Chiuso il Teatro dell’Orologio. Sigilli della questura

Il Teatro dell’Orologio di Roma è stato messo sotto sequestro dalla questura

FB_IMG_1487315144859(1)Nella notte di ieri, 16 febbraio, la questura ha apposto i sigilli al Teatro Dell’Orologio di Roma. A quanto pare la motivazione è relativa alla mancanza di un’uscita di sicurezza, da sempre assente.

Sconcertata la compagnia umbra Teatro Di Sacco, il regista Roberto Biselli si è visto sfrattare con i propri attori al termine della prima replica dello spettacolo Combustibili.

Il giovane gruppo di lavoro che gestisce lo storico multisala commenta l’accaduto con questo comunicato:

“Venerdì 17 febbraio, alle ore 00.45 il Teatro dell’Orologio è stato sequestrato dalla Questura di Roma.
Sono venuti in otto, appartenenti alla polizia di stato, ai vigili del fuoco, all’ispettorato del lavoro: non c’era niente fuori posto, o sono 37 anni che siamo fuori posto. Hanno voluto controllare tutto.
Era tutto in ordine, tranne ciò su cui non siamo mai stati a posto: l’uscita di sicurezza.
Ormai lo sanno anche a Bucarest: il Teatro dell’Orologio non ha l’uscita di sicurezza.
Noi ci abbiamo provato, con uno sforzo economico e di energie non indifferenti, siamo arrivati a tre metri dall’aprire quell’uscita, ma poi abbiamo trovato la Storia e ci siamo dovuti fermare.
Abbiamo cercato, credeteci, in ogni modo, di aprire un varco, un dialogo.
Pensavamo di esserci riusciti, qualcosa si stava muovendo.
E ora, questo.
Siamo tristi e incazzati perché, in questo momento, non sappiamo come tutelare artisti e spettatori (soci, ovviamente) che ogni sera, con passione e caparbietà, continuano ad animare il nostro spazio.
Cerchiamo una risposta da parte di tutta la città: cosa dobbiamo fare?
Cerchiamo una risposta da parte di tutte le forze politiche: crediamo di essere un bene, un’istituzione culturale.
Se non è così, ditecelo: non ha senso continuare a farci del male.
Vorremmo una risposta a una domanda, la vorremmo ora: perché?

Il Teatro dell’Orologio”

AGGIORNAMENTO Ore 13:00 – Questa la risposta arrivata da parte del direttore del Teatro di Roma, Antonio Calbi:

“Quando si chiude un piccolo spazio teatrale è tutto il sistema culturale della città che ne soffre: è come in un ecosistema, dove accanto alla grande quercia crescono arbusti di piccola taglia e dove una fa bene agli altri e viceversa. Una città come Roma che vuole e deve tornare a essere una delle capitali internazionali della creatività e delle arti ha il dovere di salvaguardare e sostenere tanto i piccoli teatri off, dove si annidano spesso i talenti di domani, tanto i suoi teatri pubblici. Getta nell’amarezza e provoca sconforto la chiusura del Teatro dell’Orologio, fra gli spazi “sotterranei” più vivaci della città, col quale il Teatro di Roma condivide da tre anni, insieme al Teatro Argot, un prezioso e strategico progetto dedicato agli artisti e agli spettatori under 25, dal nome eloquente di Dominio Pubblico, che è già un manifesto anche di visione politica. Allo stesso modo, per la prossima stagione, il Teatro di Roma sta costruendo un progetto comune con l’Angelo Mai. Sono spazi di resistenza all’omologazione e piccole barriere contro l’impoverimento culturale. Sono certo che con l’impegno di tutti gli “attori” in campo, criticità e problemi saranno risolti, anche grazie a un vicesindaco e a un assessore alla crescita culturale, Luca Bergamo, che ha un passato di militanza e che esprime oggi, nel suo nuovo ruolo, una visione che punta in prospettiva alla creazione di un sistema culturale articolato e dinamico. Nel frattempo, il Teatro di Roma accoglie negli spazi del Teatro India, seppur già affollati, le compagnie e gli artisti programmati al Teatro dell’Orologio rimasti improvvisamente senza una “casa”.
Il Direttore
Antonio Calbi

 

Leggi altri articoli di POLITICHE CULTURALI

Gli articoli di Teatro e Critica, che sono frutto di un lavoro quotidiano di ricerca, scrittura e discussione approfondita, sono gratuiti da 8 anni.
Se ti piace ciò che leggi e lo trovi utile, che ne dici di sostenerci con un piccolo contributo?
Comments
  • Isak Borg 17 febbraio 2017 at 10:50

    Il motivo è chiaro: se si sviluppa un incendio, gli spettatori muoiono accalcati nello storico spazio, affumicati. Non si fa uno spettacolo dal titolo COMBUSTIBILI in un teatro senza uscita di sicurezza.

  • Maurizio 17 febbraio 2017 at 11:46

    Il motivo è chiaro: se la gente si accultura in postacci come teatri e biblioteche diventa molto più difficile strumentalizzarla.

  • Threaded commenting powered by interconnect/it code.

1 2
Trackbacks