Teatro e artisti, tra vecchia e nuova politica, stessi malanni

Da una parte i progetti speciali premiati dal Ministro Franceschini con finanziamenti ad hoc, dall’altra il contenimento della spesa della giunta Raggi che guarda in parte alla qualità artistica e in parte all’amatorialità. Cerchiamo di capire perché sono due esempi contrari ma simili.

consiglio-di-stato2-e1441201976667-900x601CHI REGOLA IL REGOLAMENTO?
Il 2016 è stato un anno a dir poco faticoso, con l’intero sistema teatrale appeso al nuovo regolamento del Fus in attesa di modifiche e di sentenze, da parte del tribunale amministrativo prima e dal Consiglio di Stato poi. Una battaglia all’ultimo codice, sul filo delle interpretazioni tra politici, dirigenti ministeriali, teatri (la ribellione dell’Elfo ha messo in moto la macchina giudiziaria) e giudici: se la prima sentenza sortì l’effetto di una doccia fredda, la recente decisione del Consiglio di Stato, con cui viene annullato il lavoro delle toghe del Tar, riposiziona il Decreto ministeriale in uno scenario di incontestabile legalità, ma basta leggere entrambi i pareri per rendersi conto che qualcosa non torna, vista la polarizzazione delle due decisioni.

IN ATTESA DI UNA LEGGE
In cantiere c’è anche un codice dello Spettacolo dal Vivo. l’Italia aspetta una legge da settanta anni, è dai tempi della fondazione del Piccolo, nel ’47, che si rimanda e proprio per dare consistenza culturale ai regolamenti ne abbiamo bisogno più che mai.

Anche perché è attraverso una legislazione accurata che si costruiscono le fondamenta delle scelte future, è attraverso una legge che le parti in campo possono far valere i propri interessi tutelando i lavoratori ed esigendo la necessaria trasparenza. Sono questi due punti a mancare spesso nelle relazioni tra la politica e gran parte del panorama creativo teatrale, il rispetto del lavoro e la trasparenza nelle decisioni.

Focalizziamoci su un paio di recenti accadimenti ad esempio, i finanziamenti destinati dal Ministero ai progetti speciali e la modalità contestatissima utilizzata in questi giorni dal Comune di Roma per reperire eventi dal vivo con cui animare Capodanno e Befana.

finanziamento-fus-teatro-progetti-specialiCHI DECIDE QUANDO UN PROGETTO È SPECIALE?
Il primo esempio tira in ballo non poco la questione legata alla trasparenza e al rapporto tra istituzioni, cittadini e beneficiari delle risorse Fus. Il Ministro Dario Franceschini di suo pugno – il comma 2 dell’articolo 46 del famoso decreto glielo permette – ha deliberato per una serie di finanziamenti a progetti speciali: tra quelli prettamente teatrali spiccano i 250mila euro al Teatro Eliseo, che hanno lasciato di stucco molti operatori del settore. Il contributo alla sala romana gestita da Luca Barbareschi è il più alto e stacca nettamente gli altri vincitori (solo la Fondazione Teatro Regio di Parma supera la soglia dei 50mila). Ora non si tratta di criticare la scelta o di capire se il Teatro Eliseo abbia meritato o meno quel balzello da aggiungere al contributo con il quale viene già finanziato dallo Stato, ma è lecito che gli altri beneficiari dei contributi sappiano perché questo avviene. L’Eliseo è uno dei Tric (teatri di rilevante interesse culturale finanziati dal Mibact): che cosa dovrebbero pensare gli altri teatri equivalenti d’Italia? Nella motivazione si trovano anche dei meriti di progettazione sulla periferia (probabilmente il comunicato si riferisce alla collaborazione con il Teatro Tor Bella Monaca). Ci si chiede quanto Franceschini abbia seguito da vicino il progetto per premiarlo in modo così evidente.  In tutto sono 13 i soggetti premiati, teatri lirici, fondazioni musicali, orchestre giovanili, progetti tra letteratura e teatro (è il caso di Dante per Roma), rassegne di nuova drammaturgia, il circuito Atcl operante nel Lazio.
Sia chiaro, questi progetti potrebbero esser tutti meritevoli dei finanziamenti ricevuti (alcuni mettono in campo risorse di formazione per i giovani, altri sono presidi culturali in territori spogli) e non possiamo che essere felici del fatto che ulteriori risorse vengano allocate per lo spettacolo dal vivo, ma è davvero auspicabile che il Ministro in totale autonomia decida, per un lotto totale di finanziamenti che supera gli 800mila euro, motivando poi le scelte con tre righe?

befana_2017_d0A ROMA, ARTISTI PER PASSIONE
La seconda questione è invece legata alla tutela del lavoro, ma anche, più semplicemente, al rispetto nei confronti di chi ha fatto (o lotta per fare) del teatro il proprio mezzo di sostentamento. E anche qui una legge che inquadri finalmente diritti e doveri delle categorie coinvolte sarebbe almeno un primo passo. Quello che sta accadendo a Roma in questi giorni è anche figlio dello spaesamento generale. L’assessorato alla cultura guidato da Luca Bergamo ha ideato una festa per il 1° dell’anno con la regia di Fabrizio Arcuri e ha puntato su artisti del calibro di Ascanio Celestini, Massimo Popolizio e Teho Teardo, allargando però il programma anche a cittadini che per passione e non per mestiere suonano, cantano o recitano, insomma una sorta di corrida parallela al programma dei professionisti.Il tutto comincerà dalla sera precedente.

Ora il problema non è tanto nell’idea (per alcuni opinabile in quanto insegue certi meccanismi culturali da supermercato televisivo, per altri scelta coerente con i meccanismi partecipativi del partito di cui la Sindaca è espressione), ma nella modalità con cui questa viene comunicata. Nel testo si parlava anche di artisti di strada, nel pdf specifico solo di “appassionati”. Da qui le contestazioni sui social a colpi di post ad alto tasso di indignazione, tanto che molti dei contestatori neanche evidenziavano il fatto che quella dedicata agli amatoriali fosse solo una parte del programma. Fortunatamente poi è arrivato il chiarimento dello stesso Vice Sindaco e la correzione del comunicato a differenziare così la situazione tra la chiamata diretta agli amatoriali e il diritto degli artisti di strada di svolgere il proprio lavoro con il classico metodo del pagamento a cappello, che in prima battuta sembrava vietato.

Insomma se è vero che alcuni profili social hanno gonfiato e distorto la questione facendo credere che tutto il programma fosse ideato grazie al lavoro degli “appassionati”, è pur vero che l’Amministrazione sembra proprio avere un debole per l’affidamento dell’intrattenimento di piazza agli amatori. Basta infatti cercare ancora nel sito del Comune di Roma per trovare anche la call dedicata alla festa della Befana. E stavolta il sistema Raggi/Bergamo è davvero indifendibile: in questo caso la chiamata è destinata a “le associazioni culturali e/o sportive amatoriali (…) operanti nel campo dell’animazione culturale e dell’intrattenimento per bambini e ragazzi; le scuole di musica; le scuole di teatro; gli ensemble corali e musicali; gli artisti di strada”. La partecipazione è a titolo gratuito. Arriveranno anche in questo caso le correzioni dell’assessorato?

L’INCOMPETENZA È VECCHIA O NUOVA POLITICA?
Da una parte, nel caso dei progetti speciali di Franceschini, i denari pubblici vengono indirizzati senza il bisogno di dimostrare nulla al contribuente, senza neanche allegare delle specifiche sui progetti o delle motivazioni più approfondite; dall’altra parte un’amministrazione locale (con la responsabilità di una metropoli) guarda con grande disinvoltura alla prestazione gratuita offerta dagli appassionati facendo così contenti coloro che vorrebbero il bilancio centellinato, ma rischiando di abbassare la qualità della stessa offerta. Non sembrerebbe ma sono due facce della stessa medaglia e sinceramente cambia poco su quale casacca questa latta sia appuntata. Ad essere buoni navighiamo a vista in un mare fatto di incompetenza, improvvisazione e incapacità, riuscire a comunicare con chiarezza sarebbe già un importante risultato. A noi spetta invece un esercizio di complessità, cercare di comprendere e approfondire; l’indignazione è ormai un piatto che si fredda nell’arco di una giornata. È un sentimento che si accende e si spegne con la stessa velocità cui scorriamo un flusso di informazioni regolato da un algoritmo progettato in California.

Andrea Pocosgnich

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