Système Castafiore a Equilibrio Festival. Hybris dei prodigi

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Al festival di danza dell’Auditorium Parco della Musica, Equilibrio, la compagnia Système Castafiore presenta Théorie des prodiges. Recensione

Foto Karl Bisquit

«Se l’uomo non sapesse di Matematica non si eleverebbe di un sol palmo da terra».

In questa massima galileiana sembra annidarsi il centro del pensiero coreografico, registico e filosofico di Théorie des prodiges, creazione di qualche anno fa della compagnia francese Système Castafiore: un’indagine sul mondo e la capacità di destare ancora meraviglia a partire dalla danza dei corpi e da quella dei numeri.

Lo spettacolo, presentato nella sala Petrassi dell’Auditorium romano all’interno del Festival Equilibrio in corso, ha le carte in regola per un lavoro dal forte impatto, a partire dalla presentazione dell’impianto scenico (una commistione di danza, video proiezioni e musica dal vivo) e da quello contenutistico. Forse in questo, il rischio è di non intravedere quel margine di grandiosità che sconfina nella presunzione. Può un solo spettacolo “tentare di ristabilire l’ordine della realtà”? Sicuramente ci provano le coreografie di Marcia Barcellos e la regia di Karl Bisquit, costruendo dodici quadri per altrettanti “prodigi”, che vanno da l’origine della vita al cosmo, passando per altri snodi imponenti quali il linguaggio, l’esistenza, il senso della vita, l’infinito, il nulla, ad altri meno assolutizzanti quali le creature magiche, la mistica o il Paradosso di Fermi.

Foto Karl Bisquit

Al di là della pretesa di esaustività, che probabilmente non serve raggiungere, i singoli Prodigi dispiegano, quasi fossero i principi di un teorema da dimostrare, un percorso di visione e di ascolto (accompagnato dalla voce cristallina di Camille Joutard e dal tappeto sonoro di Arnaud Véron, a cura anche del video nel design dello stesso regista) che conquista secondo un’onda sinusoidale: a tratti, pagando una stanchezza in alcuni quadri che forse è figlia di una centratura non sempre riuscita. L’evocativo quadro d’apertura agguanta con forza i sensi della platea stracolma: dietro il velatino che inquadra il boccascena, scivolano morbide delle rappresentazioni grafiche, modelli matematici in movimento che restituiscono la bellezza della danza sospesa e aerea, intenta ad esplorare la gravità o meglio, l’illusione (la possibilità?) della sua assenza. Un mondo blu, amniotico, in cui tutti i piani sono possibili, ribaltabili, dal quale far sorgere il principio germinatore di tutto, un suono che si fa “Lux Aeterna”. Forse, il suo corrispettivo nel solo finale a completamento del cerchio, il cosmo, non trova la stessa potenza immaginifica. Non tanto perché poi, fin dal secondo quadro la danza si sposta a terra, quanto perché non rimane che eco di quella potenza, non riesce a reinventarne la metafora se non che con un modello inevitabilmente già visto.

Foto Karl Bisquit

Fortunatamente, le implicazioni scaturite in altri quadri invece riescono ben meglio a restituire questa che viene definita “danza gnostica”, ovvero un percorso di conoscenza della verità che passa dal movimento ritmico, sia questo espresso in termini informatici, coreutici, sonori o drammaturgici. Per cui già nel secondo quadro la dimensione immaginifica si sposta su un ipotetico preistorico in cui le figure, ancora dai tratti non del tutto umanizzati, si moltiplicano, diventano tre, sono già società costituita che snoda le proprie giunture, che compie gesti significanti, ingaggia lotte, prova passioni, sperimenta, dunque, l’apparizione del linguaggio. Ci si sposta ancora, nella volontà pantocratrice di Système Castafiore, che non lesina sui mezzi (da apprezzare comunque le scene e grafica computerizzata di Jean-Luc Tournè, le luci di Célio Ménard e i costumi di Christian Burle), aiutata sicuramente – forse pure troppo a detta del quotidiano indipendente Libération – dalle molte sovvenzioni statali.

Foto Karl Bisquit

Si arriva all’esistenza che diventa innanzi tutto un’indagine dello sguardo, o meglio di un essere-occhio, i cui movimenti sono compiutamente originati da quel bulbo oculare al posto della testa; si approda alla magnificenza di creature mostruose perché abnormi, sconosciute, ma proprio per questo le uniche reali, mentre la popolazione che le osserva attonita non è che immagine virtuale. Si scoprono altre creature mitiche dai lunghi becchi in una danza ipnotica e plastica o immagini virtuali che della perfezione aurea se ne servono per diventare qualcosa di repellente, invasivo quasi fosse un virus (che è quello del pensiero nullo che attacca la società nello schermo). Si ritorna ai grafici virtuali per spiegare il concetto di infinito.

Man mano che prosegue la speculazione, diventa sempre più significativo lo spazio dato alla parola, consegnataci in video da una sorta di guida futuristica a cavallo tra i singoli prodigi. Un peccato è l’assenza di sottotitoli che avrebbero garantito la comprensione al pubblico non francofono, demandata al libretto di sala, privandolo così della possibilità di compiere contestualmente alla visione quel passaggio metaforico che in alcuni casi si rivela cruciale. Si ritorna a casa con una consegna di prodigi, ad alcuni abbiamo creduto, altri li abbiamo osservati, magnifici come angeli caduti, eppure forse troppo saturi di hybris.

Viviana Raciti

Visto all’Auditorium Parco della Musica, febbraio 2018

Théorie des Prodiges
regia, musica, design video Karl Biscuit
coreografia Marcia Barcellos
scenografia e grafica computerizzata Jean-Luc Tourné
costumi Christian Burle
assistente Magalie Leportier
scene Jean-Luc Tourné
grafica Vincent de Chavannes
luci Célio Ménard
suono e video Arnaud Véron
consulenza Denise Luccioni
danzatori Cédric Lequileuc, Daphné Mauger, Mayra Morelli, Sara Pasquier, Agalie Vandamme
cantante Camille Joutard
attrice Florence Ricaud
coproduzione
Système Castafiore |Théâtre National de Chaillot, Parigi | Maison de la Danse, Lione | Maison de la Culture, Nevers | CDC les Hivernales, Avignone | Teatro di Grasse | Centro delle Arti di Enghien-les-Bains Système Castafiore è una compagnia sovvenzionata dal Ministro della Cultura e della Comunicazione (DRAC PACA), dal Conseil Général des Alpes-Maritimes, dal Conseil Régional Provence-Alpes-Côte d’Azur. In residenza della Città di Grasse, da cui è sotenuta, è inoltre sovvenzionata CulturesFraces per le tournées internazionali.

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Viviana Raciti, siciliana d’origine, dopo gli studi classici si trasferisce a Roma, dove si avvicina al mondo dell’arte attoriale e all’animazione teatrale, per poi preferire la strada della critica. Nel 2015 consegue la laurea magistrale presso l’Università La Sapienza in ‘Saperi e Tecniche dello spettacolo teatrale’ con una tesi dal titolo La produzione drammaturgica di Franco Scaldati. Ordinamento, schedatura e analisi, mettendo per la prima volta in luce l’effettiva entità del corpus di opere dell’autore palermitano. Sempre sulla figura di Scaldati ottiene la borsa di dottorato presso l’Università di Tor Vergata. Dal 2012 è redattrice presso la testata online «Teatro e Critica» scrivendo di teatro, danza e teatro ragazzi, mentre dal 2015 fa parte della redazione della testata culturale «Move in Sicily».