Fibre Parallele: La beatitudine e la vita violenta

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Fibre Parallele con La beatitudine porta in scena una drammaturgia inedita. Visto in anteprima a Primavera dei Teatri, debutterà al Festival Colline Torinesi 

Foto Primavera dei Teatri
Foto Primavera dei Teatri

C’è un gruppo nel frastagliato panorama della ricerca teatrale italiana che ha compreso prima degli altri la necessità di una maturazione e di un allargamento delle prospettive compositive e produttive, agendo nel segno di una teatralità che faccia propria la visionarietà di certe avanguardie, il loro radicalismo – e dunque anche l’approccio mai scontato alla grammatica teatrale – ma che allo stesso tempo riesca ad aprirsi a drammaturgie dall’efficacia popolare: quel gruppo attualmente non può che essere Fibre Parallele. La beatitudine, visto da poco in anteprima nel rigoglioso festival Primavera dei Teatri, organizzato da sedici anni dai calabresi Scena Verticale, e pronto per debuttare al Festival delle Colline Torinesi è il segno tangibile di questa maturazione. La compagnia fondata una decina di anni fa da Licia Lanera e Riccardo Spagnulo non è più il giovane duo di autori e attori baresi che faceva venire i capelli dritti ai bigotti di provincia dando la sveglia anche a un panorama contemporaneo sempre a rischio di formalismo e autoreferenzialità. Ecco anche perché tra quei gruppi, i cui fondatori ormai si avvicinano (o hanno superato di poco) la soglia dei trentacinque anni, Fibre Parallele non ha mai mostrato segni di cedimento dal punto di vista della fertilità creativa. La mutevolezza d’altronde è sempre stato uno dei caratteri genetici di questi artisti, la capacità ad ogni spettacolo di adattare il proprio linguaggio – in una forma sempre riconoscibile – alla drammaturgia testuale, come se l’impianto teatrale avesse quella duttilità capace di avvolgere nel migliore dei modi una tematica urgente. E qui forse è nettamente riscontrabile il passo in avanti di Fibre: la drammaturgia, anche questa volta a opera di Riccardo Spagnulo, mostra una capacità di scrittura, che certamente è impreziosita dalla regia di Licia Lanera, ma che si mette in mostra autonomamente anche alla semplice lettura.

Foto Primavera dei Teatri
Foto Primavera dei Teatri

Come nei migliori testi di un altro pugliese, Michele Santeramo, lo slancio poetico ha radici ben piantate nella terra, in quella terra che al duo artistico ha dato i natali. Ma l’impatto con la realtà qui è cercato in maniera più complessa e stringente rispetto alle precedenti prove. I protagonisti portano i nomi degli stessi attori (tutti straordinari) sono divisi in due coppie borghesi antitetiche: da una parte Licia e Riccardo, due trentenni con una relazione che non riesce a superare il tunnel della crisi affettiva nata probabilmente dalla perdita di un figlio, dall’altra parte un giovane a loro coetaneo (Danilo Giuva), costretto sulla sedia a rotelle da una distrofia muscolare e schiavo dell’amore materno di una madre ultrasettantenne (Lucia Zotti). Sono i termini di un’equazione sbagliata, anime alla ricerca di una felicità impossibile che li porterà a sbranarsi a vicenda. Il loro sembra essere un lutto perenne: vestiti di nero in una scena vuota dove dominano un tavolo, il manichino di un bambino di 10-12 anni, le luci atmosferiche di Vincent Longuemare e una scritta sullo sfondo “La beatitudine” che solo nel finale lentamente si cancellerà. In mezzo alle due coppie la figura misteriosa e mistica del mago Cosma Damiano (Mino Decataldo) deus ex machina ed enzima acceleratore dello sconvolgimento finale.

Il bambino deve essere cambiato almeno una volta al giorno,
perché altrimenti con questo caldo la plastica si attacca ai vestiti
e quando lo cambiamo viene via!
Tu vuoi avere un figlio senza la pelle? 
(La beatitudine, scena quarta)

In questa paranoica esortazione della giovane donna al proprio uomo c’è gran parte di quella riflessione sulla relazione tra realtà effettiva e realtà percepita, tra la vita concreta e il suo simulacro, insomma tra quello che accade dentro e fuori il perimetro della scena. A incarnare l’incrinatura di una percezione che dovremmo avere salda tra le nostre facoltà c’è questo essere di plastica: figura ambigua, mostra senza ritegno un sorriso di morte, dovrebbe replicare la vita ma altro non fa che ricordarci la sua assenza.

Foto Primavera dei Teatri
Foto Primavera dei Teatri

Eccoci qua.
Siete qui davanti a me, ci siete, siete reali. Vi vedo.
Io ci sono mi posso toccare, se mi do uno schiaffo mi fa male.
Se tocco questa sedia, lo sento, esiste davvero.
Tutto è iniziato a succedermi quando per la prima volta ho pensato:
e se non fosse così?
Se tutto ciò non fosse reale?
Ho iniziato a confondere le cose.
Io Licia, 32 anni, bilancia ho iniziato a non fare più differenza
tra quello che è reale e quello che non lo è.
Non sono pazza. Almeno non del tutto.
Non è una questione di fantasmi o di presenze soprannaturali.
È tutto frutto di ciò che sono. Di ciò che siamo.
Esseri fragili.
Imperfetti. 
(La beatitudine, prologo)

Andrea Pocosgnich
Twitter @AndreaPox

LA BEATITUDINE
Di Riccardo Spagnulo
regia Licia Lanera
di Licia Lanera e Riccardo Spagnulo
drammaturgia Riccardo Spagnulo
con Mino Decataldo, Danilo Giuva, Licia Lanera, Riccardo Spagnulo, Lucia Zotti
luci Vincent Longuemare
assistente alla regia Ilaria Martinelli
organizzazione Antonella Dipierro
tecnico di palco Amedeo Russi
regia e spazio Licia Lanera
produzione Fibre Parallele
coproduzione Festival delle Colline Torinesi, CO&MA Soc. Coop. Costing & Management
e con il sostegno di Consorzio Teatri di Bari – Nuovo Teatro Abeliano
durata 1h 10′

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Laureato in Storia del Teatro presso l’Università Tor Vergata di Roma con una tesi su Tadeusz Kantor, ha frequentato il master dell’Accademia Silvio D’Amico dedicato alla critica giornalistica, ha fondato nel 2009 Teatro e Critica di cui attualmente è uno degli animatori. Come critico teatrale e redattore culturale ha collaborato anche con Quaderni del Teatro di Roma, Metromorfosi, To be (free press dedicata al teatro), Hystrio, Il Garantista. Da alcuni anni insieme agli altri componenti della redazione di Teatro e Critica organizza una serie di attività formative rivolte al pubblico del teatro. Dal 2013 al 2014 è stato uno degli insegnanti di Storia del Teatro del progetto Lazio in Scena. Nel 2013 ha ideato e progettato (insieme agli altri componenti di Teatro e Critica) la app Teatro Pocket.