Il teatro è scrivere sulla sabbia. Intervista a Rita Maffei

Ufficio Ricordi Smarriti è la nuova esperienza di arte partecipata che il CSS Teatro stabile di innovazione del FVG propone in questa stagione. Ne parliamo con Rita Maffei, regista e ideatrice del progetto.

Foto di Luigina Tusini

Sette episodi, piccole stanze da visitare, porte che si aprono soltanto per una persona alla volta. Ufficio ricordi smarriti è uno spazio in cui si attiva l’ascolto e allo stesso tempo un controgioco di specchi interiori. Il Collettivo N°46-E°13 costituito da 37 cittadini di Udine affronta il tema del ricordo e della memoria con una lievità che pare soffio, ma di quelli che ti tengono sospesi a mezz’aria. Ad attraversare le stanze (ideate e realizzate dalla scenografa Luigina Tusini) si ha l’impressione di attraversare un ricamo, più che un labirinto. Abbiamo incontrato Rita Maffei, che del progetto è ideatrice e regista, per riflettere su questo lavoro e su cosa significhi davvero teatro partecipato…

Come nasce l’idea del collettivo N46°-E13°?
Il nome deriva dalla sintesi delle coordinate geografiche della città di Udine, e dal titolo di uno spettacolo che è stato l’esito del laboratorio di teatro partecipato dello scorso anno. Volevamo raccontare la nostra città, quella in cui viviamo e lavoriamo, e per questo era inevitabile coinvolgere gli stessi cittadini. Non potevamo farlo da soli, volevamo che il lavoro diventasse un percorso di teatro partecipato. Lo spettacolo ha infine coinvolto un centinaio di persone in scena, tra cui 20 tangheri e il Coro Popolare della Resistenza, che fa parte dell’identità della città di Udine. Il collettivo è nato da questa esperienza, ma seguendo un percorso del tutto inaspettato.

Foto di Luigina Tusini

Non è quindi la prima esperienza di teatro partecipato da parte del CSS?
In realtà già da 23 anni stiamo lavorando in questo senso. A partire dal 1994 con Alessio Boni, Luigi Lo Cascio, Pietro Faiella, Sandra Toffolatti, abbiamo guidato un gruppo di 52 cittadini e 13 attori nella realizzazione del Labirinto Orfeo, o penso più recentemente al lavoro fatto da Virgilio Sieni con Fuga Pasolini Ballo 1922 e poi ancora quello del regista Fabrizio Arcuri con Materiali per una tragedia tedesca di Antonio Tarantino. Di fatto già da molti anni con il CSS ci sono state occasioni per sviluppare una forma di teatro partecipato, ma mai era successo che si chiedesse ai cittadini di intervenire creativamente. Non erano solo persone cui si affidava una parte, ma si chiedeva loro di essere co-autori dello spettacolo. In questo senso trovo illuminante la definizione dei Rimini Protokoll che parlano di “esperti di vita quotidiana” (a proposito leggi Nachless ndr). Questo collettivo N46°-E13° è fatto di persone esperte della propria realtà di tutti i giorni. Dopo il primo spettacolo, sempre nel 2017, abbiamo partecipato con Lady Europe 2.0 al progetto collettivo EU Europa Utopia in coproduzione con il Mittelfest 2017, che coinvolgeva i cinque teatri di produzione del Friuli Venezia Giulia riconosciuti dal ministero. Durante questo periodo di prove è iniziato il brainstorming sui temi di quello che sarebbe stato Ufficio Ricordi Smarriti.

Mi ha colpito molto l’eterogeneità di questo gruppo, le generazioni diverse e distanti che lo animano…
Si va dai 12 ai 77 anni, donne e uomini con esperienze completamente diverse. All’inizio ho proposto loro di fare un lavoro sulle generazioni e questo ha portato con sé il tema del tempo. Contemporaneamente stavamo lavorando alla costruzione della nuova stagione Teatro Contatto – che affronta il problema delle identità complesse. Da queste riflessioni è venuto fuori il nodo della memoria. Nel primo episodio una donna accoglie lo spettatore in una sorta di ufficio e si dedica a regalargli i ricordi che ha smarrito. In questa ricerca abbiamo incontrato il meraviglioso libro di Carlo Rovelli L’ordine del tempo che prima di essere un’opera scientifica è innanzitutto un’opera di splendida letteratura. Rovelli spiega come tutto sia riconducibile all’uomo, e da questo punto di vista, inevitabilmente sfocato, siamo nelle condizioni di concepire il tempo. Il tempo è frutto della nostra sfocatura, quindi non esiste, siamo noi a percepirlo.

Foto di Luigina Tusini

Il libro di Rovelli si occupa soprattutto del presente come categoria inafferrabile e fluida. A teatro d’altra parte il presente e la presenza sono elementi necessari e imprescindibili.
Il teatro è scrivere sulla sabbia… con una piccola anticipazione ti dico che proprio questa immagine apparirà nei prossimi episodi di Ufficio ricordi smarriti.

L’efficacia di un lavoro di teatro partecipato si rintraccia principalmente nella mano delicata di chi lo guida, quasi impercettibile…
Se così non fosse sarebbe finito già lo scorso anno. Che cosa tiene unite queste persone? La volontà di esibirsi? Se così fosse sarebbe semplice teatro amatoriale. Oppure è credere nel progetto totalmente? Io preferisco la seconda, perché non mi interessano le persone che hanno solo voglia di esibirsi, e in secondo luogo credo che sia l’unico modo – o meglio quello che interessa a me – per lavorare insieme.

Foto di Luigina Tusini

Il teatro è qualcosa che adesso appartiene a queste persone in un altro modo, più intimo?
Sì, adesso sentono di far parte di una cosa bella, e senza supponenza condividono le proprie opinioni su qualcosa a cui tengono. Questo è molto raro, ed è una grande conquista. Hanno capito che ci sono delle chiavi di lettura e nel momento in cui ne entrano in possesso riescono ad aprire le porte di un altro mondo. Per loro, e per me, è una scoperta bellissima.

Credi che questa esperienza cambierà il modo in cui tu, come attrice, lavorerai in futuro?
Come attrice c’è da imparare l’autenticità. Noi professionisti – oltre i quarant’anni anni – abbiamo tutto da imparare. Ed è sempre più necessario farlo. In molti si rifiutano di uscire dalla comodità del personaggio, mentre altri, e penso ad esempio ad Anna Gualdo, questo passaggio lo hanno già compiuto. Se non siamo in grado di fare questa cosa qui, rimarremo ancorati al teatro del Novecento. Io vorrei lavorare in futuro con quell’attenzione, quella volontà di mettersi a nudo.

Doriana Legge 

 

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Doriana Legge è docente di Storia del Teatro e Problemi di storiografia dello spettacolo presso l’Università degli studi dell’Aquila. Nel 2014 ha conseguito il dottorato di ricerca in Generi letterari presso il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università degli studi dell’Aquila. Dal 2013 fa parte del comitato di redazione della rivista di studi “Teatro e Storia” edita da Bulzoni. Collabora a voci enciclopediche per il Dizionario Biografico degli Italiani della Treccani. Scrive per la rubrica teatrale dell’“Indice dei libri del mese”. È anche musicista e compositrice per cinema e teatro, autrice di sonorizzazioni che portano a indagare le immagini pensando relative drammaturgie sonore. Da gennaio 2017 collabora con Teatro e Critica. Per consultare i suoi lavori e pubblicazioni più recenti: https://univaq.academia.edu/DorianaLegge