Fabulamundi – Playwriting Europe. Oltre i confini, il teatro

Fabulamundi – Playwriting Europe: Beyond Borders? è il titolo del progetto europeo che fa incontrare i drammaturghi contemporanei da 10 diversi paesi, a contatto con altrettante strutture di ricerca e messinscena.

foto di Claudia Pajewski

Negli anni più recenti i confini dell’Europa stanno venendo ridisegnati in senso metaforico e non. L’allarme dei flussi migratori ci sta schiaffeggiando, risveglia l’Occidente da un torpore che attutiva i colpi di battaglie lontane e vicine; l’emergere di nuove spinte nazionaliste, insieme a un virtuoso riaggregarsi dei valori, sono conseguenze contraddittorie che forzano i popoli e i loro governanti a immaginare misure di sicurezza, a modificare nella forma e nella funzione certe strutture di apertura o chiusura, mentre le notizie e il pensiero viaggiano a due velocità diverse, sempre meno controllabili.

In un piovosa mattina di novembre, un cerchio di sedie nel centro della Sala Enriquez del Teatro Argentina accoglie un timido raggio di sole romano. La stanza si riempie di persone provenienti da diversi paesi europei, le lingue si mischiano e l’inglese prende presto il sopravvento come idioma comune.
Si è svolta in una due giorni intensa e cosmopolita la tappa italiana dei National Meeting, il calendario di incontri itineranti che attraversa l’Europa per mettere in contatto i partecipanti e i partner internazionali di Fabulamundi – Playwriting Europe: Beyond Borders? Questo il titolo di un progetto di cooperazione internazionale ideato e guidato dall’italiana PAV, cofinanziato dal programma Europa Creativa; sviluppo virtuoso, e questa volta esteso all’impegnativa “larga scala” 2017-2020, del lungo processo avviato prima con Face-à-Face e poi con Fabulamundi – Playwriting Europe.
L’iniziale dialogo tra Italia e Francia, improntato allo scambio, alla traduzione e alla mise en espace di drammaturgie contemporanee tra i due paesi, aveva già ampliato i propri orizzonti includendo, dal 2011, Spagna, Germania e Romania. Nel 2013 e nel 2015 Fabulamundi aveva ottenuto il sostegno per piccola scala di Europa Creativa, ma questa volta il rilancio è decisivo e arriva a costruire una rete tra ben dieci paesi europei. Ai partner ufficiali Austria, Francia, Germania, Italia, Repubblica Ceca, Romania, Polonia e Spagna si affiancano Belgio e Inghilterra come supporto alla formazione integrata e all’audience development mentre, dal secondo anno in poi, i partner gemellati (Bosnia Herzegovina, Finlandia, Islanda, Portogallo, Repubblica Slovacca, Scozia e Turchia) proporranno altri cinque autori ciascuno.

foto di Claudia Pajewski

A rappresentare l’Italia, in una selezione votata all’eterogeneità di approcci, visioni e background: Emanuele Aldrovandi, Davide Carnevali, Valentina Diana, Liv Ferracchiati, Francesca Garolla, Industria Indipendente (Erika Z. Galli e Martina Ruggeri), Armando Pirozzi, Pier Lorenzo Pisano, Roberto Scarpetti e Fabrizio Sinisi. Nel corso dei due giorni programmati a Roma, gli autori hanno avuto modo di entrare direttamente in contatto con i rappresentanti dei teatri e delle istituzioni europee gravitanti nella rete di Fabulamundi e di approfondire con loro i testi scelti per il triennio, durante un ciclo di incontri one-to-one.
Come spiega la curatrice Claudia Di Giacomo, il progetto, che comprende diverse azioni condotte parallelamente nei paesi coinvolti, mira a «disegnare una geografia e a coinvolgere i territori», interpretando la mobilità transnazionale attraverso diverse possibili declinazioni: di certo resta il lavoro di scouting sulle nuove firme della letteratura scenica – messo a sistema attraverso l’opera di valutazione incrociata, traduzione, pubblicazione e produzione – ma si aggiunge un importante sviluppo verso un’architettura di dialogo capace di scambiare davvero delle pratiche di lavoro, grazie a una logica di nomadismo che nella diversità degli spazi culturali vede un orizzonte di crescita congiunta tra processo creativo e cura dei contesti.

foto di Claudia Pajewski

La posta in gioco è alta: ogni paese propone dieci autori con due testi ciascuno (qui tutti i selezionati), per un totale di centosessanta testi teatrali. Il primo passo è stato organizzare un denso calendario di incontri in cui sono i partner a recarsi nei vari paesi per incontrare gli autori nel loro proprio contesto; si passa poi a una serie di attività integrate (come laboratori o comitati di lettura composti da diversi gruppi) che si occuperanno parallelamente di valutare la rilevanza culturale e il respiro delle questioni trattate, del linguaggio, della capacità di far parlare il presente come solo il testo teatrale (una «poesia che si alza in piedi», come la definiva García Lorca) può fare. A scongiurare il rischio di un approccio troppo improntato alla competizione è l’apporto di un organico processo di formazione e mobilità, che porterà gli autori a contatto con esperienze di approfondimento delle tematiche – tra cui quella dell’immigrazione e del superamento di barriere fisiche e culturali che rappresentano il focus principale – ma anche di professionalizzazione e di reale intersezione di presupposti territoriali, con l’idea che le buone pratiche diventino tali, appunto, nel vivo della pratica.

Una parte importante del processo è rappresentata dalla creazione di un archivio comune, nel quale ciascun autore selezionato avrà la possibilità di condividere il proprio lavoro così come i presupposti di pensiero e le strategie di composizione e di creazione. Ma la vera innovazione di questo cammino sta nel fare degli autori presentati una sorta di archivio vivente e semovente, che si sposterà di paese in paese per dare vita a processi di conoscenza diretta tra i colleghi di altri paesi e con i responsabili delle strutture partner.

foto di Claudia Pajewski

Nella giornata romana, la terza dopo Parigi e Barcellona, proprio le strutture hanno avuto l’occasione di presentarsi, contribuendo a sottolineare la molteplicità di funzioni e di vocazioni convocate nel lavoro comune. Tutti gli spazi coinvolti, che nella Sala Enriquez hanno avuto tempo per presentare le proprie attività, mostrano modalità di lavoro diverse sulla drammaturgia contemporanea e sono in grado di creare attorno ad essa un vero e proprio ecosistema. Le tre sale del Théâtre Ouvert di Parigi sono in stretta collaborazione con cinque scuole di teatro nazionali e connesse alla casa editrice Tapuscrit; un fermento invernale ed estivo  si anima attorno a La Mousson d’Été, che ogni anno valuta circa duecento testi per sceglierne e produrne fino a trenta; il Wiener Wortstaetten di Vienna è impegnato nella valorizzazione della letteratura per la scena in un paese non in grado di tutelare a sufficienza i propri autori, che invece qui vengono accompagnati fin dalla genesi dell’idea e messi in contatto con diversi spazi viennesi; l’Interkulturelle Theaterzetrum è un centro teatrale interculturale situato in un quartiere multietnico di Berlino e impegnato nel coinvolgimento degli strati sociali più in difficoltà, dove profughi e immigrati possono imparare lingua e cultura tedesca attraverso il teatro; la Sala Beckett – Obrador internacional de dramaturgia occupa oggi un nuovo spazio con due sale a Barcellona, dedicandosi molto agli autori catalani ma anche europei, approfondendo tematiche specifiche, lavorando con le scuole locali, fornendo servizi di promozione internazionale e animando una rivista culturale, Pausa; il Teatrul Odeon di Bucarest gestisce due sale, impegnate in vari generi teatrali e una grande attenzione al dibattito sociale; il Teatrul National di Targu-Mures, situato in una zona della Romania molto contaminata dalla cultura ungherese, è attivo sui temi contemporanei della drammaturgia con una forte vocazione nella mediazione culturale verso i più giovani; il Divadlo Letí, un luogo praghese restituito alla creazione contemporanea dal 2005, produce letture sceniche di nuovi autori e un festival molto partecipato; il Teatr Dramatyczny, attivo a Varsavia tra teatro tradizionale e sperimentazione, va alla ricerca di testi in grado di raccontare il mondo di oggi ed è impegnato nella creazione di laboratori di drammaturgia.

Questa affollata geografia, messa a disposizione degli autori selezionati nei vari paesi, sarà valorizzata da due azioni parallele: Culture Action Europe (che raccoglie 150 organizzazioni in una lobby virtuosa che promuove la cultura nelle politiche europee) accompagnerà i partner nella messa a punto di strategie personalizzate di espansione dei pubblici; Creative Skillset, una piattaforma di job placement e un database di opportunità di formazione, rappresenta un network per creativi che conta oltre centomila membri e promuove Hiive, un social network interamente dedicato al perfezionamento professionale nei mestieri della creatività.

Europa!

In questo strano monstrum geopolitico che è l’Europa, che si scopre pronto ad accogliere le più oscure distopie, si parlano molte lingue, che danno vita a molti diversi modi di comunicare. I sistemi di segni sono per propria natura dinamici e incostanti, ma pare che il progresso, questa volta, si stia divorando la capacità di comprendere, di rallentare, di interpretare la dimensione del vuoto in cui le coscienze dovrebbero ritrovarsi e, da lì, ricostruire delle possibilità.
E in fondo ogni cambiamento storico, rapido o pigro che fosse, questa nostra umanità si è trovata a guardarlo e agirlo con gli strumenti della cultura. A giudicare le ambizioni di questo progetto, c’è qualcuno che ancora crede nel teatro e nella sua capacità di raccontare e forse cambiare il presente. Grazie alla sua dimensione collettiva, al suo ribadito enunciato sociale, proprio il teatro può forse essere un ambiente di elaborazione e condivisione di visioni prima ancora che di interpretazioni, di possibilità di dissenso prima ancora che di consenso. La sua natura critica può forse ancora fare spazio a un pensiero non incatenato e libero di commettere errori fecondi.

Sergio Lo Gatto

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Sergio Lo Gatto è giornalista, critico teatrale, ricercatore e traduttore. Alla Sapienza. Università di Roma svolge un dottorato di ricerca tra teorie della critica e filosofie del digitale. Si occupa di arti performative su Teatro e Critica. Ha fatto parte della redazione del mensile Quaderni del Teatro di Roma, ha scritto per Il Fatto Quotidiano e Pubblico Giornale, ha collaborato con Hystrio (IT), Critical Stages (Internazionale), Tanz (DE), collabora con Plays International & Europe (UK) e Exeunt Magazine (UK). Ha partecipato a diversi progetti europei di networking e mobilità sulla critica delle arti performative, è co-fondatore del progetto transnazionale di scrittura collettiva WritingShop. Ha partecipato al progetto triennale Conflict Zones promosso dall'Union des Théâtres de l'Europe, dove cura la rivista online Conflict Zones Reviews. Tra le pubblicazioni, con Graziano Graziani ha curato il volume La scena contemporanea a Roma (Provincia di Roma, 2013), con Matteo Antonaci Iperscene 3, Editoria&Spettacolo 2017.