Il sogno di Cordelia: Marina Carr letta da Binasco e Saponangelo

Il sogno di Cordelia di Marina Carr è andato in scena a Trend, al Teatro Belli, con una lettura di Valerio Binasco e Teresa Saponangelo. Recensione in taccuino critico

foto Ufficio Stampa
foto Ufficio Stampa

Per un Teatro Nazionale, come il Teatro di Roma, sarebbe un modello da seguire: piccole produzioni a basso costo che servano da scandaglio, sonde lanciate nello spazio siderale della nuova drammaturgia. Piccoli eventi a metà strada tra la lettura a tavolino e la messinscena per scoprire nuovi autori italiani e stranieri. Trend fa questo ormai da diverse stagioni, specificatamente per i testi di area britannica e irlandese. Si va al Teatro Belli in autunno per cogliere sconosciuti frutti. Il caso di Marina Carr è davvero incomprensibile: come può non essere prodotta nel nostro paese una scrittrice di questa evidente potenza? Qualche stagione fa apparse al Teatro Eliseo un suo Marble, poi niente più. Ci vorrebbe poco per un impegno produttivo, pubblico o privato, e scommettere su questo The Cordelia Dream letto con maestria, trasporto e grande intuito da Valerio Binasco (che ne ha imbastito anche la regia grezza) e Teresa Saponangelo. Bastano un tavolo e un paio di sedie, il resto è tutto in quei fogli; sui quali di tanto in tanto cade lo sguardo degli interpreti. Nella efficace traduzione di Valentina Rapetti (Editoria & Spettacolo, 2011) scopriamo il testo, andato in scena per la prima volta a Londra nel 2008: una scrittura che si polarizza attorno a due personaggi attraversati da una storia e da caratteri particolari, ma che da subito appaiono anche universali. Ha ragione Sarah Curati su Paper Street a parlare di “violenza della parola”: l’uomo è un vecchio musicista mai divenuto celebre e ormai avvelenato dall’odio per la figlia che a suo dire ha raggiunto la fama senza merito. Come spiega bene proprio Valerio Binasco prima di cominciare la lettura-spettacolo, l’autrice irlandese toglie la maschera a uno dei pochi tabù rimasti nel nostro tempo, l’invidia. Marina Carr a partire da un’immagine del Re Lear traccia un ordito spietato in cui i sentimenti vengono uccisi uno dopo l’altro, come accade ai personaggi delle tragedie shakespeariane; un dialogo capace di affermare l’indicibile. «Scova la passione di un bambino. Nutrila. Diventerà un individuo straordinario. Tutti gli altri sono morti e sepolti. Li vedi gironzolare per le strade di città e reami. Morti viventi, a neanche sette anni. Morti viventi che curano il lato oscuro di Mamma e Papà.»

Andrea Pocosgnich

Visto al Teatro Belli – Novembre 2015
Questa recensione fa parte del Taccuino Critico. Clicca qui per leggere le altre

THE CORDELIA DREAM
reading

con Valerio Binasco e Teresa Saponangelo
coordinamento scenico Valerio Binasco
traduzione di Valentina Rapetti
una produzione Trilly

 

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