Oscena Festival: un ponte sospeso tra Sardegna e Sicilia

Oscena Festival 2014: terza edizione per il festival organizzato dal Teatro Stabile di Sardegna e Cada Die Teatro. In questa edizione la scena siciliana raccolta attorno alla rete Latitudini

 

foto  Lucy Dimprima
Chi ha paura delle badanti? – Sutta Scupa – foto Lucy Dimprima

Prima che iniziasse l’ultimo spettacolo, in platea non poteva sfuggirmi un serrato dialogo tra un paio di signore e i componenti della compagnia Esiba Teatro, le due spettatrici si lamentavano di come la messinscena dell’ensemble siciliano fosse cominciata troppo tardi protraendo la serata precedente; i ragazzi rispondevano a tono, non avevano colpa, è la norma che in un festival ogni tanto, causa molteplici cambi di scena, ci siano dei ritardi; «ma le è piaciuto lo spettacolo?» ribatteva uno di loro, «sì, molto» rispondeva la signora sorridendo e trasformando il battibecco in un prezioso atto di conoscenza. Basterebbe questa immagine a racchiudere gli sforzi dello Stabile di Sardegna, di Latitudini e Cada Die Teatro per Oscena Festival 2014 dedicato al nuovo teatro siciliano. Il piccolo dialogo può fungere nel nostro caso da sineddoche dell’intero festival proprio per le pratiche messe in atto da un’esperienza che in questo ponte immaginario tra le due isole non ha mai tralasciato il rapporto tra gli artisti, gli operatori e lo spettatore stimolandolo anche con incontri, presentazioni e discussioni.
La Sardegna con lo Stabile privato cagliaritano, in una sede (il Teatro Massimo) da poco ristrutturata e dalle numerose potenzialità, viste le sale e gli spazi molteplici che la compongono, si è aperta per il terzo anno consecutivo a un’altra regione mettendo in pratica ospitalità e necessità di conoscenza reciproca, un primo passo anche per aprire verso l’esterno la scena teatrale sarda e metterla in discussione; discorso quest’ultimo che meriterebbe un approfondimento autonomo viste alcune proposte locali che abbiamo avuto modo di incontrare e di cui in questa sede non riusciremo a parlare. Dopo le prime due edizioni dedicate a Lombardia e Toscana ecco l’incontro-scontro con l’altra isola, la Sicilia: a fare i bagagli ci pensa la rete Latitudini, nata qualche anno fa per raggruppare le compagnie del teatro di ricerca siciliane, all’organismo presieduto da Gigi Spedale anche l’onere della scelta, azione che fornisca uno spaccato vario e vivo di ciò che superficialmente potremmo chiamare “nuovo teatro sotto allo stretto”.

GiOtto - Babel Crew - foto archivio.gonews.it
GiOtto – Babel Crew – foto archivio.gonews.it

Causa l’indisponibilità degli artisti, occupati in altri appuntamenti, manca l’area del messinese, a parte la presenza appassionata di Spiro Scimone nell’incontro di apertura della rassegna dedicato alla creazione di un profilo attuale e storico del teatro siciliano nel secondo Novecento, ben sviluppato da Dario Tomasello – animatore culturale e docente universitario proprio a Messina. Ma quello che gli spettatori e artisti sardi si sono trovati ad applaudire o criticare è comunque la fotografia viva e caleidoscopica di un panorama teatrale da tenere sempre d’occhio per qualità e radicalità delle proposte.

Caratteristiche messe già in bella mostra dalla prima sera, quando dopo l’apertura dedicata alla Sicilia dei poeti a opera di Luigi Lo Cascio, la messinscena di Savi Sanna spiazzava per la bellezza dell’incipit: un violoncellista e la sua marionetta, tenuta tra le gambe, che segue ogni movimento del doppio umano, mentre le note scandiscono una visione che basterebbe a tutto lo spettacolo e che invece poi si raffredda con una narrazione di certo meno folgorante, forse più adatta a un pubblico di bambini.

La seconda serata è dedicata a due lavori di compagnia, corali, rispetto ai precedenti e successivi assoli. Nel bellissimo spazio abitato da Cada Die Teatro e da altre associazioni nel quartiere di Pirri, in una ex vetreria oggi fucina polivalente, ritroviamo Sutta Scupa compagnia che ottenne qualche anno fa un considerevole successo proprio con lo spettacolo omonimo e poi con Rintra ‘u Cuòri dedicato alla vicenda di Sacco e Vanzetti. Giuseppe Massa, drammaturgo e regista, presenta qui il nuovo lavoro: Chi ha paura delle badanti?, che ci permette di evidenziare un altro carattere comune a questi artisti, ovvero l’urgenza, che in molti casi coincide poi con la necessità di raccontare e interpretare il presente. La storia di due rumeni che si fingono donne ottenendo il posto da badanti in casa di una giovane donna costretta sulla sedia a rotelle incrocia le atmosfere con i sentimenti anestetizzati dalla disabilità:  lei che sente un viscerale bisogno di amore fisico è straniera rispetto alla felicità dei sensi quanto loro sono handicappati in un’Italia che credevano America e dove invece hanno trovato a malapena la sopravvivenza. Si muovono con mestiere e sincerità, nella regia puntuale di Massa, Emiliano Brioschi, Simona Malato e Cristiano Nocera.

Esercizi di prosa ballabile - retablo foto hsalvatorezinna.blogspot.it
Esercizi di prosa ballabile – retablo foto hsalvatorezinna.blogspot.it

La necessità di confrontarsi con le insidie del presente emerge anche nel lavoro di Esiba Teatro, compagnia che si muove tra Milano e Siracusa. A firmare la drammaturgia di 248 Kg è Tommaso Di Dio, poeta milanese appunto; le sue visioni perturbanti trovano nella regia di Sebastiano Di Guardo uno spunto interessante, ma non riescono poi a concretizzarsi in una visione teatrale efficace. Eppure anche qui a ben vedere vi è qualcosa di affascinante e lo troviamo nella possibilità di scandagliare un tema come quello della diversità, dovuta all’obesità del protagonista (casuale è l’attinenza col tragico fatto di cronaca napoletano degli scorsi giorni), ma anche quello inerente la pedofilia, senza aggrapparsi alla violenza delle parole e cercando il bandolo della matassa in un universo quasi onirico, chiuso in un’implosione imminente. Ma tra l’incipit e il finale, capaci di togliere il fiato per impatto visivo e concettuale, vi sono forse troppe concessioni al racconto che impediscono alla rarefazione di inghiottire il resto.

Del GiOtto di Giuseppe Provinzano hanno scritto in molti: un lavoro che all’ottantesima replica e più può vantare ancora una presa diretta, quasi alla gola del pubblico. E forse non sarebbe così se fosse un semplice spettacolo di narrazione dei fatti di Genova 2001, quello di Babel Crew è un monologo polifonico e mai scontato, affresco vivido e al contempo deformato di alcuni tra i giorni più neri della democrazia italiana da quando esiste la Repubblica. Provinzano dà voce ai manifestanti, ai black block spiegandone le ragioni, i sentimenti, poi si mette la maschera del poliziotto e lo fa confessare di essere stato a Bolzaneto, di essere stato un torturatore. Le maschere lasciano però sempre ben visibile il viso di quel ragazzone barbuto che un giorno ha deciso di tornare a piazza Alimonda – anzi, come recita nello spettacolo, in piazza Carlo Giuliani e Mario Placanica – con tutto l’arsenale del proprio teatro.

A Turi Zinna, ultimo degli artisti presentati in rassegna, va il merito di tentare strade impervie e anche in questo caso battute da urgenza e radicalità. Al centro di Esercizi di prosa ballabile, spettacolo che poi scopriremo essere doppio, vi è la città di Catania e la mafia vista come il grande rimosso del presente collettivo. Da una notizia di cronaca apparsa su un quotidiano decine di anni fa l’artista della compagnia Retablo ricama un concerto civile per tema e tecnologico per estetiche. Un tablet al posto dei fogli sul leggio, dei teli di tulle che sezionano verticalmente la scena riverberando una serie di proiezioni, la musica dal vivo e due cabine di controllo… Insomma un’infrastruttura tecnica grazie alla quale Zinna può abbandonarsi in sperimentazioni vocali e sonore. Ma è proprio quell’abbandono che ci coglie impreparati nella seconda parte dello spettacolo quando, invece che trovare una chiusura, il lavoro diventa quasi un debordante concerto nel quale è difficile riannodare i fili di quell’urgenza civile.

Ammetto che alla fine della magmatica e stancante (sia per l’artista che per lo spettatore) performance di Zinna, ho dimenticato di controllare se le due signore protagoniste del dialogo con cui abbiamo iniziato questo racconto fossero sopravvissute, decidiamo arbitrariamente di sì, come buon auspicio per ritrovare più pubblico ancora alle prossime edizioni di Oscena.

Andrea Pocosgnich
Twitter @andreapox

Oscena Festival 2014 – Cagliari 10-12 Ottobre 2014

COMPAGNIA STATALE 114
Turi Marionetta
scritto, diretto e interpretato da Savì Manna,
scenografia e disegno luci Salvo Pappalardo,
trucco Cinzia Maffei
musica “Rapsodia di una marionetta” Savi Manna
marionette Cartura

A.C. SUTTA SCUPA IN COLLABORAZIONE CON STUDIO 427
Chi ha paura delle badanti?
testo e regia Giuseppe Massa
con Emiliano Brioschi, Simona Malato, Cristiano Nocera luci Cristian Zucaro
suono Vincenzo Aiello
assistente alla regia Simona D’Amico
laboratorio di lingua rumena Mihaela Agapie

COMPAGNIA ESIBA TEATRO
248 KG
con Angelo Abela, Marco Pisano, Eugenio Vaccaro
regia Sebastiano Di Guardo
drammaturgia Tommaso Di Dio
disegno Audio Davide Trovato
immagini&Grafica Salvatore Ferrara
co-produzione E45 NFF, Fondazione Campania dei Festival produzione Esiba Arte

COMPAGNIA RETABLO
Esercizi di prosa ballabile
Cronachette di civile apartheid
Fabio Grasso, Giancarlo Trimarchi e Turi Zinna Live & Drama set
drammaturgia ed esecuzione di Turi Zinna

COMPAGNIA BABEL CREW
GiOtto
di e con Giuseppe Provinzano
suono Gabriele Gugliara
luci Fabio Bozzetta
soluzioni sceniche Fernanda Filippi
produzione Babel

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