Intorno a Jon Fosse. Il gelido sogno di Valerio Binasco

Sogno d’Autunno, drammaturgia scritta dal norvegese Jon Fosse per la regia di Valerio Binasco, debutta in prima nazionale al Teatro Carignano di Torino. Recensione

Foto di Bepi Caroli
Foto di Bepi Caroli

Un uomo e una donna su una panchina, al cimitero. Come in un frame cinematografico, la scena si apre su due solitudini contigue, in un paesaggio silente, freddo, mortifero. Sono Giovanna Mezzogiorno e Michele Di Mauro, nei panni di Donna e Uomo, a richiamare le rarefazioni nordiche e le sospensioni emotive di cui è intessuta questa drammaturgia. Così inizia Draum om Haustern, Sogno d’autunno, scritti del 1998 del celebre autore norvegese Jon Fosse, autore di riferimento di Valerio Binasco che, per la quinta volta, dopo Sonno, Qualcuno arriverà, E la notte canta e Giorno d’estate, porta in scena un suo testo; prodotto dal Teatro Stabile di Torino e che ha debuttato in prima nazionale al Teatro Carignano.

L’incontro tra i due è fortuito, sono stati compagni di vita, ormai le loro esistenze non si incrociano più da tempo. Uomo ha una moglie e dei figli, Donna ha vissuto in città diverse; il caso li vuole vicini, l’attrazione – nervosa, inquieta, gravida di conseguenze – li conduce nei luoghi della loro relazione, a parlare delle assenze incolmate e dei desideri frustrati. Poi, di nuovo insieme. Un balzo temporale conduce al chiuso domestico di una casa borghese, dove si trovano i genitori di lui, in attesa dell’imminente funerale della nonna. Non vedono il figlio da anni, sanno della separazione dalla prima moglie, se ne dispiacciono ma soprattutto sono rammaricati dalla sua incomprensibile e ingiustificabile assenza. La madre, su un modello di chiassosa femminilità mediterranea – evidentemente una coloritura impressa dal regista – e il padre, ricurvo su una ricorsività di borbottii, contribuiscono a rendere asfittico un ménage familiare complesso. Le tensioni si acuiscono con l’arrivo della prima moglie che, disperata, annuncia della grave degenza ospedaliera del figlio, accusando l’ex marito per la sua assenza. Infine il tempo si contrae nuovamente e si apprende che i due consorti non hanno partecipato al funerale della nonna e il manto oscuro e invisibile della morte – che aleggia per tutto lo spettacolo – riveste anche Uomo.

Foto di Bepi Caroli
Foto di Bepi Caroli

L’opera di Fosse svela i dispositivi umani e mette il fuoco su quella visceralità emotiva che soggiace alle relazioni, permeate di un’esigenza vorace e insaziabile di essere amati e di amare. Si tratta di scenari complessi, agitati da tensioni sotterranee e pulsioni irrisolte, che Binasco restituisce attraverso un metodo per sottrazione, di prospetto alla scrittura distillata di Fosse. Michele Di Mauro – noto istrione espressivo e magnetico – lavora di cesello sui gesti e sul timbro per costruire un protagonista maschile convincente, di solida presenza, nelle fattezze di un uomo imbrigliato nei suoi egoismi. Giovanna Mezzogiorno si posiziona a latere, resta discreta e si accende in rapidi momenti ferini. Milvia Marigliano è madre esuberante, venata di un tratto melodrammatico, accanto a un Nicola Pannelli burbero e sommesso e a Teresa Saponangelo nei panni, disperati, della moglie abbandonata e della madre spaventata.

Foto di Bepi Caroli
Foto di Bepi Caroli

Le immagini di Sogno d’autunno sembrano fotogrammi di uno storyboard, a tratti le luci calano come in un battito di ciglia, la panchina iniziale resta sulla scena e ospita il finale, la parete dello sfondo, ruotando, rivela l’interno casalingo. Il risultato dell’operazione di Binasco evoca i toni del melodramma, senza però sprofondarvi, si appropria del gelo emanato da quella scrittura, striandolo tuttavia di una coloritura surreale, beckettiana. L’atmosfera rarefatta concede ampi spazi vuoti entro i quali il lavoro sugli attori risulta componente necessaria. A partire dalle relazioni essenziali, Sogno d’autunno costruisce un discorso onirico sulle assenze, calibrato nelle sue componenti sceniche e attorali, connotato da uno sguardo lucido ma mai impietoso sulle meschinità e lo srotolarsi indocile del tempo, nella prospettiva di figli, genitori, consorti, umani.

Giulia Muroni

Teatro Carignano, Torino – marzo 2017

SOGNO D’AUTUNNO

di Jon Fosse
con Giovanna Mezzogiorno, Michele Di Mauro,
Milvia Marigliano, Nicola Pannelli, Teresa Saponangelo
regia Valerio Binasco
scene Carlo De Marino
costumi Sandra Cardini
luci Pasquale Mari
musiche Arturo Annecchino
assistente alla regia Maria Teresa Berardelli
produzione Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale

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Dottoressa magistrale in Filosofia con una tesi sul rapporto tra Walter Benjamin e Bertolt Brecht, collabora con Teatro e Critica da gennaio 2017. Dal 2015 frequenta il Seminario di Filosofia delle Arti Dinamiche, presieduto da Carlo Sini e Antonio Attisani. Ha coperto un ruolo di docenza in scrittura nelle scuole superiori, nell’ambito del progetto della Regione Autonoma della Sardegna, Tutti a Iscol@ nelle annualità 2016/2017 e 2015/2016. Ha svolto attività di consulenza drammaturgica in progetti promossi da Piemonte Live dal Vivo. Negli anni 2011-2013 ha partecipato a Siena al seminario di studi di genere “Presenti Differenti”, fondato da Maria Luisa Boccia e Michela Pereira. Dal giugno 2013 al dicembre 2016 ha collaborato con la webzine Pane Acqua Culture. Una recensione del 2014 è stata pubblicata nell’ambito del progetto RIC.CI (Reconstruction Italian Contemporary Choreography anni Ottanta-Novanta) ideato da Marinella Guatterini, realizzato con la Fondazione Paolo Grassi. Ha seguito una formazione di danza classica e danza contemporanea e ha partecipato ad alcune produzioni presentate a festival e rassegne nazionali.