Lecture on nothing. Ascoltare John Cage, vedere Bob Wilson

A Spoleto, Festival dei Due Mondi, Bob Wilson interpreta la conferenza su niente – Lecture on nothing – di John Cage. Recensione

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Robert Rauschenberg: White Painting – 1951

Il 29 agosto 1952 a Woodstock il pianista David Tudor sale sul palcoscenico e siede al pianoforte per la prima esecuzione di 4’33’’, composizione in tre movimenti per qualunque strumento o ensemble; in mano lo spartito, tre fogli di carta velina bianca con tre linee grafiche a indicare le cesure tra i movimenti e una sola indicazione: tacet. Tudor non toccherà mai i tasti del pianoforte sospendendo così il suono per la durata dell’opera, 4’33’’ ossia duecentosettantatre secondi, numero che riporta allo zero assoluto, temperatura irraggiungibile così come il silenzio e il nulla. L’intuizione autoriale è di John Cage – compositore sperimentale, filosofo, poeta, artista visivo, maestro di scacchi, appassionato di cucina macrobiotica – che scrive così, sottraendo il suono all’esecuzione volontaria, probabilmente la più importante opera della sua carriera. Cage la scrive dopo esser rimasto colpito dai ‘white paintings’ di Robert Rauschenberg, dall’assenza di segni su quei pannelli bianchi che amplificava le ombre e il pulviscolo dell’ambiente esterno, e dall’esperienza mancata del silenzio nella camera anecoica: lì aveva percepito il rumore lievissimo del sistema nervoso in funzione e del sangue in circolazione, scoprendo così che il silenzio assoluto non esiste in presenza di vita.

È assimilabile all’esperienza di un essere vivente nella camera anecoica quella di assistere allo spettacolo di Bob Wilson che presta corpo e voce all’enigmatica “conferenza su niente” di John Cage: smarrimento per mancanza di segni, silenzio assordante, mancanza apparente di contenuti, reiterazione dapprima comica poi estenuante, irritazione. E insieme fascino dell’ascolto, lezione di filosofia, accesso empirico al pensiero di Cage, necessità e brama di approfondirlo, sperimentazione di una struttura. Messo in scena al Teatro Caio Melisso Spazio Carla Fendi durante la cinquantanovesima edizione del Festival dei Due Mondi, salotto del teatro – Spoleto – nel mese di luglio, Lecture on nothing di Bob Wilson condensa nella scena e nel corpo dell’interprete il bianco, la materia acustica, l’aleatorietà di segni che sfuggono alla coerenza del contenuto. Non è facile la fruizione. Irritante la mancanza di strumenti per la comprensione immediata. Eppur si gode, nel silenzio di segni chiari in un’opera, con lo sguardo che vaga sul palco, l’orecchio che non distingue la sperimentazione del reale da quella artistica, concedendo lo stesso interesse al respiro di un’anziana spettatrice che dorme come all’invito letto da un Bob Wilson dal volto pitturato di bianco: «se qualcuno ha sonno che vada a dormire».

59 Festival Dei 2 Mondi,Assistere – e resistere fino al termine, come non tutto il pubblico in sala decide di fare – a una “conferenza su niente” significa o amare l’opera di Cage o accettare la sensazione di percorrere una struttura che si fa ponte tra due non luoghi. Wilson riesce a costruire questo ponte, e percorrendolo rispedisce simbolicamente il testo a Cage, missiva in bianco riempita dalla reazione del pubblico di oggi. Lo scarto importante sul quale ci si interroga davanti a una messa in scena del genere è quello della volontà dell’artista, in bilico tra il tenere una conferenza per stupire la gente, oppure per una pulsione poetica; indecifrabile il fine, o forse volontariamente lasciato allo spettatore l’indirizzare la propria curiosità allo stupore/allo sdegno, o al ricercare “in un modo che, plausibilmente, consenta all’ascoltatore di sperimentarlo e non semplicemente di sentirne parlare”. Come dice la conferenza, d’altronde, è sempre la mente a essere ingannata, mai l’udito.

La scena pensata da Wilson riprende il disorientamento sistematico della conferenza, divisa in sezioni principali, ripartite allo stesso modo, scritte come fossero uno spartito tra testo e silenzio; i temi sono il niente, il senso della forma, la continuità, sul come e perché accettarne i limiti, sul materiale, oppure il ripetere fino allo stremo che il niente non è un piacere se si è irritati. Wilson si muove lentamente, estremamente slowly, senza portare le azioni a compimento, gioca con lo sguardo, legge Cage da un enorme libro mentre un uomo lo guarda dall’alto delle parole; così come avrebbe voluto il compositore celebra la passività in opposizione alla tensione, si alza solo per mettersi a dormire, eppure in ogni istante ci ricorda che la conferenza è rivolta a noi.
«La musica è in primo luogo nel mondo che ci circonda, in una macchina per scrivere, o nel battito del cuore, e soprattutto nei silenzi» scrive Cage in Silenzio, libro cult pubblicato nel 1961 (Wesleyan University Press, Middletown). Lecture on nothing è l’epitome del nostro tempo, è l’invito a uscire dal verboso monologo interiore per ascoltare il mondo. Soggiogati dall’ipertrofia di segni, dall’ansiosa performatività delle parole, dai contenuti affastellati come i giornali ai piedi di Wilson, sì, ha ancora senso manifestare in teatro l’assordante condizione del nulla dal quale arriviamo e verso il quale dobbiamo procedere. Lì dove, finalmente, riusciremo a sentire chi siamo.

Luca Lòtano

Teatro Caio Melisso Spazio Carla Fendi – Festival dei Due Mondi (Festival Spoleto 59) luglio 2016

LECTURE ON NOTHING
regia, ideazione scene e luci Robert Wilson
con Robert Wilson
testo John Cage
musiche Arno Kraehahn
video Tomek Jeziorski
co-regia Tilman Hecker / Ann-Christin Rommen
uomo con il binocolo Tilman Hecker
commissionato e prodotto da Ruhrtriennale
produzione esecutiva Change Performing Arts

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