Resistenza outbound: quale rivoluzione?

Resistenza outbound di e con Yuri Ferrero visto al teatro Kopò. Recensione in Taccuino Critico.

 

Foto Ufficio Stampa
Foto Ufficio Stampa

Dal nero opaco e sbiadito di un paio di mocassini si diramano due coppie di lacci, sdruciti e slegati, ritti all’insù come sorretti da qualche nervosa tensione; sopra le scarpe poggiano pigri dei pantaloni color fango, stretti a fatica da una cintura forse troppo sportiva per un simile abbigliamento. Gialla accesa ma non radiosa è la camicia che sbuca a tratti fuori dai pantaloni, quasi costretta da un bavero che però non la contiene; storta e un po’ sbilenca la cravatta poggiata sul petto, simile a un cappio ad essere sinceri. Eccolo è lui: Guido, codice operatore PM1, precario in un’agenzia di polizze assicurative. Resistenza outbound spettacolo che Yuri Ferrero, autore e unico interprete, ha portato in scena nel piccolo spazio del Teatro Kopò, “outbound” perché il lavoro del protagonista riguarda le telefonate in uscita, è proprio quel disturbatore che vi chiama a casa nei momenti meno opportuni. Tra surrealismo e cinica osservazione viene ritratta la giornata tipo di un centralinista alle prese con colleghi spocchiosi, sadiche team leader come Cinzia – impersonata da un’ inquietante bambola in procinto di perdere pezzi – clienti stravaganti e gabinetti di ufficio dove provare, invano, a espellere rabbia repressa. Guido resiste ancora, aiutato dagli insegnamenti del nonno partigiano che interviene durante le sue crisi e gli parla incoraggiandolo, sagge lezioni che saranno utili al nipote per sbloccare in definitiva il meccanismo corrotto nel quale è rinchiuso. La supervisione coreografica di Balletto Civile nella figura di Michela Lucenti aiuta Ferrero a approfondire il carattere del personaggio attraverso tic nervosi, grottesca gestualità e balletti naïf; nell’osservazione del particolare il lavoro rivela quindi una drammaturgia costruita gradualmente per livelli, attenta al dettaglio ma distratta purtroppo nel risultato complessivo. Guardiamo Guido resistere ma il respiro della sua «vera e propria rivoluzione fisica e spirituale» è limitato a sé stesso, restiamo sospettosi riguardo la ribellione del protagonista che ci appare circoscritta esclusivamente alla pietosa realtà del singolo e non arriva a com-prenderci.

Lucia Medri
Twitter @LuciaMedri

visto al Teatro Kopò – aprile 2015

Questa recensione appartiene a un Taccuino Critico

RESISTENZA OUTBOUND
Di e con Yuri Ferrero
collaborazione e supervisione registica e coreografica a cura di Michela Lucenti (Balletto Civile di Parma).
Regia Damiano Madia
Una produzione Performing Club

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