Teatro in video. Joseph Beuys nella gabbia col coyote

Joseph Beuys con I Like America and America likes Me per Teatro in video. 11° appuntamento

 

Nel 1974, l’attore e performer  tedesco Joseph Beuys realizzò l’opera I Like America and America Likes Me. Si tratta di un video di quaranta minuti con i momenti salienti di un happening (forma di performance coniata da Allan Kaprow alla fine degli anni Cinquanta) che durò all’incirca tre mesi.

Coperto da una pesante manto di feltro, Beuys venne trasportato con un’autoambulanza dall’aeroporto di New York a una gabbia posta nel seminterrato della René Block Gallery. Ad attenderlo vi era un giovane coyote, con cui l’artista cercò di instaurare una profonda relazione. L’idea di Beuys prevedeva la graduale condivisione dello spazio, un dialogo muto fatto di sguardi o di lievi contatti fisici e soprattutto l’attuazione di alcuni “rituali magici”, che l’artista – da molti critici definito «lo sciamano» – praticava intabarrandosi nel manto di feltro e agitando un piccolo bastone da passeggio. Con la stessa ambulanza con cui era arrivato, Beuys fece ritorno in Germania con un lavoro in cui l’azione artistica risulta legata profondamente ai misteri della natura e a discipline spirituali come l’antroposofia.

Il confronto diretto con il mondo animale permette di innescare un processo terapeutico e di riscoperta del sé che libera l’uomo dalle alienazioni in cui la società contemporanea lo intrappola. Sintomatica è in tal senso la precisa simbologia dell’autoambulanza e la scelta di convivere proprio con un coyote, che a detta dell’artista rappresenta «il trauma psichico in cui l’America cadde con la repressione dei Pellerossa». Si può certo discutere sulla qualità artistica della performance, così come rinvenire – sulla scia di un articolo di Jan Verwoert – una lunga serie di incongruenze teoriche o tecniche per dimostrare come l’esperimento fosse in parte fallito. Innegabile è tuttavia la potente vitalità che traspare dalle scene più felici dell’opera, dove sembra che la relazione e il dialogo muto tra i due “co-inquilini” si fosse davvero prodotto. Al punto che risulta molto difficile capire se lo straordinario contatto abbia avuto luogo perché Beuys riuscì a tornare alla semplicità animale, o al contrario perché il coyote arrivò ad assumere una condotta antropomorfa.

In questa sede, si propone la visione del famoso frammento in cui la bestia fa a pezzi – come ipnotizzata – il manto di feltro che mantiene l’artista, o l’uomo contemporaneo, insaccato nel guscio della propria malattia.

Enrico Piergiacomi
Twitter @democriteo

 

 

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