Itineraria Festival 2014. Ricordi d’estate a Calcata

Itineraria Festival 2014 ha portato una storia d’anarchia nel borgo di Calcata

 

Itineraria Festival
Foto Simone Nebbia

Calcata. Quando si è adolescenti a Roma, vagamente affini a certi percorsi comunitari alternativi alla massificazione, Calcata è una sorta di mito scaduto venti o trent’anni prima, meta di viaggi parte a vantaggio dello spirito e parte in virtù della propria sofisticazione. Si presentava allora come il luogo della fuga, dell’estromissione dal viavai cittadino, rutilante catena di s-montaggio capace di rendere, l’umano, disumano. La fuga, o per meglio dire l’assenza, la dichiarazione di alterità, iniziava lungo la Cassia e finiva in questi borghi incantevoli tra la provincia nord di Roma e il primo viterbese, preferendo laghi e boschi silenziosi alle code postali e ai capolinea d’autobus. Passato qualche anno, dall’adolescenza ma non troppo dalla tensione a farsi da parte, il mito di Calcata è rimasto per molti come un ideale che estenda lo sguardo altrove, fuga recintata da un ritorno a casa, in città, nel mezzo delle cose che stridono ma di cui si è parte, altri invece hanno ripreso quel sogno dal cassetto antiquato in cui era riposto e hanno scelto di andare, hanno – per dirla con il Bartleby di Melville – “preferito di no”.

Simone Perinelli e Isabella Rotolo, al secolo Leviedelfool, non solo hanno scelto di trasferirsi tra cani, galline e profumo di pane incorrotto dal traffico cittadino, ma ci hanno portato il teatro e, in fondo all’anno di laboratori e chissà un giorno di residenze, nell’estate delle serate rinfrescate a un pizzico d’altura, hanno deciso di farci Itineraria Festival, giunto nel 2014 alla seconda edizione e arricchito di un sottotitolo programmatico: “arti sceniche in transito”. Appena lontano dalla città, per salire o scendere, Calcata come tappa della distensione. Tale, il clima, nella piazza raggiunta con un poco di luce della sera. Nel mezzo, con un muro di fondale e i pochi fari appesi a una carrucola che sovrasta la pavimentazione, il direttore Perinelli ci accoglie sorridendo: «lo so, a vederci così, con questi mezzi, più che un festival sembra la sagra del teatro»; ha ragione, perché l’atmosfera non ha la tensione di un inizio che ritarderà, non interessa a nessuno che si faccia ritardo e a me, abituato a ben altri ritmi, sembra un miracolo. Così ce ne andiamo poco oltre, a bere qualcosa al Rock Café che per fortuna manca dell’aggettivo “hard” davanti e ci versa un bicchiere di vino regalando un’immagine impressionante: due neanche ventenni a discutere sulla musica da mettere per il locale, chi vuole Led Zeppelin, chi Pink Floyd. Ok ok, Calcata è davvero ferma in un altro tempo. Me lo godo, mi tolgo l’orologio da polso e lo nascondo nella tasca. Non serve, qui.

Itineraria Festival
Foto Simone Nebbia

Solo tornando verso il teatro mi accorgo che il bar era in Piazza Dario Fo, artista ribelle, come recita il cartello appeso alla rete di un piccolo cantiere di manutenzione. In “transito” fino a qui c’è venuto Savino Paparella, per farci il suo Al Forestér – Vita accidentale di un anarchico, una “idea di libertà” fatta spettacolo per la vita, la storia, dell’abruzzese di Parma Antonio Cieri, antifascista nel midollo e vittima coraggiosa di tante guerre cui resistette con coraggio e dedizione. Questa è Piazza Umberto I, dice la toponomastica ufficiale, Piazza Vittorio Emanuele è poco lontano ma non è comunque il re che interessa questo racconto. Quello, il re in esilio (tardivo), se n’è scappato quasi anche dall’onomastica stradale. Paparella attraversa la storia di Cieri innervandola di una corporalità innegabile, vivificando il testo scritto da Matteo Bacchini con una presenza anche vocale di particolare intensità e uno sviluppo che attraversa tutte le possibilità espressive, “sparso” per tutto lo spazio e anche un po’ oltre; la sua simulazione, il suo artificio, per sapienza d’attore raggiunge un buon grado di veridicità, grazie all’abitazione cosciente di quello spazio scenico. Ci sono un tavolo e una sedia che cambiano continuamente di posto, cambiando di senso; tre portabiti delimitano lo spazio, ognuno ha un cappotto da indossare, un personaggio cui dar vita; poi un cesto della spazzatura dove finisce ciò che non serve, come le lettere dal fronte che non servono più del poco tempo in cui chi le ha scritte è rimasto vivo. Tutti gli oggetti, pian piano nel racconto, finiscono per diventare una barricata, quella famosa di Parma nel quartiere Naviglio. Ecco allora che la storia e la vita si intrecciano, si narra la vita al fronte e quella lontana di una quotidianità impossibile, nell’epoca dei rivolgimenti mondiali, si narra dell’intenzione e il desiderio, la partecipazione attiva e prode al proprio destino. Resta una frase, in fondo: «Il difficile non è essere anarchici, ma restare anarchici». Il tempo è fermo a Calcata, il teatro è suggestione di suggestioni. E per un attimo eterno Piazza Umberto I diventa, di colpo, Piazza Antonio Cieri.

Simone Nebbia
Twitter @Simone_Nebbia

Calcata, Itineraria Festival, Agosto 2014

AL FORESTÉR – VITA ACCIDENTALE DI UN ANARCHICO
di Matteo Bacchini
con e regia di Savino Paparella
direzione tecnica Antonio Rocco Buccarello
collaborazione artistica Elisa Cuppini
disegno luci Emiliano Curà
progetto sonoro Dario Andreoli
registrazioni audio Massimiliano Sacchetti