10 dicembre 1936. Ultime lettere da Luigi Pirandello e Marta Abba

Radio 3 – tutto esaurito! dedica l’ultima serata di programmazione del mese teatrale al carteggio amoroso tra Luigi Pirandello e Marta Abba con il testo di Katia Ippaso letto da Sara Bertelà e diretto da Vetrano e Randisi. La recensione della lettura avvenuta presso l’Istituto di Studi Pirandelliani di Roma e il podcast della serata.

Pirandello legge a Marta Abba "Trovarsi", Lido di Camaiore, Agosto? 1932
Pirandello legge a Marta Abba “Trovarsi”, Lido di Camaiore, Agosto? 1932

Che fossero lettere profuse d’amore o di banali mal di gola, quando le scrivevamo a mano, la data impressa sul foglio era il primo segno della nostra presenza nel tempo. Una data: il 10 dicembre 1934 Luigi Pirandello riceveva il Nobel per la letteratura. Questo giorno tuttavia, rimarrà impresso nella storia del drammaturgo di Girgenti per un altro evento accaduto due anni dopo, lo stesso giorno ottant’anni fa quando moriva nella sua casa romana dietro Villa Torlonia.
Proprio quest’appartamento sontuoso che ora è la sede degli Studi Pirandelliani (aperta al pubblico e forse troppo poco frequentata), tra le scrivanie e la macchina da scrivere, libri di teatro, filosofia, politica, un lampadario di Murano, dipinti, fotografie, è stato riempito da un folto pubblico per la conclusione del mese teatrale di Radio 3 – Tutto Esaurito! in occasione della lettura scenica scritta da Katia Ippaso a partire dal carteggio tra Pirandello e la sua musa, Marta Abba. Diretta da Enzo Vetrano e Stefano Randisi, Sara Bertelà concede voce e sospiri (e forse una punta di febbre che ci giustifica qualche risvolto melò di troppo) alle parole dell’attrice milanese. Antonio Audino, dopo aver introdotto la serata assieme al presidente Paolo Petroni e la professoressa Antonella Ottai, è quasi direttore d’orchestra durante la diretta nel guidare l’ingresso delle musiche e la voce in absentia di Pirandello interpretato dallo stesso Vetrano.

Non domandarmi di me, Marta mia è centrifuga concentrata di melagrana, aspra e malinconicamente dolce, sanguigna e liquida, storia d’amore segnata dal dolore della distanza contingente e coatta. Ippaso ricostruisce in ordine non cronologico e prova a dedurre a partire da una considerazione lampante: alla corrispondenza stringata e pragmatica dell’attrice risponde un fiume d’amore e di parole dell’autore, dimesso quasi e sempre rivolto alla sua grandezza di attrice, di impresaria, di capocomica, di donna. Leggendo le ultime due lettere antecedenti la morte, mentre l’attrice finalmente approdava a Broadway con un suo spettacolo e lo scrittore si trovava allettato presso il suo studio romano, non una parola di Pirandello lascia presagire della sua fine imminente, come a voler annullare se stesso a favore del successo di lei. Quale amore immenso celava quel silenzio, quanta la distanza imposta da lei nelle descrizioni; questi i due pilastri di quel decennio di corrispondenze attorno ai quali si intrecciano le narrazioni dei primi incontri. Risuonano le esperienze di Marta con la compagnia del Talli presso l’Accademia dei Filodrammatici, le prove del Gabbiano, le recensioni positive di Marco Praga e del Bontempelli e quelle di quel “porco gesuita” di Silvio D’Amico; il teatro nella cantina di Palazzo Odescalchi, le scenografie di Virgilio Marchi e poi, soprattutto, le opere del “Maestro”: dal fiasco dei Sei personaggi al Teatro Valle, dal conflitto drammaticamente autobiografico di Quando si è qualcuno fino a Come tu mi vuoi, scritta proprio per lei in due mesi di villeggiatura a Castiglioncello, dall’autore ma anche da lei stessa, che con la sua recitazione l’aveva colpito così tanto da ritenerla l’incarnazione stessa del suo teatro. Restiamo avvinti a quelle testimonianze, nette e a volte confuse, provando a leggerle – a sentirle – lì dove l’inchiostro si fa volutamente simpatico, invisibile segno che pure, ancora, sa dire qualcosa al tempo presente. Volendo indagare ulteriormente, potremmo salire al secondo piano di via Antonio Bosio 13b, lo Studio di Luigi Pirandello offre ancora molto da leggere e da amare, anche se a distanza.

Viviana Raciti

Ascolta il podcast di Radio Tre

NON DOMANDARMI DI ME, MARTA MIA

di Katia Ippaso
dal carteggio fra Luigi Pirandello e Marta Abba
con Sara Bertelà e Enzo Vetrano
regia Stefano Randisi e Enzo Vetrano
produzione Cooperativa CMC/ Nidodiragno

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Viviana Raciti, siciliana d’origine, dopo gli studi classici si trasferisce a Roma, dove si avvicina al mondo dell’arte attoriale e all’animazione teatrale, per poi preferire la strada della critica. Nel 2015 consegue la laurea magistrale presso l’Università La Sapienza in ‘Saperi e Tecniche dello spettacolo teatrale’ con una tesi dal titolo La produzione drammaturgica di Franco Scaldati. Ordinamento, schedatura e analisi, mettendo per la prima volta in luce l’effettiva entità del corpus di opere dell’autore palermitano. Sempre sulla figura di Scaldati ottiene la borsa di dottorato presso l’Università di Tor Vergata. Dal 2012 è redattrice presso la testata online «Teatro e Critica» scrivendo di teatro, danza e teatro ragazzi, mentre dal 2015 fa parte della redazione della testata culturale «Move in Sicily».