Non è un teatro per giovani. Ma lo sarà

Non è un teatro per giovani, la rassegna del Teatro Studio Uno di Roma, offre uno sguardo sul panorama della scena under 25. Qui qualche spunto

Foto Teatro Studio Uno
Foto Teatro Studio Uno

Il teatro esordiente si muove, scruta, si forma nelle scuole per sorreggersi su gambe ancora traballanti, con quei pensieri veloci di accorato entusiasmo, e poi prende corpo strutturandosi in progetti, proto-spettacoli che hanno bisogno di una cornice in cui poter maturare e consolidare la propria struttura. Il teatro giovane, anzi giovanissimo, è protagonista per quasi un mese dal 12 maggio al 5 giugno al Teatro Studio Uno nella seconda edizione della rassegna Non è un Teatro per giovani – Scene Under 25; un focus sui lavori di sei compagnie che avranno la possibilità di confrontarsi con gli artisti della scena contemporanea. “Non” come a ribadire sin da subito con una negazione l’evidenza di un sistema teatrale che sembra allontanare, sfiduciandoli, proprio coloro che invece si trovano giusto in quella ascesa che precede l’apice, quando l’incoscienza coraggiosa fa credere di poter raggiungere l’acme della possibilità e provare. Un “giovane” di prima che incontra i giovani di adesso: Dante Antonelli del Collettivo Sch, vincitore del Roma Fringe Festival 2015 con lo spettacolo FAK FEK FIK – Le Tre Giovani riscrittura originale del dramma di Werner Schwab, ha lavorato lo scorso fine settimana con le compagnie inserite nella rassegna durante due giorni intensivi di SCHLAB – workshop breve, all’insegna di una citazione dello stesso drammaturgo austriaco: «Esporre; spiegare se stessi è un lavoro, quindi incontra resistenze».
A inaugurare la prima serata del progetto sono stati due lavori (qui il programma successivo) molto diversi tra loro per poetiche e stile: Ti stavo aspettando di Laura Nardinocchi e Sorelle di Lucia Rea e Marta Salandi, affollando di ragazzi, amici e parenti (con tanto di bouquet di fiori tra le mani) le sale del teatro di Tor Pignattara.

Foto Teatro Studio Uno
Foto Teatro Studio Uno

Ti stavo aspettando è la prima regia di Laura Nardinocchi, un lavoro immaginifico, poetico e accuratamente preparato, nato dalla suite per piano Quadri da un’esposizione del compositore Musorgskij, scritta per omaggiare la scomparsa del defunto amico pittore Hartmann; in suo ricordo fu organizzata una mostra con le opere dalla quale derivarono i 15 movimenti del musicista per le 15 opere del pittore. Il rapporto di amicizia tra i due è narrato prendendo come punto di riferimento il quadro La capanna sulle zampe di gallina dove vivrebbe la Baba Jaga, strega della mitologia slava. La drammaturgia si articola allora in diversi quadri, scene fiabesche in cui intervengono gli evanescenti personaggi, delineati come presenze appartenenti al mondo delle leggende. Sono sei gli attori, un organico grottesco non affatto semplice da gestire, non a caso è presente una settima attrice che ricopre il ruolo di servo di scena: è la stessa Nardinocchi che spiegherà tale scelta di intervento diretto come funzionale a controllare dall’interno la regia che ancora fatica a dirigere con uno sguardo d’insieme, esterno. Troppi gli oggetti maneggiati, come sembrano non necessarie certe sottolineature didascaliche, superflue perché l’idea poeticamente trasmessa dell’amicizia come rimedio alla solitudine e la dolcezza nell’esprimere con gestualità danzata la gioia euforica dell’avere qualcuno accanto, sono empaticamente comunicate sin dai movimenti iniziali. Un racconto tenero, dal linguaggio proprio del teatro ragazzi, ancora da affinare, certo, ma portatore di uno sguardo sensibile, voglioso di comunicare la propria necessità.

Lucia Medri

Foto Locandina
Foto Locandina

“Gentile *** siamo una giovane compagnia […], avere dei consigli sarebbe molto utile sia per lo sviluppo dello spettacolo che per crescere”. Così, l’invito. Se si ha tempo da dedicare, si può non andare? In barba a chi crede che quel contatto di confronto non sia passo di emancipazione anche dal crudo giudizio. In questo, si creda, per il futuro dei mestieri dell’arte. La compagnia si chiama Manufacta Teatro, formata da Lucia Rea e Marta Salandi, autrici e protagoniste di Sorelle, commedia in forma dialogica tra varie età di due sorelle, appunto, unite da qualche assenza di troppo, in origine, tenute insieme dalle difficoltà conseguenti, fino a una vecchiaia mescolata di esperienze reali, altre immaginarie, ognuna però animata da un atteggiamento nei confronti della vita di leggerezza, l’unico per cui si sappia superare ogni ostacolo.
Siamo in una stanza che sarà, attraverso continui flashback, dell’infanzia e della vecchiaia; Alva è la sorella più attiva, pur presa da manie di persecuzione e una certa isteria, riesce a sostenere in qualche modo la crescita di entrambe, anche di Bertha invece più riluttante a procedere, a salutare il tempo dell’infanzia e accedere a una complicata vita adulta. Il testo, frutto di una miscela di suggestioni provenienti da alcuni testi di Tennessee Williams, si articola proprio sul loro rapporto, a volte morboso, altre distante, che richiama cenni confusi tra amore e vendetta perché il familiare più prossimo paghi per colpe di familiari assenti. Un lavoro fresco, che ha di certo bisogno di più coraggio compositivo e dell’abbandono di alcuni caratteri fissi, perché non si rischi di banalizzare le scelte di regia, ma che lascia buone speranze perché si possa, da qui, imparare a costruire. Un dialogo, un teatro.

Simone Nebbia

Teatro Studio Uno – maggio 2016

TI STAVO ASPETTANDO
regia Laura Nardinocchi
con Chiara De Concilio, Claudia Guidi, Ilaria Orlando, Leonardo Bianchi, Livio Berardi, Nicole Petruzza

SORELLE
di e con Lucia Rea e Marta Salandi

Gli articoli di Teatro e Critica, che sono frutto di un lavoro quotidiano di ricerca, scrittura e discussione approfondita, sono gratuiti da 8 anni.
Se ti piace ciò che leggi e lo trovi utile, che ne dici di sostenerci con un piccolo contributo?

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here