Il demone di Kleist a Villa Piccolomini

Gli allievi di regia del II e III anno dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico mettono in scena Un uomo inesprimibile. 4 studi su Kleist nella cornice della Villa Piccolomini. Recensione

foto Tommaso Le Pera
foto Tommaso Le Pera

Sulla collina del Gianicolo. Allontanandosi dal belvedere, percorrendo a ritroso via Piccolomini e alle proprie spalle si vede la cupola di San Pietro diventare imponente, mostrare i dettagli e occupare lo sguardo. A due passi da quella via, tra le serre, il giardino e la Casa del Sole di Villa Piccolomini, lo spettacolo Un uomo inesprimibile. 4 studi su Kleist sembra voler riprodurre quell’effetto ottico attraversando i testi di Heinrich Von Kleist: il demone della scrittura insegue l’autore, cresce alle sue spalle, deborda dalle pagine fino a sovrastare il drammaturgo e poeta tedesco, che si era tolto la vita nel tentativo di riconciliarsi con l’universo. Sul perché un uomo rinunci alla vita, ieri come in questi giorni, non è dato sapere; l’intera opera di Kleist e il suo espistolario, però, permettono di mettere a fuoco il tormento di chi, in continua fuga, è incapace di trovare un proprio posto nel mondo.

foto Tommaso Le Pera
foto Tommaso Le Pera

Il saggio di regia degli allievi dell’Accademia nazionale d’arte drammatica Silvio d’Amico, condotti da Giorgio Barberio Corsetti, sembra rispondere all’epistolario del poeta al quale è intitolato il prestigioso premio per la letteratura tedesca, a quel Potesse tutto il mondo guardarmi nel cuore che portò Kleist a confondere la singolarità del suo genio con la solitudine; tre testi e gli scritti personali del poeta del primo Ottocento sono il materiale con il quale i quattro giovani registi tracciano in diversi studi il ritratto di un autore, componendo un canone a quattro voci che in una sola sera permette al pubblico di ascoltarne la vibrante poesia, l’ironia e il lamento tra le stanze e il giardino della villa che diventa un tutt’uno con la parola.

foto Tommaso Le Pera
foto Tommaso Le Pera

È lo studio sull’epistolario, adattamento e regia di Lorenzo Collalti, ad accogliere nella serra e ad anticipare le tematiche e gli spunti che poi diventeranno personaggi nelle opere; come in un sottotesto vengono messi a fuoco, in diversi momenti nel corso della serata, alcuni episodi della vita del drammaturgo che lo porteranno in fine al suicidio, dal rapporto con la sorella alla quale lascerà la sua lettera d’addio, all’ossessione di aver sciupato sette anni della propria vita nella ferrea disciplina militare, fino all’amicizia con Henriette Vogel che malata di tumore, seguirà la sorte suicida con e per mano di Kleist. I quadri si alternano alla messa in scena ridotta delle altre opere, a partire da quella feroce riscrittura di Romeo e Giulietta, La famiglia Schroffenstein – adattamento e regia di Mario Scandale – dove il tema del doppio si manifesta in un gioco di travestimenti che porta i padri a togliere non solo l’amore ma anche la vita ai propri figli. Ai piani superiori gli spazi si restringono per una Penthesilea – adattamento e regia di Carmelo Alù – che, attingendo alla tradizione classica e alla mitologia greca, consegna la suggestiva immagine di una giovane donna che combatte, di un’amazzone che nell’ambiguità dell’eros anticipa la soluzione di Kleist dell’annullare sé stessa e l’altro sbranando l’amato Achille. Fino al sonnambulismo e al contatto umano che Il Principe di Homburg  adattamento e regia di Raffaele Bartoli – concede al suo autore nell’ultimo e definitivo dramma, quadro finale che, dopo il suggestivo sogno nel giardino  e dopo due ore di spettacolo, risulta in fine più stanco nella chiusura.

foto Tommaso Le Pera
foto Tommaso Le Pera

Un percorso, dunque, durante il quale lo straniante e poco scenico «prego signori, da questa parte» che fa da ironica cesura a ogni quadro e invita a muoversi per la villa, restituisce però dell’autore l’incapacità di fermarsi in un posto, in una continua variazione di piani. E così anche la morte arriverà dopo una corsa sfrenata in giardino, guardata dal pubblico dall’alto della terrazza, con Kleist che in una fuga quasi d’amore, paradossalmente, per la vita, chiude lo spettacolo e il suo desiderio di essere compreso con due colpi di pistola.

Scoprire che la suggestiva Villa Piccolomini è il posto che il conte-attore Niccolò Piccolomini, morto prematuramente in guerra, lasciò in eredità alle disposizioni di Silvio D’Amico e dei suoi colleghi del mondo del teatro, amplifica la suggestione di vicinanza al passato da luogotenente dell’esercito prussiano del drammaturgo tedesco e soprattutto sottolinea quella sorta di funzione pubblica che sembra avere questo spettacolo itinerante a ingresso gratuito; una funzione che un’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica può e deve oggi svolgere in un tessuto complesso come quello romano. Creare una rete di spettacoli che nel percorso di formazione dei suoi allievi permetta contemporaneamente al pubblico – tutto – di accedere ad autori imponenti in quanto a talento e a volte meno in quanto a diffusione per la difficoltà di approccio a un materiale così denso. E allora sì, passiamo sopra l’impostazione accademica di alcuni allestimenti, la recitazione non sempre efficace, l’eccessiva lunghezza della messa in scena per concedere il giusto spazio di sperimentazione e cogliamo il valore del lavoro come studio, di chi è in scena e di chi guarda.

Luca Lòtano

Villa Piccolomini, Roma – febbraio 2016

UN UOMO INESPRIMIBILE
4 studi su Kleist

a cura di Giorgio Barberio Corsetti
scene Bruno Buonincontri
luci Sergio Ciattaglia
supervisione ai costumi Gianluca Falaschi
assistente alla regia Fabio Condemi
aiuto scenografo Raffaella Giraldi
videoproiezioni Elisa Mancini, Igor Renzetti
direttore di scena Alberto Rossi
sarte di scena Luna Peri Proto, Antonella De Iorio

Studio su
PENTHESILEA
allievo regista II anno Carmelo Alù
con Francesca Pasquini, Cristina Pelliccia e gli allievi del II anno Liliana Bottone, Jessica Cortini, Alice Generali, Eugenio Mastrandrea

Studio su
IL PRINCIPE DI HOMBURG
allievo regista II anno Raffaele Bartoli
con Elena Crucianelli, Gianluca Pantosti e gli allievi del II anno Marco Celli, Gabriele Cicirello, Renato Civello, Angelo Galdi, Paolo Marconi, Elisa Novembrini

Studio sull’epistolario
POTESSE TUTTO IL MONDO VEDERMI NEL CUORE
allievo regista III anno Lorenzo Collalti
con Arianna Di Stefano e gli allievi del II anno Grazia Capraro, Eugenia Faustini, Emanuele Linfatti, Camilla Tagliaferri , Luca Vassos

Studio su
LA FAMIGLIA SCHROFFENSTEIN
allievo regista III anno Mario Scandale
con Stefano Scialanga, Giulia Trippetta e gli allievi del II anno e III anno Irene Ciani, Francesco Cotroneo, Adalgisa Manfrida, Michele Ragno, Riccardo Ricobello,
Luca Tanganelli, Barbara Venturato

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Luca Lòtano è giornalista pubblicista e laureato in giurisprudenza con tesi sul giornalismo e sul diritto d’autore nel digitale. Si avvicina al teatro come attore e autore, concedendosi poi la costruzione di uno sguardo critico sulla scena contemporanea. Insegnante di italiano per stranieri (Università per Stranieri di Siena e di Perugia), lavora come docente di italiano L2 in centri di accoglienza per richiedenti asilo politico, all'interno dei quali sviluppa il progetto di sguardo critico e cittadinanza Spettatori Migranti/Attori Sociali; è impegnato in progetti di formazione e creazione scenica per migranti. Dal 2015 fa parte del progetto Radio Ghetto e sempre dal 2015 è redattore presso la testata online Teatro e Critica.