abbiamo preso posto, dopo un brindisi al dio del vino e del teatro, lo spettacolo ha dichiaratamente inizio. Senza un solo verso, la prima scena è azione, quasi a evidenziare e anticipare il dramma come sviluppo della parola. L’azione è quella dell’omicidio descritto da Camus, i corpi quelli della vita descritta da Stefano Pasquini.

La narrazione autobiografica è dichiarata più volte dal regista in scena che cura contemporaneamente spettacolo e cucina, teatro e libera condivisione; l’operazione di adattamento drammaturgico della pagina del libro è manifesta, sotto gli occhi di tutti, sulle pagine portate a turno come gravi sulle spalle dagli attori, evidenziate, corrette, usate come telo da mare, recitate, picchiate con i pugni chiusi fino a spaccarle, a farsi male. L’identificazione con i protagonisti del libro passa per gli stessi corpi degli attori, nella presenza grottesca e leggera di Maurizio Ferraresi, nello sguardo e nel corpo di Paola Berselli nel quale la natura ha seminato una poesia silenziosa, straziante e ironica. La storia e la trama si mescolano. Stefano, dicassettenne, trova l’amore in Francia dove è accolto da una famiglia di spagnoli fuggita in Algeria alla fine della Guerra Civile e arrivata oltralpe per sfuggire alla Guerra di Indipendenza algerina; lì conoscerà il couscous e Lo Straniero di Albert Camus. E poi Meursault, protagonista del libro, uomo di origini francesi che vive ad Algeri e che, dopo la morte della madre e il principio di una relazione con una donna, si trova senza una volontà precisa a commettere un omicidio sulla spiaggia.

foto Giovanni Battista Parente
foto Giovanni Battista Parente

L’odore di cibo si mischia a quello di sabbia bagnata. Tutto sembra semplice, autentico, intriso del rapporto che si instaura con i tre attori e con la poesia di Camus. L’artista è l’uomo che racconta per non restare solo, per incontrare l’altro. Teatro delle Ariette porta sulla sua terra il pubblico, dà loro i coltelli in mano a minacciare l’immobilità dello spettatore, per partecipare al dramma, anche fosse solo tagliando le verdure per il couscous. E quando Pasquini si cala nei panni del portiere da calcio, così come raccontava lo scrittore francese, il manifesto e l’opera di impersonificazione sono compiuti. Poi, solamente il cibo, e rumori di piatti, e Pasquini che ci bacia quando andiamo via dopo averci parlato semplicemente di terra, di sé. È bagnata di sudore la sua pelle, è impregnata di cibo, dell’odore del vino. E continua a invocare una società che sia di chi è creatore, sia esso intellettuale, operaio, contadino. Ma che sia creatore.

Luca Lòtano

Teatro Biblioteca Quarticciolo, Roma – febbraio 2017

TEATRO NATURALE? IO, IL COUSCOUS E ALBERT CAMUS
di Paola Berselli e Stefano Pasquini
con Paola Berselli, Maurizio Ferraresi, Stefano Pasquini
regia Stefano Pasquini
produzione Teatro delle Ariette

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Luca Lòtano è giornalista pubblicista e laureato in giurisprudenza con tesi sul giornalismo e sul diritto d’autore nel digitale. Si avvicina al teatro come attore e autore, concedendosi poi la costruzione di uno sguardo critico sulla scena contemporanea. Insegnante di italiano per stranieri (Università per Stranieri di Siena e di Perugia), lavora come docente di italiano L2 in centri di accoglienza per richiedenti asilo politico, all'interno dei quali sviluppa il progetto di sguardo critico e cittadinanza Spettatori Migranti/Attori Sociali; è impegnato in progetti di formazione e creazione scenica per migranti. Dal 2015 fa parte del progetto Radio Ghetto e sempre dal 2015 è redattore presso la testata online Teatro e Critica.