Cenerentola di Europa InCanto. Torniamo tutti bambini

Al Teatro Argentina per un mese La Cenerentola di Rossini, lo spettacolo annuale del progetto Europa InCanto, un metodo rivoluzionario per trasmettere ai bambini la passione per la lirica.

foto Ufficio stampa
foto Diego Monfredini

Ricordo le scuole medie come un periodo buio. Troppo brevi e, almeno nella periferia romana della metà degli anni Novanta, troppo simili a un parcheggio per esseri umani ancora a metà tra famiglia e amici. L’immaginario si sarebbe formato dopo. E però due impulsi necessari sono arrivati da lì. Dall’insegnante di letteratura l’amore per il teatro; da quello di musica una curiosa fascinazione per l’opera lirica. Ricordo una Bohème e una Turandot osservati dai palchi del Teatro dell’Opera con un binocolo che ci passavamo di bambino in bambino, col professor Toschi che ci spiegava in che modo quelle creature riuscissero a controllare, contemporaneamente, l’uso della voce, del gesto, del movimento sul palco, dell’espressione facciale, dividendosi il cervello tra la memoria delle melodie, quella del libretto e l’attenzione tra il direttore d’orchestra e le indicazioni del regista. Ancora oggi, per me rimane un mistero.

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foto Diego Monfredini

Dal 2012 accade invece qualcosa di molto diverso, di più grande, che mostra un coraggio che quasi sfiora la follia. Immaginate di entrare in un teatro all’italiana che reca la locandina de La Cenerentola di Gioachino Rossini e di trovare la platea interamente occupata di alunni delle scuole elementari, in costume di scena: bambini in tenuta da principe, bambine da principessa. Si siederanno, silenziosi e attenti, ad assistere allo spettacolo. Ai piedi del palco, una piccola orchestra da camera composta di giovani musicisti; in scena entrerà una narratrice in costume settecentesco, incaricata di raccontare la fiaba e sarà seguita da cantanti professionisti, che intoneranno arie e duetti celebri dell’opera. Poi accadrà qualcosa di magico: l’intera giovanissima platea si alzerà per accompagnare i professionisti in un canto d’insieme preciso, ordinato, emozionante.

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foto Diego Monfredini

Che sta succedendo? Si tratta del risultato di un lungo processo didattico ideato e realizzato dall’Associazione Musicale Europa InCanto, un organo indipendente che ha lo scopo di «diffondere la cultura musicale tra le nuove generazioni, lavorando con e per i giovani».
Dal 26 aprile al 24 maggio il Teatro Argentina di Roma ospita lo spettacolo finale della quarta edizione del progetto Scuola InCanto. Quello che sarebbe potuto apparire come l’ennesimo saggio di un laboratorio musicale si è invece rivelato un’esperienza unica nel suo genere. Dopo Rigoletto, Il Flauto Magico, Il Barbiere di Siviglia e La Traviata, è stata la volta de La Cenerentola. Quest’ultima ha visto anche la collaborazione con il Piccolo Coro di Mani Bianche 173° C.D. Tommaso Silvestri-Mangarotto di Roma: guidato da operatori specializzati, il coro di bambini ha imparato a eseguire il brano iniziale C’era una volta un re con la Lingua Italiana dei Segni. Il progetto sta attraversando in questi anni altri palcoscenici, come il Teatro Valle, il Comunale Mario del Monaco di Treviso, il Regio di Parma e il San Carlo di Napoli, raccogliendo in questa edizione circa 24mila bambini.

L'interno del libro
L’interno del libro

Germano Neri, pianista, compositore e direttore d’orchestra, in una piacevole chiacchierata a fine spettacolo ci ha parlato della lunga lavorazione, che comporta circa sette mesi tra preparazione dei materiali didattici e insegnamento. Il kit comprende un CD con le musiche, un DVD con il karaoke di tutti i brani e un libro in cui Nunzia Nigro racconta la fiaba, illustrato a colori da Francesca Moretti, ma fornisce anche un’introduzione a Rossini, un focus sulla fortuna del personaggio di Cenerentola, libretto e spartiti solfeggiati e una sezione che dà indicazioni su come confezionare costumi di scena e attrezzeria, tra abbinamenti di colori e piccole realizzazioni in carta crespa.

L'interno del libro
L’interno del libro

«In tre o quattro mesi forniamo un corso di formazione per gli insegnanti che guidano i bambini nell’apprendimento di testo e musiche. Dopodiché quello che succede nelle repliche – che arrivano fino a 90 per ogni edizione, con tre cast che si alternano, ndr – non è mai del tutto prefissato». I bambini cantano dalla platea, ma qua e là vengono invitati a raggiungere i cantanti sul palco, posizionandosi tra le semplici ma funzionali scenografie. «Si tratta di fornire delle chiavi per poter apprezzare la lirica divertendosi, di immaginare strumenti che insegnino un linguaggio quasi da zero, rendere i bambini partecipi di qualcosa che non conoscono» e che, aggiungeremmo, tradizionalmente sembrerebbe un’arte per adulti, qualcosa a cui la scuola stessa fornisce difficilmente accessi agevolati.
Un progetto gigantesco, insomma. Chissà di quale sostegno avrà bisogno un percorso simile. Nessuno. A ciascun bambino viene chiesto un contributo di 16 euro. Che finanzia tutto, compreso l’affitto dei teatri. E pensare che gli Enti Lirici sono sostenuti pubblicamente con somme di denaro che il resto delle arti performative neppure sogna. Questo sì che «è un nodo avviluppato».

Sergio Lo Gatto

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Sergio Lo Gatto è giornalista, critico teatrale, ricercatore e traduttore. Alla Sapienza. Università di Roma svolge un dottorato di ricerca tra teorie della critica e filosofie del digitale. Si occupa di arti performative su Teatro e Critica. Ha fatto parte della redazione del mensile Quaderni del Teatro di Roma, ha scritto per Il Fatto Quotidiano e Pubblico Giornale, ha collaborato con Hystrio (IT), Critical Stages (Internazionale), Tanz (DE), collabora con Plays International & Europe (UK) e Exeunt Magazine (UK). Ha partecipato a diversi progetti europei di networking e mobilità sulla critica delle arti performative, è co-fondatore del progetto transnazionale di scrittura collettiva WritingShop. Ha partecipato al progetto triennale Conflict Zones promosso dall'Union des Théâtres de l'Europe, dove cura la rivista online Conflict Zones Reviews. Tra le pubblicazioni, con Graziano Graziani ha curato il volume La scena contemporanea a Roma (Provincia di Roma, 2013), con Matteo Antonaci Iperscene 3, Editoria&Spettacolo 2017.