Scenari del presente e del futuro a B.Motion Teatro

B.Motion. A Bassano del Grappa le nuove generazioni si confrontano con gli artisti affermati. Uno sguardo su alcune proposte segnalate dal Premio Scenario 2017. Parlaimo di Amor Vacui, Liv Ferracchiati (The Baby Walk), Valentina Dal Mas

Il pubblico al garage Nardini, foto Facebook Operaestate

Per chi non conosca la realtà teatrale veneta, B.Motion Festival, nella sezione teatro, potrebbe apparire come una semplice rassegna votata al contemporaneo o a quello che una volta avremmo chiamato teatro di ricerca: una manifestazione che non ha bisogno di stupire o di attraversare la città, di mettersi in relazione con spazi urbani, ma che da più di dieci anni fa fare la spola agli spettatori dal Garage Nardini al Teatro Remondini. Chi invece abbia dato uno sguardo al programma denso di Operaestate Festival Veneto si accorge che B.Motion è il momento apicale di un lungo percorso che da luglio a settembre invade le valli pedemontane, rete di eventi che in quell’occasione ha necessità di mettersi in contatto con i territori per creare relazioni e scoprire nuovi pubblici.

B.Motion è il tempio delle giovani generazioni e la sezione teatrale si adopera per portare a Bassano del Grappa il meglio che la scena artistica abbia partorito nell’ultimo anno. Scambiando quattro chiacchiere con il curatore Carlo Mangolini (anche animatore di una serie di incontri informali con un gruppo di spettatori) emerge una vocazione alla prossimità, quella necessità di curare da vicino il lavoro e i percorsi degli autori, monitorare e coltivare le eccellenze. Artisti come Marta Dalla Via, d’altronde, sono nati e cresciuti in questi luoghi, di questa regione hanno raccontato le contraddizioni per aprirsi ora a un orizzonte nazionale con l’ultimo Penthotal, visto in anteprima a Primavera Dei Teatri. Nello spettacolo dedicato all’arte e alla lingua di Andrea Pazienza, Dalla Via afferma come questa necessità di rischiare sia propria degli artisti in grado di mettersi alla prova in situazioni di difficoltà.

Amor Vacui – Intimità. Foto pagina Facebook

Ma il rischio deve essere prerogativa anche di chi organizza. A Bassano questo accade a partire proprio dalle nuove leve, basti pensare all’attenzione per i giovani Amor Vacui, compagnia finalista al Premio Scenario, per tre quarti fondata da diplomati dello Stabile del Veneto, già assoldata da Operaestate per un progetto site specific e che proprio a B.Motion, nei 20 minuti del nuovo Intimità, ha dimostrato capacità di scrittura, di composizione drammaturgica e un’impostazione attorale scevra da condizionamenti accademici e pronta a mettersi a servizio del quadro generale. Al Premio Scenario la compagine diretta da Lorenzo Maragoni non ha vinto, ma ricevuto una menzione. Maliziosamente verrebbe da dire che sono troppo divertenti per lo storico concorso, qui poi si sono messi in testa di prendere di petto un tema che è già una trappola: l’amore e le relazioni di coppia. Ma lo fanno con leggerezza, ironia pungente, meccanismi comici puntuali e intelligenza: la stretta relazione tra la ripetizione all’interno della coppia – ciò che fa scaturire l’abitudine – e la reiterazione a teatro (o più in generale nell’arte) mostra in filigrana le numerose possibilità che i tre attori (due giovani uomini e una giovane donna, in biancheria intima, Andrea Bellacicco, Eleonora Panizzo, Andrea Tonin) possono scandagliare partendo da un tema quotidiano e assoluto al contempo. Questa ondata di artisti usciti dal concorso dedicato ai nuovi linguaggi sembra concentrarsi su tutto meno che sulla ricerca della novità linguistica. La qualità e le competenze messe in campo evidenziano però gli studi accademici e i solidi percorsi formativi; il fulcro del discorso sembra essere la parola, coadiuvata da schemi non prettamente teatrali o da un lavoro sul corpo attento e antinaturalistico, spesso in grado di intercettare moduli e idee dalla danza contemporanea.

Valentina Dal Mas – Da dove guardi il mondo. Foto Ilaria Scarpa

L’attenzione per la scrittura è ravvisabile non solo in Intimità (Amor Vacui partendo da un lavoro sulle improvvisazioni lascia che un drammaturgo, Michele Ruol, stenda il testo finale), ma anche in Da dove guardi il mondo, lavoro destinato al pubblico delle giovani generazioni e vincitore di Scenario Infanzia, in cui lo sforzo dell’autrice e interprete Valentina Dal Mas è proprio quello di tenere insieme l’utilizzo creativo del corpo e della parola per raccontare sprazzi di vita di una bambina problematica; quella tra movimento e verbalizzazione, tra corpo e mente è però una battaglia che purtroppo sembra pacificarsi troppo facilmente (almeno in questo primo studio). E sono strutture coreografiche modulari anche quelle usate da The Baby Walk, la compagnia diretta da Liv Ferracchiati. In Un eschimese in Amazonia, vincitore del Premio Scenario, c’è un vero e proprio coro che ruota – alcune volte letteralmente, altre metaforicamente – attorno alla presenza accentrante dello stesso Ferracchiati, il quale improvvisa su un canovaccio a partire dalla propria esperienza di transgender ftm eterosessuale. Ciò che viene disatteso è una relazione chiara con il referente.

Un eschimese in Amazzonia – The Baby Walk. Foto pagina Facebook

A chi si rivolge lo studio di Liv Ferracchiati? Siamo ancora all’interno di una narrazione focalizzata sulla non accettazione da parte della società (da qui l’immagine ossimorica evocata nel titolo). Ferracchiati porta in dote la propria storia e la forza è proprio nella autenticità con cui questa viene data in pasto agli spettatori e alla scena; quel corpo minuto che combatte per lasciarsi alle spalle una femminilità che non gli appartiene è corpo narrante, eppure non basta, il rischio dello stereotipo è dietro l’angolo: nel palleggio svogliato con un pallone da calcio o nell’uso enfatico di un pezzo musicale come Vita Spericolata di Vasco.

Ma la forza di B.Motion sta proprio nel tenere insieme esperienze e valori estremamente differenti; così non è stato inusuale trovare tra il pubblico che riempiva il Garage Nardini per Pedigree di Babilonia Teatri, tra quello di La vita Ferma (l’ultima creazione di Lucia Calamaro andata in scena al Remondini) e de Il cielo non è un fondale (Deflorian/Tagliarini) alcuni dei giovani protagonisti di cui abbiamo parlato: erano lì a rubare con gli occhi, dando respiro a quel senso di comunità che è la ragion d’essere del fare teatro.

Andrea Pocosgnich

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Laureato in Storia del Teatro presso l’Università Tor Vergata di Roma con una tesi su Tadeusz Kantor, ha frequentato il master dell’Accademia Silvio D’Amico dedicato alla critica giornalistica, ha fondato nel 2009 Teatro e Critica di cui attualmente è uno degli animatori. Come critico teatrale e redattore culturale ha collaborato anche con Quaderni del Teatro di Roma, Metromorfosi, To be (free press dedicata al teatro), Hystrio, Il Garantista. Da alcuni anni insieme agli altri componenti della redazione di Teatro e Critica organizza una serie di attività formative rivolte al pubblico del teatro. Dal 2013 al 2014 è stato uno degli insegnanti di Storia del Teatro del progetto Lazio in Scena. Nel 2013 ha ideato e progettato (insieme agli altri componenti di Teatro e Critica) la app Teatro Pocket.