Encore di Terzopoulos. Dioniso tra corpo e linguaggio

Alle Passioni di Modena per VIE Festival debutta in prima nazionale Encore di Theodoros Terzopoulos, che chiude un trittico tra corpo e parola. Recensione

foto di Johanna Weber

È trascorso un anno da quando abbiamo scritto di Amor, secondo capitolo (dopo Alarme) di una trittico firmato dal regista Theodoros Terzopoulos i cui precedenti capitoli sono stati tutti presentati in prima nazionale, nel corso delle ultime tre edizioni, all’appuntamento autunnale del Vie Festival. Con Encore. andato in scena presso il Teatro delle Passioni di Modena, abbiamo assistito all’ultimo segmento di una ricerca che pare soprattutto vertere allo studio di quel confine che consegna il corpo al linguaggio e la parola alla misteriosa organicità della macchina umana.

Agli opposti estremi del proscenio, Sophia Hill e Antonis Myriagkos si fronteggiano da seduti sostenendo, sin dall’entrata in sala del pubblico, un contatto visivo magnetico, impostato secondo un rigore che dallo sguardo iniziale – scopriremo – sarà capace di investire la più remota cellula dei corpi di questi due attori che incarnano, entrambi con convinzione, una chiara sapienza riguardante la natura della propria presenza in scena. La profondità dello studio attoriale è, per noi spettatori in platea, una qualità quasi tattile che emerge dallo spettacolo. Secondo una chiave registica che punta alla rappresentazione con toni un po’ vintage, la regia di Terzopoulos non lascia speranze alla possibilità di percepire distintamente la soglia che il corpo dell’attore attraversa per accedere alla dimensione dionisiaca, dimensione propria della pratica attoriale che non prescinde, tuttavia, dal corpo umano su cui questa configurazione di forze libere si innesta per trasformare un organo umano in un organo d’arte.

foto di Johanna Weber

E proprio l’attore è, come dichiara il regista greco nel suo libro recentemente edito da Cue Press, la chiave attraverso cui andrebbe rivisto tutto il teatro della modernità. Il ritorno di Dyonysos. Il metodo di Theodoros Terzopoulos è un vero e proprio manuale scandito in tredici capitoli che compongono una geografia articolata eppure chiara. Corpo, respirazione, energia, decostruzione, ritmo, improvvisazione infinita, logos, senso, tempo, lutto, fascino, attore e esercizi sono le voci che compaiono nell’indice del libro e descrivono a tutti gli effetti un sistema di pensiero dedicato alla pratica teatrale.  Attraverso indicazioni, suggestioni e schemi il lettore é guidato a una ricerca unitaria che si pone l’obiettivo, come scrive Konstantinos Arvanitakis nella prefazione, di “smantellare il dualismo cartesiano e scrollare via la tirannia della ragione”.

Appare infatti come un’eco di questa intenzione anti-razionalista anche l’inizio dello spettacolo, impostato attraverso una drammaturgia visiva molto chiara: a terra è illuminata una grande croce che occupa, perpendicolarmente, quasi tutta la lunghezza del rettangolo della scena. All’estremo più lontano dell’asse verticale della croce vi è una struttura, come un sobrio altare nero dove a un certo punto i due artisti in scena si troveranno a animare con il volume dei propri corpi una scultura semovente, incastonati in quella misteriosa nicchia nera, messi in ulteriore risalto da una luce che ne aumenta la tridimensionalità delle forme. Così formato, lo spazio è cornice degli opposti come opposte sono le linee di forza descritte dalla croce. Inoltre, basato sugli opposti è anche il superamento che dà vita allo spettacolo: encore.
Mentre gli attori si raggiungono al centro del proscenio inaugurando, così, il contatto tra i loro corpi, scopriamo la voce vellutata e lirica di Sophia Hill che durante lo spettacolo eleverà l’atmosfera del teatro cantando alcune arie, tra cui la celebre When I Am Laid in Earth di Purcell, tratta da Dido and Aeneas e utilizzata anche nello storico Café Müller di Pina Bausch; non a caso, uno degli spettacoli più esemplari sul tema dell’amore di tutto il Novecento. Ed è proprio a un amore lacerante che richiama l’encore del titolo di questo spettacolo basato su un testo di Thomas Tsalapatis.

foto di Johanna Weber

Gli attori in scena maneggiano, quasi sempre in maniera speculare l’uno sul corpo dell’altro, due lunghi coltelli affilati, lame scintillanti che senza macchiarsi di sangue agiscono quasi come estensione delle mani e con cui gli interpreti compongono forme acute e imprimono ritmi che trovano riverbero costante nel movimento di tutto il corpo. Poche sono le parole che irrompono dal silenzio, dal canto o da quel “encore” reiterato nel testo e che allo stesso tempo è ironia e profezia, maledizione e salvezza. In gioco sembra esserci l’integrità umana di queste presenze potenti che ora s’intrecciano ora s’allontanano, secondo un uso della prossemica che imita quello della pulsazione del cuore. Come fu per Amor, anche Encore prende vita in cinquantacinque minuti, un tempo estremamente denso in cui il rigore degli attori in scena ammanta di enfasi e sacralità tutta l’azione.

Fondata trent’anni fa, Attis Theatre è grazie a Terzopoulos la fucina di una filosofia teatrale che, senza soluzione di continuità, è pensiero e pratica, parola e corpo. La pièce funziona come un loop dove l’encore è chiave di un continuo rilancio che altera la dimensione temporale. Quel tempo che, nel libro del regista greco, si intreccia geneticamente alle nozioni di parola, pensiero, corpo, teatro e spazio fino a comporre una geografia dell’attore talmente ben delineata da potersi avventurare nello studio del dionisiaco, magma dell’interminabile tragico che si rinnova come danza sacra e rituale magico. In altre parole, questo è teatro di un tempo altro, dalla platea ne sentiamo chiare le solidi radici antiche e ci sembra di poterne osservare le ombre, lunghe come quelle di un teatro al tramonto.

Gaia Clotilde Chernetich

VIE Festival, Modena – ottobre 2017

ENCORE
con Sophia Hill, Antonis Myriagkos
regia, installazione scenica, testo Theodoros Terzopoulos
musiche Panagiotis Velianitis
costumi LOUKIA
luci Theodoros Terzopoulos, Konstantinos Bethanis
esecuzione delle installazioni sceniche Charalampos Terzopoulos
direzione tecnica Konstantinos Bethanis
produttore esecutivo Maria Vogiatzi
foto Johanna Weber
produzione Attis Theatre
Prima nazionale

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Gaia Clotilde Chernetich ha ottenuto un dottorato di ricerca europeo presso l’Università di Parma e presso l’Université Côte d’Azur con una tesi sul funzionamento della memoria nella danza contemporanea realizzata grazie alla collaborazione con la Pina Bausch Foundation. Si è laureata in Semiotica delle Arti al corso di laurea in Comunicazione Interculturale e Multimediale dell'Università degli Studi di Pavia prima di proseguire gli studi in Francia. A Parigi ha studiato Teorie e Pratiche del Linguaggio e delle Arti presso l'Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales e Studi Teatrali presso l'Université Paris3 - La Sorbonne Nouvelle e l'Ecole Normale Supérieure. I suoi studi vertono sulle metodologie della ricerca storica nelle arti, sull’epistemologia e sull'estetica della danza e sulla trasmissione e sul funzionamento della memoria. Oltre a dedicarsi allo studio, lavora come dramaturg di danza e collabora a progetti di formazione e divulgazione delle arti sceniche e della performance con fondazioni, teatri e festival nazionali e internazionali. Dal 2015 fa parte della Springback Academy del network europeo Aerowaves Europe, mentre ha iniziato a collaborare con Teatro e Critica nel 2013.