L’età dei maestri. La segretezza della regia teatrale

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Quinta di copertina. È uscito per Viella il libro di Mirella Schino, “L’età dei maestri. Appia, Craig, Stanislavskij, Mejerchol’d, Copeau, Artaud e gli altri”.

Ci sono casi in cui da risistemazioni di libri ne nascono di nuovi. Questo è un libro nuovo. Mirella Schino riprende il suo lavoro di più di dieci anni fa La nascita della regia teatrale e sposta l’analisi su un piano atipico, provando a mettere in luce l’anomalia e i nodi irrisolti di quella grande stagione dei maestri della regia di inizio Novecento. Il punto di vista privilegiato sono allora i romanzi, gli spettacoli, e le biografie dei protagonisti. Ma soprattutto gli incontri, quelli in cui ci si riconosce seppur estranei, quelli dove poco importa la lingua di partenza, fondamentale è la scintilla. Quello tra Nemirovič-Dančenko e Stanislavskij è un incontro famoso, meno quello tra Appia e Craig, eppure sono entrambi “riconoscimenti”. Ce ne sono poi molti altri.

La storia del primo novecento teatrale è tutta qui, in questa immagine evocativa che l’autrice propone nelle prime pagine: una rete d’Indra, concetto preso in prestito dalla filosofia buddista, che suggerisce «una raffigurazione delle interrelazioni tra fenomeni lontani» dove «ogni cosa o idea che esiste o è esistita è uno snodo di questa rete, e ha l’aspetto di una perla, ognuna delle quali aumenta la sua luminosità riflettendo in sé anche le altre». La segretezza di Appia e Craig, Stanislavskij, Vachtangov, Mejerchol’d, Copeau, Brecht, Artaud, cammina a fianco di quella dei grandi attori della stagione precedente, ma svoltando altrove. Di quel che hanno voluto portare via con sé lasciano una traccia, che possiamo recuperare nei loro libri, tra le biografie ma soprattutto nelle esperienze di vita che hanno segnato i primi del Novecento. L’età dei maestri si riferisce in parte anche a quella stagione di Monte Verità, Art & Craft, alle letture comuni di romanzi utopisti (Notizie da nessun dove di William Morris o ancor più I giorni della cometa di Herbert George Wells) che solleticarono gli spiriti di chi abitava il passaggio tra i due secoli.

C’entra tutto questo con il teatro? Sì, come ci entrerebbe la vita, verrebbe da dire. C’è sempre qualcosa di nuovo se indaghiamo le storie dei cosiddetti padri fondatori. Noi oggi li percepiamo nel fondo di un lago, a volerli raggiungere manca sempre un po’ il fiato. È questo che il libro suggerisce, un’immersione in apnea per andare a scoprire quel segreto in fondo al lago, quello che i padri fondatori hanno voluto portare via con sé. Il libro ci invita a decentrare lo sguardo, e prendere il fiato, farci sollecitare dai limiti che la storia del teatro impone, accogliendo l’assenza di una “zona solida” come stimolo per riflessioni più ardite.

Doriana Legge 

Guarda l’Indice completo del libro 

L’età dei maestri. Appia, Craig, Stanislavskij, Mejerchol’d, Copeau, Artaud e gli altri
di Mirella Schino
edizione Viella, 2017
ISBN 978-88-6728-811-3
prezzo € 29,00
pagine 330

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Doriana Legge è docente di Storia del Teatro e Problemi di storiografia dello spettacolo presso l’Università degli studi dell’Aquila. Nel 2014 ha conseguito il dottorato di ricerca in Generi letterari presso il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università degli studi dell’Aquila. Dal 2013 fa parte del comitato di redazione della rivista di studi “Teatro e Storia” edita da Bulzoni. Collabora a voci enciclopediche per il Dizionario Biografico degli Italiani della Treccani. Scrive per la rubrica teatrale dell’“Indice dei libri del mese”. È anche musicista e compositrice per cinema e teatro, autrice di sonorizzazioni che portano a indagare le immagini pensando relative drammaturgie sonore. Da gennaio 2017 collabora con Teatro e Critica. Per consultare i suoi lavori e pubblicazioni più recenti: https://univaq.academia.edu/DorianaLegge