Rudolf Nureyev, dalla scena al mito

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Teatro in video 47° appuntamento. il 6 gennaio 1993 moriva Rudolf Nureyev. 

Rudolf Nureyev non ha mai smesso di suscitare ammirazione, curiosità e interesse anche in coloro che non sono addentro alla storia della danza e del balletto. Della sua vita pubblica, e anche di quella privata, sono note molte vicende che nel corso del tempo hanno nutrito biografie, rumors e documentari dando vita a tantissime narrazioni diverse riguardanti “Rudy”, uno dei più grandi geni della danza del Novecento, capace di muoversi con estrema sapienza in tutti i diversi generi. La sua figura, forse proprio per la profonda trasversalità, aristocratica e pop allo stesso tempo, ha fatto breccia nella cultura mainstream, mentre occupa un posto di assoluto rilievo nella memoria degli appassionati di danza di tutto il mondo. Le sue interpretazioni dei classici del repertorio hanno segnato l’evoluzione del balletto, mentre le sue coreografie sono oggi famose per la loro difficoltà tecnica, oltre che per la loro opulenta bellezza. Più di tutto, però, splendono ancora la sua indicibile bravura, come danzatore, e la sua vita leggendaria che hanno fatto sì che l’artista sovietico nato su un treno transiberiano nel 1938 sia entrato, oltre che nella storia, quasi nella leggenda sotto forma di mito occidentale: un uomo capace di trasformarsi e di trasformare, un artista in grado di sublimare artisticamente la propria persona attraverso la danza, nella quale e per la quale interamente egli ha vissuto.

Tuttavia, quello che la figura di Nureyev ci invita a fare oggi è un approfondimento, tra le pieghe della sua vita poliforme: danzatore, attore e coreografo. A venticinque anni dalla sua morte, è tempo che la conoscenza e lo studio della sua figura vengano approfonditi andando al di là dell’immagine che si è andata costruendo nel corso della sua vita. Deceduto per le conseguenze dell’AIDS, la salma riposa in un piccolo comune dell’Essonne, la regione a sud di Parigi, città dove è stato direttore del corpo di ballo dal 1983 al 1989 e successivamente coreografo residente fino alla scomparsa. La tomba, disegnata dallo scenografo italiano Ezio Frigerio, suo collaboratore di lunga data, si trova nel cimitero russo ortodosso di Sainte-Geneviève-des-Bois. Un tappeto orientale, un kilim realizzato con la tecnica del mosaico, ricopre un feretro circondato da fiori e decine di paia di scarpette che danzatori e danzatrici continuano, ancora oggi, a deporre ai piedi di questo intramontabile dio della danza.

Gaia Clotilde Chernetich

 

Nureyev con Carla Fracci, GIselle, 1980

Nureyev al Muppet Show nel 1978

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Gaia Clotilde Chernetich ha ottenuto un dottorato di ricerca europeo presso l’Università di Parma e presso l’Université Côte d’Azur con una tesi sul funzionamento della memoria nella danza contemporanea realizzata grazie alla collaborazione con la Pina Bausch Foundation. Si è laureata in Semiotica delle Arti al corso di laurea in Comunicazione Interculturale e Multimediale dell'Università degli Studi di Pavia prima di proseguire gli studi in Francia. A Parigi ha studiato Teorie e Pratiche del Linguaggio e delle Arti presso l'Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales e Studi Teatrali presso l'Université Paris3 - La Sorbonne Nouvelle e l'Ecole Normale Supérieure. I suoi studi vertono sulle metodologie della ricerca storica nelle arti, sull’epistemologia e sull'estetica della danza e sulla trasmissione e sul funzionamento della memoria. Oltre a dedicarsi allo studio, lavora come dramaturg di danza e collabora a progetti di formazione e divulgazione delle arti sceniche e della performance con fondazioni, teatri e festival nazionali e internazionali. Dal 2015 fa parte della Springback Academy del network europeo Aerowaves Europe, mentre ha iniziato a collaborare con Teatro e Critica nel 2013.