Marco Martinelli. Farsi luogo nel teatro del presente

QUINTA DI COPERTINA. Farsi luogo di Marco Martinelli (Cue Press, 2015) è una dichiarazione d’amore al teatro. Una pratica comunitaria. Un atto politico di cui c’è sempre più bisogno

foto di Sergio Lo Gatto
foto di Sergio Lo Gatto

Sulla copertina del piccolo pamphlet Farsi Luogo, scritto da Marco Martinelli e pubblicato da Cue Press nel 2015, c’è una foto scattata da Cesare Fabbri nel corso del progetto Le Choeur montois, realizzato dal Teatro delle Albe per Mons Capitale della Cultura 2015. Un gruppo di persone si raccoglie in un abbraccio circolare attorno a una sezione di platea, nel centro della quale corre una passerella bianca.
Un’immagine emblematica che dice molto innanzitutto sul metodo di lavoro inclusivo della compagnia ravennate, ma ancor prima sull’idea di teatro che da più di trent’anni dà vita al pensiero scenico e pedagogico di Marco Martinelli ed Ermanna Montanari.

In una serata a ingresso libero all’Angelo Mai Altrove Occupato di Roma un attento gruppo di spettatori si è riunito (anche qui, in una platea semicircolare) per ascoltare la lettura integrale del volume ad opera dello stesso Martinelli, solo e sorridente di fronte a un microfono, la voce tonda e il tono piano di chi è interessato a far arrivare ogni singola parola.
Perciò questa breve relazione sarà piena di citazioni virgolettate: perché ben poco di questo discorso potrebbe essere riportato usando diverse parole.

Quello del «farsi luogo» è un concetto «eretico», nella specifica definizione delle Albe, quella che fa risalire il termine alla radice di una «scelta». Il teatro, si dice, è «un’arte bambina: cosa sono 25 secoli se confrontati con l’origine dell’umanità? La rosa ha 25 milioni di anni». Farsi luogo è un atto d’amore verso il teatro, arte che si rifà all’atto del «bere per avere ancora sete», alla ricerca di un «senso autentico». Si parla molto della funzione di questa arte, che si apre a essere un’occasione di rallentamento, non una stasi né un’evasione, ma un’opportunità di governare le vele del tempo odierno – così bulimico e in instancabile accelerazione – affinché, «nel luogo dei media immateriali» il teatro sia un ritorno alla «materia sacra» che accoglie «l’audacia di farsi luogo nei non-luoghi».

La foto di copertina mostra l’atmosfera respirata all’Angelo Mai, un sereno raccoglimento: al di là di ogni scelta estetica o poetica, il teatro evocato da Martinelli (che porta con sé riferimenti alla storia, all’evoluzione, all’antropologia del rito) è «arte dell’ascolto», è «inutile e gratuito come una preghiera», è «arte della comunità, reciproco come un munus, come un dono». È un continuo «rivolgersi». Si passano in rassegna tutti i mestieri del teatro, dai tecnici agli amministratori, dall’ufficio stampa alle maschere, investite del ruolo di «registi dell’ascolto», che accogliendo il pubblico preparano il palcoscenico speculare, la platea.
C’è un’immagine, sopra tutte le altre: il cerchio che si fa spirale, «il luogo di nessuno che diventa il luogo di tutti», una forma generativa e rigenerativa per un teatro che non sia «schiavo del possibile», che nel suo continuo rivolgersi sia un completo «esercizio di cittadinanza».

Farsi luogo è presentato come un «varco in 101 movimenti», movimenti che vanno letti o ascoltati ad alta voce; che hanno quasi il sapore dei versetti dei testi mistici, ma anche un’organizzazione razionale degna di un manuale di scacchi.
Come a dire: il teatro muove e vince in 101 mosse.

Sergio Lo Gatto

Leggi gli altri libri di Quinta di Copertina

FARSI LUOGO – Varco al teatro in 101 movimenti
Marco Martinelli
Cue Press, Imola 2015
cartaceo € 4.99 / ebook € 1.99
pp. 47
ISBN: 978-88-98442-82-9
acquista sul sito

Gli articoli di Teatro e Critica, che sono frutto di un lavoro quotidiano di ricerca, scrittura e discussione approfondita, sono gratuiti da 8 anni.
Se ti piace ciò che leggi e lo trovi utile, che ne dici di sostenerci con un piccolo contributo?
SHARE
Previous articleViaggio Ad occhi chiusi. Spettatori dalla tangenziale al tribunale
Next articleBando per docenti alla Scuola del Teatro di Roma
Sergio Lo Gatto è giornalista, critico teatrale, ricercatore e traduttore. Alla Sapienza. Università di Roma svolge un dottorato di ricerca tra teorie della critica e filosofie del digitale. Si occupa di arti performative su Teatro e Critica. Ha fatto parte della redazione del mensile Quaderni del Teatro di Roma, ha scritto per Il Fatto Quotidiano e Pubblico Giornale, ha collaborato con Hystrio (IT), Critical Stages (Internazionale), Tanz (DE), collabora con il settimanale Left, con Plays International & Europe (UK) e Exeunt Magazine (UK). Ha partecipato a diversi progetti europei di networking e mobilità sulla critica delle arti performative, è co-fondatore del progetto transnazionale di scrittura collettiva WritingShop. Ha partecipato al progetto triennale Conflict Zones promosso dall'Union des Théâtres de l'Europe, dove cura la rivista online Conflict Zones Reviews. Tra le pubblicazioni, con Graziano Graziani ha curato il volume La scena contemporanea a Roma (Provincia di Roma, 2013), con Matteo Antonaci Iperscene 3, Editoria&Spettacolo 2017.