Teatro Rebis. Puro, Cantiere

A Trastevere la terza edizione della rassegna di Puro Teatro. Al Teatro Cantiere ospita la Signorina Else di Teatro Rebis. Recensione

foto Valentina Seri
foto Valentina Seri

Il posto e il ruolo del teatro. In una Trastevere che ha nascosto a beneficio di pochi la propria memoria collettiva di luogo trans Tiberim, “oltre” il Tevere, lontanissima da quell’emarginata resistenza al potere imperiale e pontificio, arrugginito motore underground di controcultura dove la svendita identitaria e la commercializzazione della propria immagine ha ricoperto l’intonaco di botteghe e fucine culturali con design indie e loghi dei birrifici artigianali, i teatri si muovono negli spazi inserendo la propria ricerca, come possono, nel proprio tempo. Lo sa anche il Teatro Cantiere, che nei suo 27 anni è stato centro sociale occupato prima, poi spazio organizzato sotto il nome di Garage con la fondazione dell’Associazione Vivere 2000 fondata tra gli altri da Salvatore Di Cesare, Ivano De Matteo, Dino Frisullo, e oggi con Salvatore Di Cesare, appunto, Teatro Cantiere, attraversando così il millennio.

Attraversamento è la parola che più usa Angela Antonini, curatrice della Rassegna di Puro Teatro, mentre mi conduce per mano nella storia di questo spazio «conosciuto da spettatrice, e del quale sono rimasta colpita per la storia che ne traspare e da come questo venga gestito» mi racconta. «Da Salvatore Di Cesare è poi partito l’input di pensare a un discorso più articolato sul teatro, e così ho intercettato la necessità di tentare una rassegna nata e dedicata a un gruppo più ampio di ricerca del quale faccio parte da 16 anni che si chiama Libero Gruppo di Studio e di Arti Sceniche (LGSAS), diretto dal regista e attore Claudio Morganti, composto da una cinquantina di persone tra attori, sceneggiatori, scenografi, registi; gruppo con il quale facciamo ricerca dal 2005 con residenze ospitate da diversi teatri sulle tematiche specifiche della prassi attoriale e del rapporto dell’attore con la scrittura e con il testo». Scopro così che la Rassegna di Puro Teatro nasce si dall’incontro con lo spazio ma allo stesso tempo con la necessità di articolare una progettazione che permetta al pubblico romano di incontrare i gruppi che orbitano nel processo di ricerca del LGSAS.

foto Valentina Seri
foto Valentina Seri

È in questo contesto che il Teatro Rebis, progetto artistico con radici a Macerata, ideato e diretto dal regista Andrea Fazzini, abita per due giorni l’interno del teatro e la Rassegna di Puro Teatro. La Signorina Else e Cosa vien dopo? sono i due spettacoli presentati, entrambi attraversamenti (appunto) drammaturgici, del racconto di Arthur Schnitzler il primo e del libro Tre per un topo di Toti Scialoja il secondo. Sabato sera, dopo una presentazione di Angela Antonini, entrando in sala per assistere al monologo interiore scritto da Schnitzler si avverte subito l’odore del lilium davanti al microfono, come le voci arrivassero da un luogo di morte prossima dove tutto è già scritto, dove il corpo giace ma non la mente; l’intimità e la modulazione della voce febbrile dell’interprete, quasi avvolta in sé stessa, dai colori tenui venati di nero, restituiscono la prossimità del lettore al sentimento della Signorina Else: giovane donna “costretta” dalla sottile violenza della richiesta famigliare a spogliarsi davanti al signor Von Dorsday per avere in prestito i soldi necessari al padre cosi da saldare i propri debiti di gioco; scelta che condannerà e alla quale si ribellerà poi uccidendosi.

Prendendo in parola lo stesso autore, che menziona sulla carta uno stralcio della musica di Schumann, Teatro Rebis dà alla lettura scenica il valore di partitura musicale con la presenza sul palco del cantante Giulio Bruscantini che in dialogo con Meri Bracalente contribuisce a dare un ritmo allucinato e ipnotico al pensiero della giovane. Il microfono permette alla modulazione dell’attrice e del cantante di lavorare sui particolari, in bilico tra la lettura e la messa in scena, oscillazione psichica tra la resa e la ribellione della giovane che troverà nell’oblio del veleno nuova vita, riproducendo artisticamente quella no man’s land di cui Schnitzler parlava in veste di psicologo teorizzando il medioconscio: «La psicoanalisi parla di conscio e inconscio ma trascura, secondo me, la zona intermedia, quella del medioconscio» diceva l’autore di Vienna, riferendosi a quella zona che dobbiamo credere appartenga solo agli artisti, che consente di entrare nelle zone più segrete della nostra vita. Teatro Rebis si immerge, affonda nella parola come la signorina Else nel Valeran, per darsi nuova vita. Così come la lettura scenica nella scenografia  di Frediano Brandetti che dalla materia tende alle soglie dell’effimero.

foto Valentina Seri
foto Valentina Seri

Questo il primo studio dell’opera, in cerca ancora di una forma definitiva, così ne parliamo nell’incontro che segue lo spettacolo. Il clima è personale, il regista ci parla di Paul Cézanne e del grado di percezione che della realtà riesca a cogliere l’essere stesso (l’ontologia) e che una lettura del genere cerca di avvicinare. Noi, pubblico, ne diamo una restituzione. «Influenzati dal fatto che Salvatore ha chiamato lo spazio Cantiere» mi dice Angela Antonini «ci piace vedere i lavori crescere. Penso che sia l’incontro con il pubblico quello che poi determini il salto maggiore del lavoro scenico. La rassegna vuole quindi anche avvicinare lo spettatore all’attore e l’attore allo spettatore».

Luca Lòtano

Teatro Cantiere, Roma – Maggio 2016

RASSEGNA DI PURO TEATRO
a cura di Angela Antonini

SIGNORINA ELSE
dall‘omonima novella di Arthur Schnitzler
primo attraversamento
con Meri Bracalente e Giuliano Bruscantini
soglie Frediano Brandetti
regia Andrea Fazzini
di Teatro Rebis

 

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