Roma Fringe Festival: less is more!

Roma Fringe Festival 2016. Raccontiamo tre spettacoli visti al Villa Ada, Antigone Fotti la legge, 9841/Rukeli e Il Cielo è Cosa Nostra, provando anche a riflettere su questa versione compressa della manifestazione

foto Fringe Festival https://www.facebook.com/RomaFringe/
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Roma ci rimette un po’ per svegliarsi da un’estate lunga e cominciata in ritardo per quello che riguarda gli eventi culturali dell’estate romana. L’assessorato ora guidato da Luca Bergamo, tra le altre cose, avrà un bel da fare per riuscire a far sì che la rassegna torni ad occupare uno spazio importante nella mente dei cittadini.
Molti gli eventi perciò a ridosso di settembre, tra i tanti anche il Roma Fringe Festival. Alla quinta edizione la manifestazione diretta da Davide Ambrogi sembra essere in cerca di una forma stabile. Se i primi anni il Fringe aveva trovato ospitalità a Villa Mercede e poi l’anno scorso aveva tentato (con un passo probabilmente più lungo della gamba) l’arrembaggio a Castel Sant’Angelo pagando lo scotto di un isolamento difficile, quest’anno lo staff potrebbe aver trovato una soluzione interessante agganciando la manifestazione al programma di Villa Ada Incontra il Mondo. Nel parco del quartiere Salario è dovuta andare incontro a una cura dimagrante che però a nostro avviso ha aiutato la fruizione e probabilmente ha incoraggiato una maggior cura nella programmazione, passando dalle più di settanta compagnie delle edizioni precedenti alla trentina di quest’anno. Il concorso invece ha subito uno stop a causa del maltempo e la serata finale che doveva svolgersi il 10 settembre è stata posticipata, a data da definirsi, al Teatro Quirinetta.

Quello del Fringe è un pubblico eterogeneo con numerosi giovani; facilmente, prima di arrivare all’ingresso, si incrocia con i praticanti del fitness e del jogginng. Questi, ogni tanto incuriositi, danno un’occhiata al programma prima di rimettersi in corsa.

All’interno sono tre i palchi calcati a turno dalle compagnie: due di modeste dimensioni ricordano maggiormente gli spazi scenici di Villa Mercede e Castel Sant’Angelo, uno invece è quello lasciato in eredità dalla programmazione musicale di Villa Ada Incontra Il Mondo, con dotazione tecnica e misure da concertone.

In una serata al Fringe si riescono a vedere anche quattro o cinque spettacoli. Tecnicamente permangono alcuni dei soliti problemi dati dalla vicinanza dei palchi all’aperto – può capitare che uno spettacolo debba “nutrirsi” anche dei suoni e della musica dello stage di cui è dirimpettaio –, ma nelle ore trascorse nel parco, ce ne siamo andati con la positiva statistica di tre titoli interessanti.

foto Wicapi Wacan https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10209937441783881&set=a.10209937452824157&type=3&permPage=1
foto Wicapi Wacan

Creonte col bomber

Nel ring – immaginario, fatto di parole – c’è un’Antigone ambientata ai giorni nostri, in una Tebe in crisi economica e con i regnanti alle prese con incesti e lussuriosi desideri. Ci sono le magliette bordeaux con la scritta “Ultras Teatro” indossate dagli attori come fossero in un match di improvvisazione. E uno di loro, con un “bomberino” (di quelli che ingenuamente portavamo negli anni ‘90), varca continuamente la quarta parete, si muove tra gli altri attori e il pubblico come una sorta di allenatore. È Giovan Bartolo Botta: è Creonte, ma anche il regista demiurgo, è sempre in campo, puntualmente in ascolto di ciò che avviene, come un silente direttore d’orchestra invisibilmente dirige gli attori (Krzysztof Bulzacki Bogucki, Isabella Carle, Mariagrazia Torbidoni) e quando è il suo turno con abilità porta nei monologhi– frutto di una riscrittura – quei piccoli problemi che possono attraversare la performance in un contesto en plen air. Gioca, ma con serietà e lo fa con una recitazione mai sopra le righe, cercando di rimanere sempre su un piano quasi epico. Purtroppo non costantemente quel piano è appannaggio anche degli altri attori, spesso a rischio di forzati parossismi. Ma appunto è l’esperimento a colpire in Antigone fotti la legge: l’ambiguità del testo, che a tratti potrebbe sembrare un accurato lavoro di canovaccio; il tentativo di creare una lingua e delle circostanze contemporanee. E poi quel finale, coraggioso, con il quale Botta nega alla tragedia l’epilogo e dunque il martirio ad Antigone, chiudendo i giochi con un grottesco «io sono regina» scandito da Antigone. Da seguire e rivedere con attenzione.

foto Roma Fringe Festival http://romafringefestival.net/
foto Davide Gasparetti

Rukeli, combatti senza danzare se ci riesci

Farmacia Zoo:È è una compagnia di Marghera che qui a Roma ha portato un lavoro di pregio, 9841/Rukeli, (in finale insieme a La Fanciulla con il Cesto di Frutta di Francesco Colombo) su una di quelle storie che siamo abituati a vedere al cinema. Invece, Gianmarco Busetto, interprete, regista e autore insieme a Enrico Tavella, durante l’incipit intimo e raccolto dello spettacolo, rivela la provenienza radiofonica: durante un viaggio in macchina aveva avidamente ascoltato la storia di Rukeli. Un pugile zingaro, realmente vissuto nel secolo scorso, che ha avuto la sfortuna di incrociare la propria fulminea carriera con l’ascesa del Terzo Reich. Busetto immergendosi lentamente nella narrazione utilizza l’efficace escamotage della seconda persona singolare e chiama subito in causa lo spettatore ponendolo di fronte all’inevitabilità del destino. La lenta immersione nella vicenda è anche una lenta evoluzione per l’attore, il quale parte con una narrazione semplice e basilare – che ha bisogno solo di una sedia – per cercare poi effetti e giochi visivi attraverso proiezioni e riprese live con cui guidare le emozioni del pubblico anche su un piano performativo. Eppure basterebbe la storia nella sua straziante e semplice tragicità: le vittorie del pugile zingaro, la carriera da professionista, l’incontro truffa con l’avversario ariano, il titolo sottratto, il ricatto del Reich (combatti senza danzare se ci riesci), la fuga dalle persecuzioni razziali e poi la fine in un campo di concentramento; tutto passa con agilità attraverso il corpo di Busetto, ingombrante, ma veloce, nella sua voce calda e ben sporcata da un leggero accento veneto.

foto Roma Fringe Festival http://romafringefestival.net/
foto Roma Fringe Festival http://romafringefestival.net/

Parodia della Mafia? No, del terrorismo, anzi del cinema, o forse della politica?

Ci sono, raramente, ma capita anche agli sguardi più esperti ed affilati, degli incontri inspiegabili, con degli spettacoli altrettanto inspiegabili, incomprensibili e impossibili da catalogare. Al palco A, quello più grande, lasciato in prestito dai concertoni, uno spazio che rischierebbe di risucchiare via le compagnie meno esperte (di certo quando formate da pochi elementi) abbiamo avuto modo di stupirci di fronte a un materiale forse ancora grezzo ma dalle interessanti sfaccettature. Lo ha messo in campo la compagnia The Ghepards, con lo spettacolo Il Cielo è Cosa Nostra, lavoro irriverente, kitsch, di vitalità e fantasia non addomesticate; un blob di sogni e incubi partoriti da Francesco Colombo che ribalta visioni e soprattutto aggredisce cliché e stereotipi, anche della Storia recente del nostro paese, con un gusto surreale. I protagonisti sono Osso, Mastrosso e Carcagnosso, la cui leggenda ce li riporta come dei cavalieri spagnoli del 1400, fondatori, dopo varie peripezie, di Cosa Nostra, ‘ndrangheta e Camorra. Ma l’autore (anche regista) qui non li disegna come quei brutti ceffi che molti si aspetterebbero: sono cattivi ma quasi con degli scopi umanitari. Senza spiegazioni o trasformismi due dei tre cavalieri sono interpretati da attrici (Alessandra De Rosario e Jessica Granato. Daniele Paoloni è il terzo cavaliere). C’è la parodia e il pastiche quasi demenziale, ma tutto passa per una via laterale, inaspettata. I tre vengono a sapere dal figlio di un boss mafioso che l’Isis sta programmando un attentato su Roma (che poi invece deflagrerà a Civitavecchia), per scongiurare la strage vengono contattati Andreotti (eminenza grigia che tutto sa e dirige) e Bin Laden, intanto però le tre ambigue creature devono produrre un film con la regia di Fellini e tra gli attori da provinare spunta fuori Marlon Brando, il quale si ritrova a dover recitare Mastroianni in 8 e mezzo. Un carosello divertente e ben orchestrato di scherzi (anche grazie a i travestimenti di Riccardo Marotta e Pietro Pace), dove tutto è posticcio, che forse ci invita a giocare anche con i problemi più seri o quantomeno a osservarli da un altro punto di vista.

Di certo questa serata è solamente un estratto di una lunga programmazione, ma ha saputo mostrare una grande vitalità di forme e contenuti. Senza dubbio il dibattito rimane: il Fringe deve aprirsi e programmare il maggior numero di compagnie, come vorrebbe il progetto iniziale, oppure puntare sulla qualità come spesso abbiamo consigliato in queste pagine e come è accaduto (per necessità) quest’anno?

Andrea Pocosgnich

Settembre 2016, Roma

Leggi anche:

Roma Fringe Festival: il grado zero del teatro e il meglio dell’Off (Luglio 2012)

Antigone Fotti la legge
Regista Giovan Bartolo Botta
Autore Giovan Bartolo Botta
Cast Krzysztof Bulzacki Bogucki, Isabella Carle, Mariagrazia Torbidoni E Giovan Bartolo Botta

9841/Rukeli
Regista Gianmarco Busetto
Autore Gianmarco Busetto, Enrico Tavella
Cast Gianmarco Busetto

Il Cielo è Cosa Nostra
Regista Francesco Colombo
Autore Francesco Colombo
Cast Alessandra De Rosario- Jessica Granato- Riccardo Marotta-Pietro Pace- Daniele Paoloni

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