Residenze artistiche: prospettive di dialogo dentro e fuori l’Umbria

Le residenze artistiche umbre si incontrano a Perugia in una giornata a loro dedicata durante Corsie Festival per un bilancio sul triennio 2014-2017. Una restituzione

Foto di Francesca Cecchini

I mesi in prossimità della chiusura dell’anno solare segnano sempre uno spartiacque: mentale, relazionale, professionale, finanziario… al fine di poter attestare poi un nuovo inizio. Giunge il tempo del bilancio, del resoconto finale, del tirare le somme ipotizzando nuove prospettive. La riflessione sarà ancora più funzionale a una progettualità futura se il periodo che sta per concludersi è relativo al triennio iniziato con l’art.45 (DM 1 luglio 2014), il quale certificava l’esistenza sul territorio nazionale di ben 77 residenze artistiche rappresentanti «un fattore di innovazione e di arricchimento per l’intero sistema dello spettacolo dal vivo, al cui sviluppo contribuiscono in modo fondamentale attraverso la realizzazione di progetti sul territorio e per il territorio». Proprio in questi giorni, a coloro che viaggeranno e entreranno in contatto con le numerose realtà attive a livello nazionale, capiterà sicuramente di prendere parte a qusti momenti di ragionamento sul percorso fatto finora. In un simile frangente abbiamo accolto l’invito di Matteo Svolacchia, direttore generale di Corsia Of, residenza artistica multipla di Perugia formata da Art N/veau, Compagnia degli Gnomi, Micro Teatro Terra Marique e Occhisulmondo. Un Centro Multidisciplinare per la Creazione Contemporanea che ha presentato nei primi quindici giorni di novembre, e diviso in due settimane, Corsie Festival Itinerari del presente, dimostrando la concretezza di un pensiero politico diventato proposta artistica e culturale in grado di attecchire sul territorio e creare attorno a sé una rete di intersezioni artistiche tra i linguaggi della danza, del teatro, della musica e della performance.

Foto di Francesca Cecchini

Due sono stati gli incontri pubblici inseriti nella sezione #areediservizio e pensati per fare il punto della situazione rispetto a diversi ma complementari itinerari dialettici riguardanti lo spettatore umbro e le residenze artistiche in Umbria (Residenza Multipla Corsia Of di Perugia, Centro Teatrale Umbro di Gubbio, Indisciplinarte Srl – Associazione Demetra di Terni, La Mama Umbria International di Spoleto, Residenza Multipla tra Zoe Teatro, La Società dello Spettacolo e Spazio ZUT di Foligno). Occasioni che hanno visto la partecipazione di spettatori, operatori, critici, titolari delle residenze e istituzioni. A conferma del dialogo iniziato negli ultimi due anni, non è la prima volta che la rete umbra si apre a un confronto e scambio di punti di vista esterni sul suo operato condividendolo col resto dei titolari delle comunità di riferimento. La reattività che ha sin da subito contraddistinto questo territorio ha potuto crescere e consolidarsi di anno in anno grazie alla pazienza costante con la quale si è sedimentata, ancora prima del riconoscimento istituzionale, e che attualmente contraddistingue una geografia variegata di realtà che lavorano congiuntamente.

Foto di Lorenzo Barbetti

L’utile intervento di Marco Betti di Indisciplinarte è servito infatti a tracciare una mappatura significativa delle differenti comunità di riferimento, anticipando inoltre le future disposizioni in merito alla regolamentazione di due tipologie di residenze specifiche: da un lato i centri di residenza, come fossero dei nuclei coordinatori, e dall’altro le residenze degli artisti attive sui territori regionali facenti capo all’organo centrale. A tal proposito Stefano Cipiciani, da anni strenuo sostenitore di politiche culturali atte a sostenere il fermento creativo del territorio, ribadisce l’importanza di un «progetto di residenza unica umbra che mantenga però la singolarità delle diverse realtà». Fernanda Cecchini, Assessore alla Cultura della Regione Umbria, ha confermato l’impegno nel sostenere quelli che ritiene non solo «originali strumenti d’innovazione e di qualificazione […] ma anche e soprattutto strumenti di coesione» rintracciando in essi una predisposizione alla «costruzione di un processo, alla messa in relazione di professionalità, competenze e autorevolezza». Pareri in contiguità con quelli della Regione sono stati espressi da Rita Barbetti e Camilla Laureti rispettivamente assessori alla Cultura di Foligno e Spoleto. Citando un passato intervento di Fabio Biondi, Direttore Artistico de L’Arboreto Teatro Dimora di Mondaino, dobbiamo tuttavia chiedere alle istituzioni di riconoscere alle residenze una specifica autonomia, perché proprio nell’assenza di cospicue risorse finanziarie esse non possono, e non devono, sobbarcarsi tutti gli incarichi di produzione, promozione, distribuzione e formazione teatrale: «Lo Stato e le Regioni dovrebbero affidare alle residenze lo statuto speciale di “laboratori del contemporaneo”» e in quanto luoghi di creazione liberarli dal giogo di responsabilità totalizzanti.

Foto di Francesca Cecchini

L’apporto del punto di vista critico espresso dagli interventi di Giulio Sonno e Andrea Porcheddu ha svolto un’azione di raccordo con l’incontro dedicato nel primo weekend allo spettatore umbro. «Sismografi» è l’appellativo dato da Porcheddu ai critici che dovrebbero riuscire a riconoscere quei movimenti sotterranei della scena artistica al fine di studiarne tanto il fallimento, quanto la riuscita per «provare a disegnare nuove mappe e uscire da vecchi sistemi di pensiero». Il concetto di rischio nell’analisi della processualità creativa è stato affrontato anche nell’intervento di Sonno, il quale ha sottolineato inoltre l’eccezionalità umbra nell’aver creato una rete regionale di residenze che «ristabiliscono un contatto tra il micro e il macro, tra comunità e dimensione nazionale».

Foto di Lorenzo Barbetti

Nel guardare al futuro triennio che ci aspetta da qui a pochi mesi e alla possibilità di poter strutturare al meglio nuove sinergie e apporti critici, non poteva mancare un riferimento allo spettatore, destinatario privilegiato dei discorsi intrattenuti, per il quale dovrebbe essere pensata un’attività di formazione specifica per l’osservazione del processo creativo che si sviluppa nella dimesione peculiare della residenza artistica. Workshop pratici e sessioni di didattica teorica coadiuvata dagli interventi degli artisti, dei mediatori e dei titolari potrebbero infatti sviluppare e far maturare quell’osservazione critica che prescinda la finalizzazione del “prodotto spettacolo” e faccia esperienza dell’incompiuto e del divenire creativo.

Lucia Medri

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