Saved. La periferia violenta di Edward Bond

Saved di Edward Bond narra una storia crudele della periferia londinese. Di Gianluca Merolli, con Lucia Lavia al Teatro Vascello di Roma. Recensione

Saved
Foto Tommaso Le Pera

È una parola secca, rimane incastrata tra la lingua e i denti di una pronuncia anglofona, non conclude o semmai conclude troppo presto l’esperienza di vocalizzazione, sembra quasi non riuscire a diventare espressione, forma, linguaggio. Saved è il titolo di questo testo scritto da Edward Bond nel 1965; una forma verbale ibrida, caratterizzata dalla particella di desinenza, per cui la lingua inglese prevede diversi utilizzi e da imperfetto, volto al passato recente, si spinge a mostrare fattezze di participio, a simboleggiare forse qualcosa di già superato, precedente, immobilizzato in un tempo in cui tutto è accaduto. Un giovane regista, Gianluca Merolli, apprezzato due stagioni fa con Yerma di Garcia Lorca, porta la sua versione dei fatti sul palco del Teatro Vascello di Roma che ospita e produce l’allestimento.

Saved
Foto Tommaso Le Pera

Le note di una canzone folk britannica, urlata e graffiante, invadono già il foyer, per bocca e chitarra del gruppo di ragazzi che rivedremo di lì a poco, sul palco, dove in un’atmosfera cupa si staglia un edificio composito che raffigura interno ed esterno di una casa, una struttura modulare di tre pedane aperta sul lato offerto alla platea. È una casa povera della periferia londinese, se ne intuisce l’ambiente circostante, il quartiere desolato in cui di certo è ubicata. Vi abita una famiglia, o qualcosa del genere. È composta da un padre (Francesco Biscione) e una madre (Manuela Kustermann) di mezza età che non si rivolgono parola da anni, una figlia (Lucia Lavia) che per evidente reazione ha deciso di bruciare tutta la sua gioventù in una dissoluzione irredenta, di lì a poco vi abiterà un giovane del quartiere (lo stesso Merolli) che appare mosso da ben altri valori e vorrebbe redimere la ragazza, ma che troveremo in realtà presto invischiato nella stessa melmosa quotidianità di violenza repressa o espressa, di cui la famiglia si nutre. Il dialogo con il mondo esterno è in esclusiva relazione con un bullo spiantato ma irresistibile (Marco Rossetti) e il suo gruppo di sbandati, una gang, che passa giorno e notte a non fare molto più che sballarsi o disperdere il tempo di una vita che a nessuno pare interessare. Un neonato interverrà ad incrociare le loro monadiche esistenze, potrebbe riscattarle, potrebbe riunirle. Potrebbe.

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Foto Tommaso Le Pera

La vicenda si articola esclusivamente attraverso dialoghi rabbiosi, così che le azioni non sono altro che una propaggine della stessa ferocia non rituale ma elusiva, disconnessa da un obiettivo, per questo cieca. In tale meccanica relazionale è dunque affidato alla recitazione il compito di sostenere l’evoluzione drammaturgica, ma la scelta naturalistica – di cui è complice anche la struttura fisica della scenografia imponente e carica all’eccesso di elementi di stampo “realistico” – ne impoverisce la portata e la storia non riesce a connotarsi in termini credibili, per usare una formula: non sa uscire dallo spettacolo e farsi teatro, compressa com’è in rapporti superficiali tra personaggi che non hanno grande spessore psicologico. Il grande affresco sulla sottoperiferia londinese, che si vorrebbe non “distante dalle dinamiche presenti tra le strade e i vicoli delle nostre città”, ne esce in contrario datato e scollato dalla realtà contemporanea, piuttosto pittoresco, bloccato in una rappresentazione che cova ma non sviluppa spunti di giudizio o di morale, l’articolazione cioè di quanto il testo pone come elementi di discussione. Il dialogo tra “innocenza” e “crudeltà” non arriva alla profondità necessaria a sostenere il superamento di una forma di messa in scena, la storia così mostra i suoi punti meno chiari, resta monodimensionale, un testo graffiante di un tempo che ha tuttavia già prodotto ogni tipo di imitazione e rivelato stilemi fin quasi all’abuso di sovraesposizione.

Simone Nebbia

Teatro Vascello, Roma – Novembre 2017

SAVED
di Edward Bond
traduzione di Tommaso Spinelli
con Francesco Biscione, Manuela Kustermann, Lucia Lavia, Gianluca Merolli, Marco Rossetti
e con Antonio Bandiera, Carolina Cametti, Michele Costabile, Marco Rizzo e Giovanni Serratore
Movimenti Marco Angelilli
scene Paola Castrignanò
costumi Domitilla Giordano
luci Valerio Geroldi
consulenza musicale Fabio Antonelli
scenografo collaboratore Paolo Ferrari
aiuto regia Maddalena Serratore e Antonio Bandiera
foto Pino Le Pera
regia di Gianluca Merolli
Produzione La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello

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Critico teatrale, ha una formazione interamente letteraria. Animatore del quotidiano di informazione teatrale onlinewww.teatroecritica.net, collabora con Radio Onda Rossa e ha fatto parte parte della redazione de I "Quaderni del Teatro di Roma", periodico mensile diretto da Attilio Scarpellini. Nel 2013 è co-autore del volume "Il declino del teatro di regia" (Editoria & Spettacolo, di Franco Cordelli, a cura di Andrea Cortellessa) e collaboratore della rivista "Orlando" (Giulio Perrone Editore) diretta da Paolo Di Paolo. Ha collaborato con il programma di "Rai Scuola Terza Pagina". Uscito a dicembre 2013 per l'editore Titivillus il volume "Teatro Studio Krypton. Trent'anni di solitudine". Suoi testi sono apparsi su numerosi periodici e raccolte saggistiche. È, quando può, un cantautore.