Mr Kaos. Osservando il teatro in skatola

Love me tinder – Hate me true ha debuttato nello spazio indipendente romano Mr Kaos all’interno del “Teatro in Skatola”. Recensione

Foto di Kemal Comert
Foto di Kemal Comert

Mr Kaos è un piccolo spazio distante dalle consuete traiettorie teatrali romane; sulla Portuense, in una strada residenziale, una tendina arancione rivela il foyer che confina con la cabina di regia e lo spazio dedicato alle attività teatrali. Non conosciamo nessuno, il luogo inizia a riempirsi, a provare a svolgere la propria funzione sociale, ricreativa, artistica per le persone che lo vogliono abitare. Prima di entrare ci viene consegnato un ciondolo e una prima indicazione: cuore azzurro, siedi in platea, cuore rosso, accerchi il «Teatro in Skatola». A incuriosirci era proprio questo dispositivo – smontabile e facilmente riassemblabile a seconda dei gusti, racconteranno poi i suoi creatori – di visione, costituito da quattro pareti attrezzate, al cui centro gli attori recitano “intrappolati” in uno spazio di circa tre metri per tre.

Foto di Kemal Comert
Foto di Kemal Comert

Siedo a uno dei lati, scegliendo quello in cui il mio sguardo sarà deviato da una tenda di perline, delle mensole, una poltrona; dalla platea avrei trovato delle veneziane inizialmente oscurate, di spalle un’altra poltrona, un tavolino, una porta; dall’altro lato una libreria a piccoli cubi, elementi d’arredo, una bottiglia, dei bicchieri, un vaso con diverse rose incartate singolarmente, uno specchio. Introducendoci al concetto di «nuovo voyerismo teatrale» – così ci è stato ricordato prima che iniziasse lo spettacolo – sembra che questi ostacoli costituiscano non tanto una protezione fisica per gli attori o un impedimento alla nostra visione, quanto uno stimolo a cercare la nostra prospettiva. Veniamo alla seconda indicazione: coloro che sono in possesso del cuore rosso saranno liberi (anzi invitati caldamente) ad alzarsi dal proprio posto, esplorare e avvicinarsi alla scatola, scegliere più di un angolo di visione, spostarsi tra i lati o in platea, anche più di una volta.
Potreste osservare gli attori quasi foste scienziati alle prese con la verifica di un esperimento in vitro, registrare lo sguardo di rimando di uno dei protagonisti mettendovi dall’altro lato dello specchio, in piedi, braccia conserte dietro il vetro che distorce le forme, i colori, o direttamente dietro la porta, magari rimanendo sorpresi quando qualcuno si nega alla vista, uscendo dalla scatola e dalla sala.

Foto di Kemal Comert
Foto di Kemal Comert

Love me tinder – Hate me true è nato all’interno di questo format ideato da Alessandra Flamini in collaborazione con Mauro Fanoni e lo spazio che lo ospita, questa modalità scenica rappresenta però un’arma a doppio taglio. Non è il primo spettacolo costruito per la Skatola e nemmeno, ci raccontano, l’unico esperimento in cui testare diversi livelli di vicinanza tra attori e pubblico. In questo caso la scelta si sposta sull’evidenziare l’assonanza tra il tema trattato e la modalità di fruizione: i due unici personaggi, Nico e Eva (interpretati da Flamini e Fanoni che si sono occupati anche di testo e regia), non si sono mai visti e si sono dati appuntamento telematico presumibilmente per una fugace e – immaginiamo – intensa relazione sessuale. Anche noi sceglieremo cosa guardare così come ogni avventore di Tinder, (quest’app di dating online da cui deriva il titolo), seleziona partner compatibili in base a ciò che vede sullo schermo, alla prossimità del potenziale oggetto del desiderio. Tra i due qualcosa non torna perché se l’obiettivo dovrebbe essere chiaro a entrambi, una volta dal vivo due diverse attitudini si scontrano rivelando desideri e le modalità di approccio diverse. Forse avrebbero potuto scegliere qualcun altro? Noi nel frattempo cambiamo prospettiva e ci alziamo in cerca di una vista migliore. Nico e Eva cozzano perché entrambi, pur essendo sposati, perfino genitori, rivelano un’inesperienza e forse addirittura un’incapacità relazionale che permetta loro di entrare in una sintonia fosse anche solo occasionalmente sessuale. Quanto abbiamo scelto non ci soddisfa, allora proviamo a porci ancora più vicini, quasi a sfiorare i loro corpi attraverso i vetri. Siamo entrati nel gioco, e quasi perdiamo di vista i blandi tentativi che i personaggi mettono in moto per superare diversi cliché amorosi (non sempre riuscendovi). Ritorniamo su di loro: se l’una, cinica, sembra aver eliminato i filtri sociali dal proprio comportamento, l’altro, all’apparenza romantico, svela un atteggiamento molto più imbrigliato nei costumi dai quali dice di voler scappare. La ricerca di una dimensione in cui coesistere verrà forse conquistata alla fine anche se l’appagamento reale verrà sempre messo in crisi.

Appaga noi spettatori spostarci attorno a questo Teatro in Skatola, forse a volte più dello spettacolo stesso, il cui testo a volte rischia di essere schiacciato dalla forma che lo contiene. La recitazione intimista richiesta per tema e prossimità scenica degli spettatori si apre a sprazzi accesi e quasi grotteschi, in cui emerge la diversa visione di questo “amore a buon mercato”, ma a volte non riesce a sfondare la dimensione dell’intimità così come invece si propone di fare la libertà concessa nella sala. Giusta intuizione, allora, in questa intromissione continua, negare la visione, interromperla volutamente uscendo di scena, spegnendo le luci, abbassando le tapparelle. Perché se tutto fosse dato, tutto a vista, tutto alla portata di mano, finirebbe che non ci schioderemmo più, non dai nostri posti, non davanti i nostri computer, non dai nostri desideri o da quelli che crediamo siano i nostri bisogni.

Viviana Raciti

Visto al Mr Kaos, aprile 2017

LOVE ME TINDER – HATE ME TRUE
Commedia brillante [in Skatola]
di e con Mauro Fanoni e Alessandra Flamini
produzione KAOS IN SKATOLA – Il Nuovo Voyeurismo Teatrale

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Viviana Raciti, siciliana d’origine, dopo gli studi classici si trasferisce a Roma, dove si avvicina al mondo dell’arte attoriale e all’animazione teatrale, per poi preferire la strada della critica. Nel 2015 consegue la laurea magistrale presso l’Università La Sapienza in ‘Saperi e Tecniche dello spettacolo teatrale’ con una tesi dal titolo La produzione drammaturgica di Franco Scaldati. Ordinamento, schedatura e analisi, mettendo per la prima volta in luce l’effettiva entità del corpus di opere dell’autore palermitano. Sempre sulla figura di Scaldati ottiene la borsa di dottorato presso l’Università di Tor Vergata. Dal 2012 è redattrice presso la testata online «Teatro e Critica» scrivendo di teatro, danza e teatro ragazzi, mentre dal 2015 fa parte della redazione della testata culturale «Move in Sicily».