Essere o non essere Alex Schwazer

28 battiti di Roberto Scarpetti, con Giuseppe Sartori, prende spunto dalla vicenda di Alex Schwazer per tentare una riflessione sul superamento dei limiti fisici e di legalità sportiva. Recensione

foto Achille Le Pera
foto Achille Le Pera

La figura di Alex Schwazer è sul palco, percepibile in assenza. Giuseppe Sartori, protagonista di una prestazione encomiabile per affondo empatico e impegno fisico, non pronuncia mai quelle due parole che invero non compaiono neanche nel programma di sala. Roberto Scarpetti ha scritto questo testo qualche anno fa dopo aver conosciuto l’atleta altoatesino, ma poi ha lasciato correre l’immaginazione mettendo a servizio del palcoscenico del Teatro India i meccanismi della finzione; in questo modo ha evitato di ricostruire una biografia resa complessa dagli ultimi dubbi avvenimenti accaduti proprio prima delle recenti Olimpiadi. Insomma, avete presente Alex Schwazer, trentaduenne campione di marcia, oro a Pechino 2008, trovato due volte positivo al doping (per il secondo caso si dice innocente e si sta battendo per dimostrarlo), ecco, dimenticatevelo. Nello spazio scenico si muove un altro essere umano, Giuseppe Sartori, appunto, ma la storia è quella di un campione di marcia. Scarpetti tenta di ridisegnare il personaggio sul corpo statuario dell’attore trentenne (storico performer della Compagnia Ricci/Forte), ha un fisico da nuotatore più che da maratoneta, ma questo non importa, anzi è interprete preciso di quella relazione con il corpo cercata dall’autore. Si scalda i muscoli, ogni tanto fa stretching, si tocca la spalla lussata da piccolo quando era rugbista, salta, corre, balla.

Foto Achille Le Pera
Foto Achille Le Pera

Quest’anno l’autore romano (qui anche regista) è già alla seconda produzione firmata con il Teatro di Roma: come in Prima della bomba (su Paperstreet una riflessione) anche in questo caso l’ispirazione è la realtà. In uno dei primi momenti dello spettacolo Sartori tende la mano a una spettatrice in prima fila, questa si alza e gliela stringe. Lo leggiamo come un tentativo di non trincerarsi dietro la quarta parete. Ma nel prosieguo, per i restanti 50 minuti, siamo pur sempre di fronte a Sartori che interpreta un atleta della marcia che finirà per doparsi. La trappola della rappresentazione scatta e non ci sono sopravvissuti. Quel ripensamento della relazione con la platea non tornerà; la convenzione è quella classica: ti racconto una storia, la mia, anzi del mio personaggio, da quando era ragazzino, e tu ascolti. Ma il problema non è qui dopotutto. L’utilizzo costante della prima persona spinge verso un approccio patetico e non permette all’attore quei cambi di registro di cui la sua recitazione avrebbe bisogno per non rimanere vittima della monotona cadenza veneta.

Foto Achille Le Pera
Foto Achille Le Pera

Non aiuta la scrittura che si fa dinamica solo nella seconda parte dello spettacolo, quando abbandona lo stereotipo della giovinezza sacrificata per lo sport e comincia a farsi azione, dunque drammaturgia.
Il bravo ragazzo tutto d’un pezzo, per tornare velocemente ad essere il giovane campione, a seguito di un infortunio, imbocca la via più corta, quella dell’Epo. I larghi sorrisi lasciano il posto all’oscurità, sceglie di entrare in un tunnel buio che lo porterà direttamente in una farmacia dell’est Europa nella quale acquisterà le sostanze dopanti.
È d’impatto – come l’utilizzo della musiche e dei video di Luca Brinchi e Daniele Spanò – una delle ultime scene, nella quale Sartori si trafigge il corpo con diverse siringhe. Rimane in piedi mentre il sangue gli cola da braccia e corpo, come un Cristo contemporaneo pronto a sacrificarsi per vincere ancora.

Andrea Pocosgnich

28 BATTITI
scritto e diretto da Roberto Scarpetti
con Giuseppe Sartori
video Luca Brinchi e Daniele Spanò
movimenti Marco Angelilli
live video Maria Elena Fusacchia
assistente alla regia Elisabetta Carosio
foto di scena Achille Le Pera

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