Orizzonti Festival 2015. Intervista con Andrea Cigni

Orizzonti Festival: cominciamo a scoprire l’edizione 2015 intervistando il direttore artistico Andrea Cigni

 

Con la Fondazione Orizzonti d’Arte di Chiusi Teatro e Critica ha ideato un percorso formativo dedicato a giovani osservatori, seguiremo con questi spettatori appassionati (studenti e neo laureati) tutto il Festival Orizzonti 2015 e lo racconteremo con un foglio quotidiano che verrà distribuito ogni giorno nei centri nevralgici della città
Alla guida del festival dal 2013 c’è Andrea Cigni,quarantenne regista d’opera che da subito ha tracciato le linee per immaginare una manifestazione realmente multidisciplinare. Lo abbiamo raggiunto per una chiacchierata sull’edizione in partenza il 31 di luglio e che vedrà importanti debutti, tra i quali Pippo Delbono, Roberto Latini e Valter Malosti.

Andrea Cigni - foto Primapaginachiusi.it
Andrea Cigni – foto Primapaginachiusi.it

Un’edizione caratterizzata dal Mediterraneo come tema centrale. Gli spettatori dove ritroveranno questo spirito?

Chiusi è idealmente il cuore di un territorio vasto che è il Mediterraneo. Da qui l’idea di intitolare questa edizione del festival al Mediterraneo come luogo di incontro, scambio e confronto di molteplici linguaggi. Lo spettatore ritroverà questo ‘tema’ negli spettacoli stessi, negli interpreti, nei compositori, negli autori, nelle strutture espressive, nei contenuti degli spettacoli stessi. Da ciò che ha animato il bacino del Mediterraneo come terra di sviluppo culturale privilegiato a ciò che oggi agita questo stesso vasto territorio con i suoi fermenti sociali, civili, antropologici.

Negli ultimi anni però il Mediterraneo è sempre di più anche un luogo di morte per coloro che fuggono da guerra e fame cercando un’altra vita in Europa. Un festival teatrale e musicale, come nel vostro caso, come può inserirsi in questa complessa questione?

Il festival, attraverso i suoi appuntamenti, analizzerà la situazione anche sociale, politica, civile ed il preciso momento storico che sta caratterizzando il bacino del Mediterraneo. Al tempo stesso desidera mostrare quanto di bello, di positivo, di prezioso, lo stesso territorio ha saputo produrre in termini di creazioni letterarie, musicali, performative nel corso della storia. Questi sono i contrasti che da sempre attraversano quest’area geografica: guerre, migrazioni, conquiste, religioni, arti, culture.

In questi giorni in varie zone d’Italia cittadini e gruppi xenofobi di estrema destra si sono opposti alla sistemazione di profughi nei pressi di luoghi abitati. Ogni discorso comincia con l’ormai classico “Io non sono razzista però..”. L’arte e la cultura possono ancora incidere sulla morale e sui valori di un popolo?

L’arte e la cultura più che incidere semplicemente sulla morale e sui valori di un popolo, rappresentano l’identità di un popolo e ne connotano l’esistenza storica, civile, sociale. Ciò che un popolo esprime in quanto tale, e dunque anche le manifestazioni culturali e artistiche che da questo nascono, sono la cartina di tornasole della preparazione civile e sociale del popolo stesso. Arte e cultura incidono sul popolo nella stessa misura in cui il popolo è in grado di creare cultura ed arte ad alto livello. La domanda più adatta è questa: siamo ancora in grado di creare arte e cultura in grado di formare un popolo e la sua coscienza e dare a questo popolo un’identità che non sia semplicemente un‘identità di nome? Spero che il sistema Cultura che stiamo cercando faticosamente di proteggere, far crescere e riorganizzare possa contribuire alla costruzione di questo percorso.

Orizzonti 2015 può apparire come un festival molto eterogeneo, che cerca di tenere insieme esperienze molto diverse fra loro, non solo perché è una manifestazione multidisciplinare, ma anche per i diversi approcci scelti per ogni arte. Insomma cosa lega le creazioni teatrali di Roberto Latini e Pippo Delbono con la Cavalleria Rusticana per la regia di Luca Simon?

Nell’identità di questo festival convivono molte anime. Lo spirito è quello di far convivere, circolare, scambiare, dialogare, i pubblici e gli artisti presenti al Festival. È ciò che a livello ‘politico’ si chiama lo scambio e la circuitazione di pubblici ed esperienze artistiche. Personalmente credo che sia una forza lo scambio tra generi e persone (attori e spettatori). Sulla ‘necessità’ di individuare un legame tra Delbono e Cavalleria o Soavi o Franca Valeri o un Concerto Barocco, credo che tutti, a diversi livelli e con diverse responsabilità producano quel sistema (e ne facciano parte) che noi chiamiamo Sistema Cultura. Il Festival è un Sistema Culturale del quale, a vario titolo e con eguale diritto, tali artisti partecipano attraverso il loro contributo. Completano questo sistema i pubblici partecipanti, gli operatori culturali, i critici. Non a caso Delbono ha fatto pure una regia di Cavalleria a Napoli nel 2012… non pensiamo per singoli contenitori, ma per diverse anime di un unico corpo.

Musica, opera e teatro vivono in due sistemi produttivi e di fruizione molto diversi e in parte anche distanti, eppure potrebbero avere ancora molto in comune. Uno dei più interessanti risultati per i festival potrebbe essere quello di far intrecciare pubblici differenti. Ci siete mai riusciti a Chiusi?

Rispondere a questa domanda oggi è ancora un po’ prematuro. Il Festival, pur alla sua tredicesima edizione, solo da due anni ha questa caratteristica di forte connotazione multidisciplinare con un progetto definito. Capire quanti pubblici, la loro provenienza, il numero esatto e la loro circuitazione tra le offerte del Festival è un’operazione che si svolge su più anni. Posso dire che nella prima edizione del “nuovo” Orizzonti Festival l’operazione è riuscita. Chi frequentava l’Opera spesso è stato ‘catturato’ dal Teatro di prosa o dalla danza, e viceversa. Ora dobbiamo consolidare questo esercizio. Per fare ciò dobbiamo per primi noi smettere di pensare alle differenze (che sono una ricchezza sempre e comunque) come limiti insuperabili e riconoscere le affinità tra i generi e i punti di contatto, che sono poi gli le porte di accesso tra loro stessi.

Il lavoro di questi ultimi anni per il festival è coagulato simbolicamente nelle ultime settimane con il riconoscimento ministeriale che ha selezionato Orizzonti tra i festival multidisciplinari da finanziare. Qual è il futuro e quali le ricadute sul territorio?

Lavoriamo nella direzione di un consolidamento di Orizzonti Festival come manifestazione nazionale e spero anche internazionale di arti performative. Il riconoscimento da parte del Ministero è un bel traguardo se si considera che arriva alla prima istanza di contributo e al secondo anno del ‘nuovo’ corso per il festival stesso. Per il territorio è una ricchezza, per i cittadini e la comunità tutta di Chiusi anche, ma di riflesso per il panorama teatrale e culturale italiano. Si ha la prova provata che gli sforzi messi in campo sono universalmente riconosciuti come validi e portatori di quella qualità artistica che oggi più che mai sono le fondamenta del rinnovamento nel sistema cultura Italia che desideriamo perseguire.

Andrea Pocosgnich
Twitter @AndreaPox

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Laureato in Storia del Teatro presso l’Università Tor Vergata di Roma con una tesi su Tadeusz Kantor, ha frequentato il master dell’Accademia Silvio D’Amico dedicato alla critica giornalistica, ha fondato nel 2009 Teatro e Critica di cui attualmente è uno degli animatori. Come critico teatrale e redattore culturale ha collaborato anche con Quaderni del Teatro di Roma, Metromorfosi, To be (free press dedicata al teatro), Hystrio, Il Garantista. Da alcuni anni insieme agli altri componenti della redazione di Teatro e Critica organizza una serie di attività formative rivolte al pubblico del teatro. Dal 2013 al 2014 è stato uno degli insegnanti di Storia del Teatro del progetto Lazio in Scena. Nel 2013 ha ideato e progettato (insieme agli altri componenti di Teatro e Critica) la app Teatro Pocket.