Il cane morto e la donna sospesa. Castellucci legge l’Ethica di Spinoza

Romeo Castellucci chiude la stagione 2016/2017 del Teatro dell’Arte – Triennale di Milano, con il suo Ethica. Natura e origine della mente, tratto dal secondo libro dell’Etica more geometrico demonstrata di Spinoza. Recensione

Foto di Guido Mencari

Un cane morto. Questo l’epiteto invalso in Germania, affibbiato come uno stigma, all’olandese Baruch Spinoza, colpevole di aver propugnato una filosofia paganeggiante, scandalosamente panteistica, che riduce la religione a insegnamento morale e nega la solidità della metafisica di Leibniz. Nella seconda parte della sua Ethica more geometrico demonstrata, Spinoza asserisce che l’oggetto dell’idea che costituisce la Mente umana è il Corpo, definito come «un certo modo dell’Estensione, esistente in atto, e nient’altro». Ossia quindi che la mente umana è unita a esso e tuttavia non la si potrà comprendere adeguatamente, cioè in modo chiaro, se non si conosce prima adeguatamente la natura del corpo. Tra le due sostanze regna un perfetto parallelismo, fondato su un’unità fondamentale; l’una non ha la facoltà di agire sull’altra ma tutto ciò che accade nell’una trova una sua corrispondenza nell’altra. Come parte della sostanza, l’essere umano può quindi essere considerato sotto un duplice aspetto: dal punto di vista dell’estensione egli è un corpo; dalla prospettiva del pensiero è un’anima. Su questi presupposti teorici Romeo Castellucci ha costruito il suo spettacolo Ethica. Natura e origine della mente, che abbiamo visto al Teatro dell’Arte della Triennale, a Milano.

Foto di Guido Mencari

Questa corrispondenza sembra tradursi su una scena che si percorre al contrario: il pubblico, passando attraverso una sagoma, entra sul palco e guarda verso la platea. Un processo di conoscenza che si ribalta: dal fondale al palco per guardare all’evento teatrale; a partire dal corpo per avere nozione della mente. Silvia Costa è appesa a una graticcia invisibile, non si vedono imbracature, lei appare sorretta in aria con un dito. Sospesa su una scena abbacinante, lei è Luce, in un singolare dialogo con Telecamera, un cane nero che si aggira tra il pubblico. L’animale smette di essere pura corporeità e, con voce maschile che riverbera amplificata, si muove tra gli astanti. «Il futuro è già poltiglia /Tu hai il potere di rifondare il nuovo /Io ho pietà di tutto quello che scompare»: queste alcune frasi intercettate nel loro conversare criptato, che si districa tra le fattezze di un discorso sull’amore e tratti evocativi e impalpabili, ineffabili nella loro astratta tessitura. Sul fondale proietta la propria voce sentenziosa il terzo personaggio: Mente. Qui brevi frasi lapidarie intercalano o sottolineano il concerto di voci. Dal varco dell’ingresso si intravedono alcuni corpi femminili in movimento. Si fanno concitati, convulsi fino a stringersi nello spazio; compare uno scheletro e infine, da quell’uscio viene sputato un tessuto nero, entro il quale è avvolto un corpo.
La platea è invitata a uscire, lo spettacolo è concluso. Dall’atto creativo di Luce, Telecamera e Mente nasce l’essere disarmato. Romeo Castellucci ancora una volta scuote chi guarda, lo costringe – anche fisicamente – a ribaltare prospettive, ne provoca i sensi e titilla le curiosità, i dubbi. In questa stringata performance Castellucci condensa molteplici suggestioni e pennella un quadro potente, in cui immagini e dialoghi sono citazioni, furti, nuove nascite. Il regista cesenate sembra dire con Benjamin: «le citazioni, nel mio lavoro, sono come briganti ai bordi della strada, che balzano fuori armati e strappano l’assenso all’ozioso viandante». Così, il cane morto-Spinoza cede il passo al cane vivo e alla donna sospesa.

Giulia Muroni

Teatro dell’Arte, Triennale di Milano – Giugno 2017
Ethica. Natura e origine della mente

ideazione e regia: Romeo Castellucci
testo: Claudia Castellucci
suono: Scott Gibbons
con: Silvia Costa
voce: Bernardo Bruno
sculture: Istvan Zimmermann & Giovanna Amoroso
tecnico del suono: Matteo Braglia
macchinista: Filippo Mancini
addetto alla produzione: Benedetta Briglia
organizzazione e promozione: Valentina Bertolino, Gilda Biasini
amministrazione: Michela Medri, Elisa Bruno, Simona Barducci, Massimiliano Coli
produzione: Socìetas Raffaello Sanzio
in coproduzione con: T2G-Théâtre de Gennevilliers – Centre dramatique national de création contemporaine
creato a: Venezia per Biennale College – Teatro nell’agosto 2013
in coproduzione con: Théâtre de la Ville e Festival d’Automne a Parigi
in collaborazione con: La Biennale di Venezia

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Dottoressa magistrale in Filosofia con una tesi sul rapporto tra Walter Benjamin e Bertolt Brecht, collabora con Teatro e Critica da gennaio 2017. Dal 2015 frequenta il Seminario di Filosofia delle Arti Dinamiche, presieduto da Carlo Sini e Antonio Attisani. Ha coperto un ruolo di docenza in scrittura nelle scuole superiori, nell’ambito del progetto della Regione Autonoma della Sardegna, Tutti a Iscol@ nelle annualità 2016/2017 e 2015/2016. Ha svolto attività di consulenza drammaturgica in progetti promossi da Piemonte Live dal Vivo. Negli anni 2011-2013 ha partecipato a Siena al seminario di studi di genere “Presenti Differenti”, fondato da Maria Luisa Boccia e Michela Pereira. Dal giugno 2013 al dicembre 2016 ha collaborato con la webzine Pane Acqua Culture. Una recensione del 2014 è stata pubblicata nell’ambito del progetto RIC.CI (Reconstruction Italian Contemporary Choreography anni Ottanta-Novanta) ideato da Marinella Guatterini, realizzato con la Fondazione Paolo Grassi. Ha seguito una formazione di danza classica e danza contemporanea e ha partecipato ad alcune produzioni presentate a festival e rassegne nazionali.