R.OSA di Silvia Gribaudi. Com’è misteriosa la leggerezza

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R.OSA. 10 esercizi per nuovi virtuosismi di Silvia Gribaudi è andato in scena sul palco di Spazio Zut, a Foligno. Recensione

foto ufficio stampa

Le luci disegnano la profondità del palco accerchiato dalla nera geometria delle pareti, il pavimento è rischiarato da una fosforescenza rosa e la scena è vuota, eppure già magnetica. Il pubblico prende posto sugli spalti di Spazio Zut, in un silenzio incuriosito. Fuori, nel tardo pomeriggio di una domenica d’inverno, gli ultimi delusi della lista d’attesa si disperdono in giro per le strade di Foligno.
«R.OSA è in atto una rivoluzione del corpo, che si ribella alla gravità e mostra la sua levità» recitano le note di regia.
La performance si inscrive in un percorso di ricerca, quello della coreografa Silvia Gribaudi, che intende mettere al centro della scena corpi difformi rispetto alla convenzionale rappresentazione del danzatore: un’indagine che, avviata nel 2009 con A corpo libero, ha toccato il tema del rapporto tra l’invecchiare e l’azione coreografica (What age are you acting? Le età relative – 2014) e quello dell’identità di genere (The film contains nudity – 2014). Stavolta, sotto i riflettori, c’è Claudia Marsicano (che, per questa interpretazione, ha vinto, ex aequo con Serena Balivo, il Premio Ubu 2017 migliore attrice/performer under 35), un corpo “boteriano” che esonda dalla seta cangiante del costume turchese e la voce leggera flessa nei moduli di un vezzoso inglese madrelingua. Ora che il nero è appena segnato dall’azzurro acceso del body e dal rosa delicato della carne, il suo corpo si presenta davvero come un catalizzante fatto scenico e la platea si pone in un ascolto già rapito della sua interpretazione di Jolene di Dolly Parton (ma forse il richiamo è alla recente cover di Miley Cyrus), un arrangiamento canoro organizzato su ironiche ritrosie che rapidamente evolvono in un gioco di accelerazioni e distorsioni.

foto di F. Russo

Era l’ex. n. 1 dei 10 esercizi per nuovi virtuosismi che il sottotitolo evoca, dieci azzardi scenici per altrettante visioni – pittoriche, musicali, cabarettistiche – tra le quali l’interprete si destreggia con delicatezza, umorismo e una vera abilità nel rendere progressivamente più intensa, brillante e intuitiva la propria relazione con il pubblico. Tant’è che, rapidamente, la frontalità immobile degli spettatori viene convocata all’azione: guidati dalla esuberante trainer tutti iniziano a muoversi e la platea, in pochi istanti, diventa la dance floor di un incredulo ballo di gruppo. Poi la condivisione si scioglie nei riti dello stretching, mantenendo intatto il canale ampio di una comunicazione ormai instaurata: nella penombra, dall’ultimo spalto a destra, si può ammirare il disegno mobile e uniforme delle braccia che si sollevano e si abbassano al ritmo dolce di un esercizio di inspirazione e espirazione, il costante guizzare dell’attenzione divertita. Intanto Marsicano tenta le pirouettes, movimenta col corpo la sillabazione delle parole italiane preferite («rombo», «opuscolo», «forchetta»), quasi a disporre nella dimensione dello spazio la traccia volubile del linguaggio e del suono, segna con l’espressività facciale e con le pause ironiche la partitura ritmica del proprio dilettevole discorso.
Sotto la luce incrociata di due fari che fa brillare e profila i contorni del suo corpo – le ombre si allungano in orizzontale, la scena è svuotata di ogni colore, nel frattempo lei è rimasta in intimo nero – evoca infine, con la pantomima e con il canto, un fantasma iconico: la Britney Spears di Toxic, malizia, smorfie e cipiglio, di poco precedenti al vertiginoso declino della sua parabola pop.

foto di Laila Pozzo

Il gioco virtuosistico di Marsicano, devoto e beffardo, e la ricerca sulle gioiose possibilità del corpo predisposta da Gribaudi sembrano gravitare, entrambi, sulle latitudini di una spensieratezza di forma che sottende indagine, contrarietà e ombre. Il frangente più esplorato (almeno in sede performativa) sembra essere quello dell’interrogazione, un po’ irridente, al conservatorismo estetico del pubblico. Una questione che lambisce, naturalmente, quella – più grande – del rapporto tra il canone e il suo scardinamento ma non indugia nello sviluppo della riflessione sull’eteronormatività del corpo danzante per focalizzarsi, invece, sulle procedure puntiformi della sua ludica messa al vaglio. Allo stesso tempo,  il vigore ironico e la natura quasi coriacea della disinvoltura di Marsicano  rendono difficile rintracciare la piega attraverso la quale possa filtrare la sua fragilità, oppure lo spettatore possa riconoscervi la propria.

R.OSA si pone, con coraggio, in una delicata zona liminare tra il problema dell’armonia esteriore, l’ipercorrezione di un disegno di femminilità levigata e la conduzione di un ragionamento politico (nell’accezione di Virgilio Sieni per la quale «il corpo è sempre politico, nel momento in cui si fa dialogante con gli schemi abitudinari dell’oggi»). Eppure sa smarcarsi, con la levità, dal rischio di farsi manifesto, mantenendosi opera aperta, capace di accogliere la perplessità e l’incongruenza, nonché l’ineludibile rischio di convalidare, per antitesi, l’impostazione di sguardo sulla femminilità che tenta di trascendere.

Lo stesso sorprendente successo di pubblico, l’empatia liberatoria e la festa che accolgono i 10 esercizi sembrano contenere una traccia di altro: lo scacco della sciocca celebrazione del canone alla prova (rivoluzionaria) dell’ironia, la velocità con la quale la scomodità e il pregiudizio sanno trasformarsi in adesione, la transitorietà di ogni enfasi e la costante, umana tendenza a innamorarsi – di tanto in tanto – della stravaganza in teca.

Ilaria Rossini

Spazio Zut, Foligno – febbraio 2018

R.OSA. 10 ESERCIZI PER NUOVI VIRTUOSISMI
spettacolo di Silvia Gribaudi
in scena Claudia Marsicano
coreografia e regia Silvia Gribaudi
disegno luci Leonardo Benetollo
costumi Erica Sessa
consulenza artistica Antonio Rinaldi, Francesca Albanese, Giulia Galvan, Matteo Maffesanti
produzione Associazione culturale Zebra, La Corte Ospitale, Silvia Gribaudi Performing Arts
coproduzione Santarcangelo Festival, con il supporto di Qui e Ora Residenza Teatrale – Milano, Associazione Culturale
in collaborazione con Armunia Centro di residenze artistiche – Castiglioncello / Festival Inequilibrio, AMAT – Ass. Marchigiana attività teatrali, Teatro delle Moire / Lachesi LAB – Milano, CSC Centro per la scena contemporanea – Bassano del Grappa.

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Ilaria Rossini ha studiato ‘Letteratura italiana e linguistica’ all’Università degli Studi di Perugia e conseguito il titolo di dottore di ricerca in ‘Comunicazione della letteratura e della tradizione culturale italiana nel mondo’ all’Università per Stranieri di Perugia, con una tesi dedicata alla ricezione di Boccaccio nel Rinascimento francese. È giornalista pubblicista e scrive sulle pagine del Messaggero, occupandosi soprattutto di teatro e di musica classica. Lavora come ufficio stampa e nell’organizzazione di eventi culturali, cura una rubrica di recensioni letterarie sul magazine Umbria Noise e suoi testi sono apparsi in pubblicazioni scientifiche e non. Dal gennaio 2017 scrive sulle pagine di Teatro e Critica.