Le belle bandiere. Paradigma Čechov

Svenimenti. Un vaudeville dagli atti unici, dalle lettere e dai racconti di Anton Cechov ideato da Le Belle Bandiere al Teatro Palladium. Recensione

Foto Patrizia Piccino

Era il 1934 quando, in pieno realismo socialista, Mejerchol’d, controcorrente come sempre, omaggia Anton P. Čechov recuperando alcuni dei suoi atti unici, figli di un teatro definito minore che sembra non avere il respiro dei grandi drammi. Non un respiro, forse, ma l’esalazione prima dello svenimento. Se Čechov stesso li definisce «volgarucci e noisetti», è vero anche che non manca la prolificità di scrittura, finanche a dire – come riporta Fausto Malcovati nella sua introduzione al libro dell’inventore della biomeccanica – «quando la mia vena sarà inaridita, mi metterò a scrivere di vaudeville e ci camperò su. Mi sembra che potrei scriverne un centinaio all’anno. I soggetti mi zampillano fuori come il petrolio dal suolo di Bakù» (V. Mejerchol’d, Trentatré svenimenti, a cura di F. Malcovati, Ubulibri, Milano 2006, p. 15). Ma in questi atti unici di poco conto si individuano personaggi forti il cui lato grottesco non nasconde del tutto una complessità di sfaccettature, incastonati in un mondo a grana spessa, corposa, come un dipinto lasciato a terra in un angolo i cui colori tuttavia non smettono di attirarne lo sguardo.

SPETTACOLI BRESCIA TEATRO SANTA CHIARA CENTRO TEATRALE BRESCIANO SVENIMENTI NELLA FOTO SCENA MARCO SGROSSO GAETANO COLELLA 16/11/2014 REPORTER FAVRETTO
Foto Umberto Favretto

Proprio all’operazione del grande regista russo si rifanno Le belle bandiere per il loro omaggio all’autore del Gabbiano. Ma i loro Svenimenti. Un vaudeville non guardano soltanto a La domanda di matrimonio, L’orso, il meno noto Fa male il tabacco (atto unico che non è incluso nella raccolta curata di Mejerchol’d) o il racconto Le ostriche: il loro spettacolo – visto da poco presso un Teatro Palladium che sembra ritornare a scelte teatralmente efficaci come qualche anno fa – è orchestrato all’interno di una tessitura composta da riferimenti biografici e letterari, corrispondenze racconti e soprattutto dalle lettere dell’adorata moglie, l’attrice Ol’ga Knipper.

Foto Gianni Zampagnlione

Quello che inizialmente sembra essere un semplice escamotage introduttivo al racconto, invece si rivela con forza essere la sua chiave di lettura, fornendo la contestualizzazione di quell’immaginario sociale e teatrale diventato un paradigma per tutto il Novecento. Su un palco adombrato di lunghe tende bianche, si alternano quadri narrativi ad altri più drammatici. Come fossero fantasmi che improvvisamente irrompono nella mente dell’autore prima, della regista e degli spettatori poi, Elena Bucci, Marco Sgrosso e Gaetano Colella si muovono agilmente tra le dimensioni sceniche e metaforiche; più che vestirne i personaggi, lasciano che le parole abitino i loro corpi facendoli risuonare ora in maschere divertite ora in invocazioni accorate. Allora ci si può permettere di moltiplicare i piani dell’interpretazione, sdoppiando i sentimenti, i tic, le abitudini, voci e contro voci appartenenti ad un unico ricordo, i testi e i sottotesti; la balbuzie ansiosa e la perplessità più sopita trovano il luogo di esistere entrambe sulla scena in questo mondo disperato e vitalissimo, perché se pure qualcuno imputava a Čechov di scrivere di falliti, «quale presuntuoso può mai dire quale vita sia fallita e quale no».

Viviana Raciti

SVENIMENTI
un vaudeville
dagli atti unici, dalle lettere e dai racconti di Anton Cechov

progetto, elaborazione drammaturgica Elena Bucci e Marco Sgrosso
con Elena Bucci, Gaetano Colella, Marco Sgrosso
regia Elena Bucci
con la collaborazione di Marco Sgrosso
disegno luci Loredana Oddone
drammaturgia del suono Raffaele Bassetti con la collaborazione di Franco Naddei
macchinismo e direzione di scena Viviana Rella
collaborazione ai costumi Marta Benini
palchetti Stefano Perocco di Meduna
segreteria artistica Nicoletta Fabbri
ufficio comunicazione CTB Sabrina Oriani
distribuzione Emilio Vita
foto Luigi Angelucci, Umberto Favretto, Patrizia Piccino, Gianni Zampaglione
si ringrazia il Teatro Comunale di Russi
con il contributo di Ministero Per I Beni e Le Attività Culturali, Comune di Brescia, Regione Lombardia, Provincia di Brescia – con il sostegno di A2A e Fondazione ASM
e con il sostegno di Regione Emilia Romagna, Provincia di Ravenna, Comune di Russi
CTB Centro Teatrale Bresciano
Compagnia Le Belle Bandiere

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Viviana Raciti, siciliana d’origine, dopo gli studi classici si trasferisce a Roma, dove si avvicina al mondo dell’arte attoriale e all’animazione teatrale, per poi preferire la strada della critica. Nel 2015 consegue la laurea magistrale presso l’Università La Sapienza in ‘Saperi e Tecniche dello spettacolo teatrale’ con una tesi dal titolo La produzione drammaturgica di Franco Scaldati. Ordinamento, schedatura e analisi, mettendo per la prima volta in luce l’effettiva entità del corpus di opere dell’autore palermitano. Sempre sulla figura di Scaldati ottiene la borsa di dottorato presso l’Università di Tor Vergata. Dal 2012 è redattrice presso la testata online «Teatro e Critica» scrivendo di teatro, danza e teatro ragazzi, mentre dal 2015 fa parte della redazione della testata culturale «Move in Sicily».