Ombretta Calco, il sogno sospeso

Ombretta Calco di Sergio Pierattini per la regia di Peppino Mazzotta al Teatro Eliseo. Duello in forma di sogno con Milvia Marigliano. Recensione

Ombretta Calco di Sergio Pierattini regia di Peppino Mazzotta con Milvia Marigliano
Foto Teatro Eliseo

È un esperimento in sospensione la regia di Peppino Mazzotta, che deve aver orientato Roberto Crea sulla scena di un’opera quasi quotidiana per lingua teatrale e congetture stilistiche da testo.
Ombretta Calco è una drammaturgia scritta da Sergio Pierattini, nata con tormento di fissazione dall’incontro dell’autore con un’anziana signora seduta su una panchina in Piazza Maciachini a Milano, apparentemente oppressa dal caldo, sul punto di avere un malore. Morirà quella donna e abbandonerà il passante, che non ha insistito per aiutarla, nell’«amarezza dei giorni seguenti». Nelle note al testo Pierattini racconta di essere tornato dopo qualche anno in quella piazza, di aver sorriso alla stessa donna deceduta sulla panchina e il giorno appresso di aver iniziato a scrivere.
Al Piccolo Eliseo di Roma, attrice e suo doppio – un albero sradicato, dall’immagine priva di temporalità, né vivo né morto, di una tonalità impersonale – sono sospesi a mezz’aria; la donna, per tutto somigliante al compagno silvestre, oltre che nella situazione spaziale, sembra infatti esserne l’immagine asettica ma al tempo stesso il corrispettivo umano maturo.

Ombretta Calco di Sergio Pierattini regia di Peppino Mazzotta con Milvia Marigliano
Foto Teatro Eliseo

Milvia Marigliano gestisce in un turbine asfittico e eccezionalmente performativo il flusso di pensieri e parole senza che il testo le indichi come ordinarli in una scansione spaziale e temporale: è una figlia imborghesita ma niente affatto fastidiosa, la fisicità arrotondata è quella inscritta in un vestito sgargiante e troppo aderente agli eccessi della muscolatura che appartiene alle signore mogli e lavoratrici dipendenti che affollano le vie della domenica di noi tutti. Ed è questo stereotipo, nonostante sia prestato alla rievocazione di un dramma come quello dell’imprevedibile perdita di una madre, a far stendere il viso in degli abbozzi di risata. Ombretta della Marigliano è la zitella invaghita della libertà seduta in quarta fila, una moglie per la terza volta al posto 11, la sorella maggiore del quarantenne libertino che non si è presentata a teatro per tappare gli occhi ai figli dalle scorrerie di suo fratello. L’attrice e il personaggio scrittole addosso fanno sorridere come si ride delle imitazioni.
Due corpi stanno sospesi come il sogno e il giudizio, come il pensiero e il coma, entrambi due quadri alla parete: un monologo affidato a una voce senza possibilità né capacità di interrompersi che partorisce le sagome di figuranti indispensabili alla narrazione. Qui il labirinto della coscienza dove amore e morte sono potenze creatrici delle infinite possibilità di un’anima sensibile, qui finalmente la vita che costruisce il sogno e mai viceversa.

Francesca Pierri

Teatro Piccolo Eliseo, maggio 2017

OMBRETTA CALCO
di Sergio Pierattini
regia Peppino Mazzotta
con Milvia Marigliano
scene Roberto Crea
costumi Rita Zangaro
disegno Luci Paolo Carbone
produzione Rossosimona Officine Vonnegut

Gli articoli di Teatro e Critica, che sono frutto di un lavoro quotidiano di ricerca, scrittura e discussione approfondita, sono gratuiti da 8 anni.
Se ti piace ciò che leggi e lo trovi utile, che ne dici di sostenerci con un piccolo contributo?
Comments