Enzo Cosimi. Quel dolore che solleva l’anima

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Terza coreografia della trilogia di Enzo Cosimi Sulle passioni dell’anima: Thanks for hurting me visto al teatro India, recensione.

Foto Ufficio Stampa

In prima nazionale all’interno della rassegna Il teatro che danza, Enzo Cosimi ha presentato al Teatro India il terzo e ultimo capitolo della Trilogia Sulle passioni dell’anima. Se paura (fuoco del primo Fear party) e desiderio (moto propulsore di Estasi) erano passioni sviluppate a partire da un imprescindibile contatto corporeo, Thanks for hurting me dispiega il tema del dolore in una forma più rarefatta, “sublimando” l’esperienza concreta del dolore per poi giungere ad una condizione (etimologicamente) metafisica, al di là di ciò che è fisico.

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È, l’attraversamento dell’esperienza agito dalle tre intense danzatrici Paola Lattanzi, Elisabetta Di Terlizzi, Alice Raffaelli, un atto del pensiero quasi, dove la passione più che riverberare concretamente in una dimostrazione al presente si muove già verso una rielaborazione di ciò che è passato. A questo ci porta la scelta rarefatta delle prime scene, in cui, sfatte e discinte, lasciano scoperto parte del seno, muovono lento lo sguardo, obliquo, si cristallizzano in pose plastiche, camminano su un solo tacco, tendono al pavimento in una apertura che si traduce in caduta. La sensualità insita nei loro gesti diviene la premessa per la preoccupazione, per quella violenza che si può tradurre solo in uno squarcio della bocca che, pur aperta a dismisura, tesissima, non proferisce più suono. Le tre grazie diventano menadi di fronte a un vuoto, imprigionate le sequenze delle braccia e del volto dentro calze nere, quasi a (s)mascherare una mostruosità del gesto che non può più darsi semplicemente. La sensazione rarefatta si rompe, il piede viene battuto con forza a terra, cresce anche il ritmo in ua klimax spezzata di gesti, poi nuovamente ricalibrati dal cambio di registro.

Foto Ufficio Stampa

In quella che il coreografo definisce come una continua ricerca di equilibrio tra «astrazione e racconto», si sviluppa il passaggio dalla resistenza che si nutre d’amore fatta di tensione e rilasci, di gesti reiterati quasi mai violenti, di tonalità accese (luci a cura di Matteo Crispi e Cosimi)  e sonorità elettroniche, fino ad arrivare a una condizione di accoglienza rituale; superando il senso d’attesa, il silenzio, la nudità, si approda in un mitico mondo bianco riempito di suoni gentili, cinguettii e note di glockenspiel, di salti infantili e cerchi, all’interno dei quali i movimenti perdono il languore inziale o l’implacabilità dell’azione centrale. «Metto nelle nostre mani la dolcezza feroce della mia vita», così recita il testo della poetessa Giulia Roncati, al quale si aggiunge una dedica e una sottile ispirazione all’opera kafkiana. Ma quell’impossibilità alla risoluzione, quella sensazione mai risolta si ritrova, allora, proprio poco prima della conclusione: nella condizione oramai sacralizzata, placida, serena, ecco che si insinua un suono stridente, un gesto; il dolore stratificato, tamponato viene forse messo di canto, sospinto dai palmi tesi, ma le palpebre sono gonfie, di trucco, o del ricordo di un dolore trasfigurato ma mai del tutto scomparso.

Viviana Raciti

 

THANKS FOR HURTING ME
Kafka. un tributo postumo

regia, coreografia, scene e costumi enzo cosimi
interpretazione e collaborazione alla coreografia paola lattanzi, elisabetta di terlizzi, alice raffaelli
video stefano galanti
disegno luci matteo crespi, enzo cosimi
musica a cura di enzo cosimi, stefano galanti
testi giulia roncati
organizzazione anita bartolini
produzione compagnia enzo cosimi, mibact
con il sostegno per la residenza di amat marche, artedanzae20/dancehaus e di festival quartieri dell’arte di viterbo

La creazione rappresenta la terza tappa della trilogia “Sulle passioni dell’anima”

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Viviana Raciti, siciliana d’origine, dopo gli studi classici si trasferisce a Roma, dove si avvicina al mondo dell’arte attoriale e all’animazione teatrale, per poi preferire la strada della critica. Nel 2015 consegue la laurea magistrale presso l’Università La Sapienza in ‘Saperi e Tecniche dello spettacolo teatrale’ con una tesi dal titolo La produzione drammaturgica di Franco Scaldati. Ordinamento, schedatura e analisi, mettendo per la prima volta in luce l’effettiva entità del corpus di opere dell’autore palermitano. Sempre sulla figura di Scaldati ottiene la borsa di dottorato presso l’Università di Tor Vergata. Dal 2012 è redattrice presso la testata online «Teatro e Critica» scrivendo di teatro, danza e teatro ragazzi, mentre dal 2015 fa parte della redazione della testata culturale «Move in Sicily».