I giovani di Jan Friedrich tra libertà e disimpegno

Scene di libertà di Jan Friedrich per la prima volta in Italia, messo in scena al Teatro delle Commedie di Livorno, nel programma del Little Bit Festival. Recensione

Foto di Melissa Marchi

Jan Friederich ha 25 anni eppure ha attirato l’attenzione sulla propria scrittura teatrale già da qualche stagione: nell’estate del 2015, quando di anni ne aveva 23, un suo testo, Szenen der Freiheit, veniva allestito in una delle più importanti istituzioni teatrali della Germania, il Deutsches Theater. Il giovane talento della drammaturgia berlinese, a quanto dicono coloro che hanno avuto a che fare con lui, è un tipo schivo che risponde difficilmente agli inviti: al Nuovo Teatro della Commedie hanno provato a renderlo partecipe in occasione del debutto italiano proprio di Scene di libertà, ma senza ricevere risposta.

Francesco Cortoni, regista e tra gli animatori del vivace spazio livornese, ha scelto il testo tra una serie di possibilità proposte da Fabulamundi (il progetto che da anni si occupa di scandagliare la scrittura teatrale europea per farla conoscere in Italia) e con la traduzione di Serena Grazzini e Francesca Leotta lo ha messo in scena nell’ambito della rassegna Little Bit Festival.

Foto di Melissa Marchi

Ciò che fa ben sperare in questo autore è la sicurezza della scrittura, una solidità in cui nessuna battuta sembra essere sprecata: il tentativo è quello di scattare una serie di diapositive tutt’altro che pacificate e tranquille proprio di quella gioventù neanche trentenne. Al centro c’è un meccanismo collaudato e familiare anche per certe dinamiche televisive, siamo infatti di fronte a un gruppo di amici. Anni, Josch, Lore, Bastian e Pascal si trovano a un bivio, la vita sottomessa alle richieste della società imporrebbe loro di crescere, di allinearsi alle scelte dell’età adulta: il lavoro che plasma la quotidianità, le relazioni che si fanno leggère e a tutti i costi, la ricerca della libertà che si tramuta in una gabbia per i sentimenti. Giulia Gallone, Gloria Carovana, Giacomo Masoni, Marco Fiorentini, Saverio Ottino ci raccontano di un mondo in cui innamorarsi sembra essere un errore del sistema, nel quale il contatto con gli altri occupa gran parte delle discussioni ma sempre nel tentativo di un’espansione della posizione del singolo, dei desideri nascosti e inconfessabili.

Foto di Melissa Marchi

Friederich ci consegna una riflessione dura ma senza giudizio, in cui gran parte delle risposte rimangono aperte: le scene si susseguono giustapposte a ellissi temporali, pezzi mancanti di un racconto che lascia libertà di movimento anche al regista. Cortoni entra nei vuoti, non per riempirli di risposte ma per conferire sostanza teatrale; tra una scena e l’altra la musica elettronica di Simone Lalli bombarda il palcoscenico, gli attori alleggerendosi del peso emotivo contribuiscono insieme alla disposizione dei pochi oggetti (qualche sedia, un materasso…), al puntamento dei fari sistemati sul pavimento e – quasi intenti a ribaltare l’egoismo dei personaggi a cui devono dar voce – aiutano la sistemazione dei compagni che dovranno cominciare un nuovo dialogo.

Di fronte a un platea attenta e numerosa (come molto spesso è avvenuto a Livorno) i cinque giovani attori non hanno vita facile nel restituire la gamma di emozioni di quelli che certamente sono loro coetanei, ma anche agenti e vittime di un paradosso per il quale la felicità sembra una chimera nonostante la nascita nel paese più industrializzato d’Europa. Sono i passeggeri della locomotiva economica del Vecchio Continente, ma hanno gli sguardi sperduti in un paesaggio che non riconoscono più. Tanto che una di loro (nella prova appassionata e felice di Gloria Carovana) in quella distanza ormai incolmabile, tra le aspettative di un’amicizia e l’isolamento degli altri, precipita, e senza far rumore, senza che nessuno se ne accorga, sparisce.

Andrea Pocosgnich

Novembre 2017, Teatro delle Commedie di Livorno, Little Bit Festival

Scene di Libertà
di Jan Friedrich
traduzione Serena Grazzini e Francesca Leotta
con Giulia Gallone, Glora Carovana, Giacomo Masoni, Marco Fiorentini, Saverio Ottino.
regia Francesco Cortoni
collaborazione artistica Elena De Carolis
musiche Simone Lalli
luci e audio Gabriele Bogi
Compagnia Pilar Ternera – Nuovo Teatro delle Commedie
Il testo è per la prima volta tradotto e messo in scena in Italia.

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Laureato in Storia del Teatro presso l’Università Tor Vergata di Roma con una tesi su Tadeusz Kantor, ha frequentato il master dell’Accademia Silvio D’Amico dedicato alla critica giornalistica, ha fondato nel 2009 Teatro e Critica di cui attualmente è uno degli animatori. Come critico teatrale e redattore culturale ha collaborato anche con Quaderni del Teatro di Roma, Metromorfosi, To be (free press dedicata al teatro), Hystrio, Il Garantista. Da alcuni anni insieme agli altri componenti della redazione di Teatro e Critica organizza una serie di attività formative rivolte al pubblico del teatro. Dal 2013 al 2014 è stato uno degli insegnanti di Storia del Teatro del progetto Lazio in Scena. Nel 2013 ha ideato e progettato (insieme agli altri componenti di Teatro e Critica) la app Teatro Pocket.