Rosalind Franklin al Teatro Eliseo, un’altra fotografia

In scena al Teatro Eliseo di Roma Il segreto della vita. Rosalind Franklin, la scienziata che ottenne la prima immagine della doppia elica del dna. Asia Argento e Filippo Dini per un testo di Anna Ziegler. Recensione

Foto di Bepi Caroli
Foto di Bepi Caroli

Nel 1951 Rosalind Franklin è una scienziata donna che alla storia permette di avere la prima immagine ai raggi x della doppia elica del dna, la chiama “fotografia 51”. Ma la storia ha il potere di essere e di consumare la memoria, quanto l’esposizione quasi permanente ai raggi consumò l’utero della donna che morì prematuramente il 19 aprile 1958 all’età di trentasette anni per un cancro alle ovaie.
Qualche anno dopo, il Nobel destinato alla medicina per il merito di aver restituito il ritratto cellulare dell’origine della vita venne consegnato a Francis Crick e James Watson, che a malapena citarono in nota la giovane ricercatrice inglese.

Foto di Bepi Caroli
Foto di Bepi Caroli

Se di fotografia, dunque, si parla, l’intento registico per Il segreto della vita. Rosalind Franklin di Filippo Dini (il quale veste pure il camice del collega Maurice Wilkins che la dottoressa affiancò per tutta la durata della ricerca in laboratorio) è proprio quello di rievocarla in ogni guizzo scenografico affidato a Laura Benzi.
Campeggiano in fotografia i volti di Francis Crick e James Watson gaudenti e avviluppati intorno al modellino che costruirono all’interno del Cavendish Laboratory di Cambridge quando vinsero una gara scientifica il cui risultato doveva determinare ciò che nove anni dopo li avrebbe traghettati verso l’onorificenza mondiale. Vinsero su Linus Pauling e proprio sui colleghi del King’s College, Maurice Wilkins e la Franklin.
Il 5 settembre di due anni fa, Anna Ziegler scrive una drammaturgia per il palcoscenico tutta concentrata sulla restituzione della dignità e della notorietà che mancò alla scienziata.

Foto di Bepi Caroli
Foto di Bepi Caroli

Luca Barbareschi, che a Londra impara a conoscerla incarnata da Nicole Kidman, intraprende una personalissima sfida sull’orizzonte d’attesa italiano e a Roma accoglie in casa sua il testo affidando il ruolo della “dark lady” (così usava definirla Watson insieme con “irascibile e struccata, imbruttita da abiti adolescenziali”) ad Asia Argento, per la prima volta a teatro. La Rosalind Franklin di Argento è una personcina stizzosa nel racimolare l’attenzione negatale, a tratti caricaturale mentre si appoggia alla spalla di Dini in un cabaret di invettiva che ricorda quello delle mura coniugali. Il medesimo siparietto si ripropone nelle relazioni con loro e tra di loro degli altri quattro attori in scena, volti e figure dei personaggi sopracitati. Di difficile restituzione il senso della battaglia femminile, della fatica a emergere in una società castrante per l’intelletto muliebre, dato che ogni sorta di ritratto psicologico sfocia irrimediabilmente in una prosa buffa. E però evidentissimo da testo. L’intorno attoriale della “dark lady”, i compagni che l’affiancano in scena, è costruito in maniera tale da poter offrire al pubblico l’occasione di comprendere l’intento narrativo e il piglio reazionario della vicenda, ma la partecipazione sembra restare sempre a un passo dall’identificazione e al bivio sceglie il corso della risata tanto che, se la viscerale determinazione di Rosalind Franklin dovesse ritrovarvisi, ricorrerebbe probabilmente a un’altra fotografia.

Francesca Pierri

Teatro Eliseo, Roma – Aprile 2017

Di Anna Ziegler
Regia Filippo Dini
Scene Laura Benzi
Costumi Andrea Viotti
Luci Pasquale Mari
Musiche Arturo Annecchino
Ideazioni e realizzazioni video Claudio Cianfoni
Dramaturg Nicoletta Robello Bracciforti 
Organizzazione Massimo Vulcani e Federica Miraglia
con Asia Argento Filippo Dini
e con (in ordine alfabetico) Giulio Della Monica, Dario Iubatti, Alessandro Tedeschi, Paolo Zuccari 
Produzione Teatro Eliseo

Comments
  • Andrea 16 aprile 2017 at 15:20

    Vorrei sapere perchè, con tutte le brave ATTRICI, disoccupate si prende nel ruolo una vera e propria incapace. Forse per il triste mercato dei così detti nomi?

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