Anghiari Dance Hub. Parola ai coreografi, tra bilanci e riflessioni

Anghiari Dance Hub, Centro di Promozione della Danza, sta per iniziare il suo quarto anno di attività. Insieme agli artisti che vi hanno preso parte, abbiamo elaborato un bilancio del primo triennio.

Foto di Antonio Viscido

Dopo numerosi articoli di approfondimento specialistico apparsi su queste pagine, continuiamo a seguire l’andamento, imprevedibile e parcellizzato a seconda della territorialità di appartenenza, del settore danza. Molte le realtà attive a livello nazionale che dedicano attenzione a un linguaggio che tuttavia e sempre di più negli ultimi anni – effetto dovuto all’ulteriore sperimentazione dei codici e alla loro ibridazione – stenta a essere compreso nella sua specificità dalle istituzioni, che sembrano faticare a recepirne il messaggio.
In questa sorta di monitoraggio e vicinanza a tali dinamiche, è fondamentale poter mantenere un dialogo con gli artisti che quotidianamente si sforzano di darsi espressione attraverso lo studio, la ricerca, la presentazione dei lavori e, soprattutto, la loro circuitazione.
Risulta necessario dunque instaurare coi diretti protagonisti un dialogo orizzontale fatto di aggiornamento e condivisione di un lavoro in fieri e soggetto a molteplici modificazioni strutturali durante il percorso: ripensamenti, svolte, cambiamenti nell’organico degli interpreti, soddisfazioni e anche fallimenti. Delicate questioni che per essere conosciute necessitano di un’umile volontà di confronto da parte degli artisti; una ricchezza per chi poi, in questo caso, si trova dalla parte dell’osservatore.

Foto di Michele Leccese

A seguito di una lunga chiacchierata avuta circa un anno fa con la direttrice artistica Gerarda Ventura, negli scorsi mesi siamo tornati nuovamente a partecipare alla presentazione dei lavori al termine delle residenze di Anghiari Dance Hub, Centro di Promozione della Danza attivo nella Valtiberina e nato nel 2015. A conclusione del primo triennio di operato e in attesa del nuovo inizio, abbiamo ritenuto proficuo chiedere agli artisti che vi hanno partecipato una sorta di resoconto della loro esperienza e come questa si è inscritta nell’orizzonte della loro progettualità. Molte delle contraddizioni che ruotano attorno alla riflessione sulla danza riguardano innanzitutto la domanda di quale danza si stia parlando. Cos’è la danza contemporanea e quali sono i suoi canali di formazione, promozione e distribuzione?
Come è stato precedentemente affrontato in un altro articolo, «La formazione di un danzatore contemporaneo è dunque una formazione à la carte che passa attraverso stage, workshop, seminari, atelier, laboratori scelti sulla base della notorietà artistica dell’insegnante. In questa “formazione invisibile” risiede in parte la presunta invisibilità della danza contemporanea (…)». Invisibilità in effetti del tutto presunta poiché in realtà il lavorio di questa disciplina coreutica, intesa come categoria reale e fertile attiva sul nostro territorio, è in permanente agitazione, solo si muove in maniera nascosta e a meno che non si facciano domande specifiche o si prenda parte a momenti dedicati, non lo si conosce.

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Diretto è stato allora il coinvolgimento dei coreografi e danzatori protagonisti del primo triennio di ADH. Attraverso testimonianze redatte dagli stessi artisti che sono stati liberi di parlare di ciò che ritenevano più opportuno senza alcun vincolo, siamo venuti a conoscenza non solo dell’iter che stanno seguendo le loro professionalità e i relativi lavori, ma anche di sincere riflessioni sulla natura del loro mestiere e di legittimi motivi di perplessità e ragionamento.
Seppur nella libertà della richiesta, le risposte fornite hanno toccato punti nodali della questione, primo fra tutti la necessità di partecipare al bando di ADH per poter avere la possibilità di entrare in uno spazio di ricerca comune attraverso il quale poter uscire dall’isolamento dello studio individuale. Come afferma Anna Altobello (presente nell’edizione 2016-2017 con il lavoro Mouth_superfame): «Ad Anghiari ho portato il mio tentativo di condividere una ricerca con altre persone. L’esperienza ha portato fin da subito grandi complessità, al pari delle conquiste, richiedendo un tempo più lungo di quanto prefigurato, sia per il tipo di ricerca che per l’individuazione di chi potesse abbracciarla in un approccio similare». Difficoltà evidenziata che tuttavia non solo rientra nello specifico della pratica del coreografo ma è anche funzionale a far comprendere in quale direzione proseguire, e a tal proposito la coreografa continua: «Si fa sempre più forte, nella pratica e nei miei lavori, ricercare un metodo che mi permetta di non familiarizzare mai troppo con uno specifico ordine di organizzare il corpo». Altro approccio invece è quello di Tommaso Monza (presente nell’edizione 2015-2016 con il lavoro Sketches of Freedom e in quella 2017-2018 con il nuovo lavoro Faust – prima proposizione) che si dice concentrato a comprendere in che modo potersi costruire come giovane coreografo e cosa significhi per lui questo cambio di pensiero: «Il 2017 è stato l’anno in cui ho aperto l’associazione culturale Natiscalzi DT e ha iniziato a farsi avanti una nuova idea: la creazione di una compagnia, fatta di collaboratori, danzatori, musicisti (…) in cui le progettualità non saranno più solo legate alla produzione di singoli percorsi ma saranno generatrici e portatrici di occasioni di sviluppo per costruire come giovane coreografo una struttura in grado di sostenere altri danzatori». Il lavoro in compagnia e l’organizzazione di un gruppo di interpreti da “gestire” al fine di perseguire la realizzazione di un’idea è stato un passaggio tanto indispensabile anche nella ricerca di Salvo Lombardo (presente nell’edizione 2015-2016 con il lavoro Casual Bystanders): «Nello specifico il progetto Casual Bystanders muove da una raccolta di movimenti e gesti dei passanti occasionali in spazi pubblici e si è concretizzato nella realizzazione di uno spettacolo che ha preso il titolo del progetto e che ha gettato le basi della collaborazione con le performer Daria Greco e Lucia Cammalleri». Prosieguo professionale che è poi maturato e si è concretizzato in una ricerca condivisa con le due interpreti dalla quale sono nati gli spettacoli Present Continuous e Twister.

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Alcuni dei lavori presentati nel contesto embrionale e accogliente di ADH sono stati poi inseriti all’interno del tessuto di network e festival dedicati alla danza, creando dunque collaborazioni e primi tentativi di circuitazione in contesti in grado di accogliere potenziali spettacoli. Francesco Michele Laterza (presente nell’edizione 2015-2016 con il lavoro Acquafuocofuochissimo), da poco incontrato a Perugia nell’ambito di Corsie Festival, ci informa dello stadio a cui è giunto: «Si è sviluppata una relazione con Danae Festival a Milano e con il Teatro delle Moire che saranno un sostegno in termini di spazio e di accompagnamento per i progetti futuri». La presenza di una rete, resistente, di residenze volenterose di porsi in dialogo è dimostrata anche dalla testimonianza di Francesco Colaleo, (presente nell’edizione 2016-2017 con il lavoro CHENAPAN): «Dopo Anghiari Dance Hub abbiamo presentato il nostro lavoro alla Vetrina della Giovane Danza d’Autore 2017 a Ravenna. Siamo stati selezionati per il bando di residenze artistiche della Lavanderia a Vapore, degli Artisti Associati Teatro Area Nord (NA), di Scenario Pubblico (CT) e dell’Espace Bernard Glandier (Montpellier)». Non solo Italia del resto, anche Monica Gentile (presente nell’edizione 2016-2017 e nell’ultima 2017-2018 con il lavoro Fire of Unknown origin – costruzione/distruzione) riporta la sua esperienza di ricerca all’estero suddivisa in due momenti: «Il primo progetto Shepherd, lavoro sul mondo pastorale, è stato portato a termine presso il Lake Studios a Berlino, dove è stato anche presentato come test ad un pubblico internazionale. Il lavoro era già stato presentato ad Anghiari in una forma provvisoria, dopodiché sono andata più a fondo, ribaltandone la drammaturgia, per poi trovare la sua attuale forma. Fire of Unknown origin, in collaborazione con la danzatrice Marcela Giesce, è in via di definizione. Appena dopo la residenza ad Anghiari lo abbiamo presentato durante un workshop mirato a ricevere feedback seguendo il metodo dell’Università olandese Dasart». Iter simile ma con le dovute eccezioni è stato seguito anche da Danila Gambettola (presente nell’edizione 2016-2017 con il lavoro Two Girls) che ha approfondito l’esperienza di Anghiari all’estero e l’ha consolidata in modo tale da proseguire a lavorare sul suo solo presentato in occasione di un’altra importante piattaforma dedicata al linguaggio della danza contemporanea: «dopo Anghiari ho concluso il corso di ricerca performativa a Lisbona (PEPPC al Forum Danca) e poi sono stata ad Anticorpi per Nuove Traiettorie. Subito dopo ho iniziato a lavorare sul mio solo BUT IF OUR ROOM IS DARK AT NIGHT presentato a Dna appunti coreografici 2016 e ora a marzo in residenza a Tuscania con Nuove Traiettorie, poi ad Armunia, e nei prossimi mesi a Lisbona e in Portogallo». Anche nel caso di Salvatore Insana (presente nell’edizione 2016-2017 con il lavoro Planimetrie e in quella 2017-2018 con il nuovo lavoro Endless ending process – sull’infinito paradossale della fatica) prosegue il confronto con alcuni partner ricorrenti: «Planimetrie dopo Anghiari è stato presentato all’interno del festival FabbricaEuropa a maggio 2017, a Genova per FuoriFormato, Museo di Villa Croce a giugno 2017, a Forte Marghera per ElectroCamp V a settembre 2017, ed è stato ospitato in residenza presso Armunia».

Foto di Stefano Ridolfi

Nel ringraziare tutti gli artisti che con le loro brevi ma fondamentali note sono riusciti a esporre con chiarezza il proprio percorso esplicitandolo nelle fasi più delicate di ridefinizione, progresso e assestamento seppur momentaneo e proficuamente precario, siamo venuti anche a conoscenza di svolte impreviste ma funzionali al percorso come quella di Giovanna Rovedo (presente nell’edizione 2015-2016 con il lavoro Espo:Singolare/Plurale) che, a seguito di numerose residenze per il suo lavoro diventato poi spettacolo di apertura nel contesto di TEDX Padova, ha fatto della sua partitura coreografica l’oggetto della sua tesi in discipline etno-antropologiche avendo così la «possibilità di ripercorrere un percorso artistico, umano e creativo attraverso conoscenze scientifico-accademiche». Preziose e conclusive perché consequenziali ai ragionamenti posti in apertura di questa, parziale, riflessione, sono le parole di Mosé Risaliti (presente nell’edizione 2015-2016 con il lavoro 2BEE) che dopo ADH ha dato vita a SpazioMateria, laboratorio multidisciplinare e luogo di produzione culturale che intreccia il lavoro di artisti provenienti da altre discipline, e attualmente collabora al nuovo progetto, Murphy, con il coreografo Pietro Pireddu, sostenuti da Company Blu e TRAM, Teatro della Limonaia. «Penso che una caratteristica funzionale ed efficace del progetto di Anghiari Dance Hub fosse quella di creare una sorta di spazio di incubazione ma anche di contaminazione dei nostri progetti personali favorendo lo scambio ed il confronto con i tutor e con i partecipanti su problematiche comuni rispettando le specificità dei linguaggi, delle poetiche e delle pratiche di ognuno. (…) Dubito che i progetti come ADH, con le cospicue risorse impiegate e per quanto virtuosi, possano colmare le lacune del sistema in merito al sostegno agli artisti, alla ricerca e alla loro circuitazione. Credo siano necessari interventi più strutturati da parte delle istituzioni sia pubbliche che private operanti in questo ambito».

Lucia Medri

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Laureata al DAMS presso l’Università degli Studi di Roma Tre con una tesi magistrale in Antropologia Sociale, sceglie di dedicarsi alla scrittura critica partecipando a workshop e seminari presso la Fondazione Romaeuropa. Dal 2013 è redattrice presso la testata online Teatro e Critica e approfondisce parallelamente la sua formazione editoriale in contesti quali agenzie letterarie e case editrici (Einaudi). Negli ultimi anni si specializza in web editing prendendo parte a master e stage dedicati al Social Media Management presso aziende operanti nel settore culturale (Fondazione Cinema per Roma).