Ferdinando di Annibale Ruccello. Innocente, demoniaca parola

Il testo di Annibale Ruccello, Ferdinando, diretto da Nadia Baldi al Teatro Piccolo Eliseo. Recensione

Foto Ufficio Stampa

Nel 1986, in un incidente sull’Autostrada del Sole, muore Annibale Ruccello che era da poco stato il Don Catellino e contemporaneamente regista del suo Ferdinando; due volte premio IDI, uno nello stesso anno come miglior messinscena e, l’altro, l’anno precedente, per il testo teatrale. Ruccello aveva cucito il ruolo di Donna Clotilde sull’attrice Isa Danieli, che non smette mai di ricordarlo mentre intorno tutti non fanno che ricordarsi di loro due; di quando insieme debuttarono al Teatro Verdi di San Severo facendo avvampare quelli che pensavano si potesse soltanto avere freddo in febbraio.

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Insieme parlano un testo spregiudicato, dove la lingua frusta il dente avvelenato e rivela il felice connubio di contrasti di un dramma per certi versi soggettivo e intimistico, che volta e rivolta i biechi sfregi umani e li tramuta in miserabili oggetti di riflessione, ma al contempo volutamente reazionario e impavido vessillo, testimone di un tempo incardinato nella propria devianza sociale e intellettuale. Un tempo che non è identificabile nonostante compaiano nella drammaturgia i mesi e gli anni dell’ambientazione, perché si scopre abbastanza in fretta che il palato non propende per il dramma storico, semmai per il tramutarsi di questo in vicenda umana. L’intento è dichiaratamente quello che ha accompagnato il romanzo realista nella trasfigurazione in romanzo d’appendice: «E questo degradarsi della forma narrativa – dirà l’autore – va di pari passo con il degradarsi della vicenda e dei personaggi». Ferdinando, dopotutto, è il nome di quel personaggio incaricato di mettere a repentaglio ogni rassicurante moralità sessuale e ideale, ogni idea precostituita, ed è l’unico a evolvere la propria natura: innocentina prima, demoniaca e appetibilissima poi.

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Sembra condividere apertamente questa trasmigrazione narrativa la regista Nadia Baldi che ha diretto l’ultimo Ferdinando andato in scena al Piccolo Eliseo di Roma, perché, ad eccezione di un retrogusto conservatore appena accennato nei costumi aderenti al mezzo secolo Ottocento, l’allestimento è concepito in un indefinito altrove, dove i dettagli degli elementi scenici richiamano immancabilmente il proprio uso e mai il tempo. Gea Martire, protagonista della produzione di Teatro Segreto nel personaggio di donna Clotilde, per esempio, è ancorata al materasso in una sottoveste che si fonde alle lenzuola e le nasconde ogni forma a partire dai fianchi fino alle dita dei piedi; gli altri, Chiara Baffi nel ruolo di Gesualda, Fulvio Cauteruccio in quello di Don Catellino e Francesco Roccasecca che è Ferdinando, si muovono in un universo quasi astratto, dimensione di rarefazione contestuale che privilegia la parola e le garantisce un ruolo motore e allestitore della vicenda.
A proposito di parola, non si tratta quindi di malinconici fuochi fatui se sul finale degli ultimi anni Ottanta – quelli che porta questa drammaturgia – un’attrice impersona una vecchia nobildonna borbonica di un paese vesuviano che si rifiuta di mettersi in bocca la parlata dello “straniero” savoiardo, italiana come il Paese che va unendosi sulla carta e ripulendosi e smussandosi nelle identità. Se la vecchia è riluttante nei confronti di una nuova nazionalità e tutto il recitato è un rigoroso omaggio alla lingua partenopea, se non è la carne degli attori a consumare in scena l’amore libertario e viziato fino all’aberrazione ma, piuttosto, il testo scritto, è solo per il gusto sconsiderato che ha Ruccello per la potenza musicale e imaginifica della parola. E come sono intonati gli attori passati per questo Piccolo Eliseo perché negli spartiti della drammaturgia hanno trovato le indicazioni del tono e del tempo di questa dolce, segreta e irriverente opera di teatro; gli è sufficiente mostrare qualche scampolo sparso di nudità ché poi è con la voce che si rivelano dentro, scaltri e beffardi, terrigni e disperati, come spera e si immagina il meridione chi non l’ha mai abitato.

Francesca Pierri

Visto al Teatro Piccolo Eliseo, ottobre-novembre 2017

FERDINANDO
di Annibale Ruccello
regia Nadia Baldi
con Gea Martire, Chiara Baffi, Fulvio Cauteruccio, Francesco Roccasecca
consulenza musicale Marco Betta
scene Luigi Ferrigno
costumi
Carlo Poggioli
progetto luci Nadia Baldi
produzione Teatro Segreto

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Laureata in Filologia Classica e Moderna con una tesi magistrale in Letteratura Comparata all'Università degli Studi di Macerata, frequenta il master in Critica Giornalistica con specializzazione in Teatro, Cinema, Televisione e Musica presso l'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica "Silvio d'Amico" a Roma. Ufficio stampa e comunicazione di alcune importanti realtà culturali della regione Marche come Popsophia - Festival del contemporaneo e Biumor - Biennale Internazionale dell'umorismo nell'Arte, continua la sua attività redazionale collaborando con la Rai - Radiotelevisione Italiana. Vive a Roma e da gennaio 2017 è redattrice di Teatro e Critica.