Dal Valle all’Eliseo. La partecipazione e il teatro borghese

Il Teatro Valle tra sgombero e trasformazione, l’Eliseo respira fino a settembre e spera nell’offerta di Umberto Orsini 

 

teatro eliseo sotto sfratto
foto Giornalettismo.com

Queste giornate di fine luglio a Roma le ricorderemo come un momento cruciale nel quale si sono intrecciate storie, battaglie e assemblee. È di un paio di giorni fa l’annuncio dell’accordo con cui viene salvata l’Opera di Roma, primo importante risultato portato a casa dal nuovo Assessorato alla Cultura, eppure non sono passate neanche due settimane dalla messinscena della Bohème con il solo pianoforte come accompagnamento musicale. Il 29 luglio due teatri storici diversi per storia passata e recente ma entrambi parte delle radici culturali di questa città, facevano i conti col proprio destino. Nel mezzo, una cortina di ferro invalicabile a dividere anche modalità di lotta e di crisi agli antipodi.

I lavoratori del Teatro Eliseo presidiano lo spazio ormai da settimane, in una sorta di assemblea permanente partecipata da artisti, operatori e giornalisti. Il direttore Massimo Monaci (qui l’intervista) ha annunciato lo spostamento al 16 settembre dello sfratto esecutivo (che comunque non risolve neanche in vista della collaborazione con Romaeuropa Festival), ora i vertici del teatro hanno un mese e mezzo per trovare un accordo con la società proprietaria dell’immobile, sul quale tra l’altro il Ministro Franceschini ha assicurato il vincolo per la destinazione d’uso (approfondisci qui). Ma la vera notizia emersa nella platea di via Nazionale il 29 luglio è relativa alla manifestazione di interesse di Umberto Orsini; l’ottantenne attore l’ha detto prima con una battuta all’attuale direttore: «Se ti do un milione di euro mi dai il teatro?» e poi lo ha ribadito fermamente finché l’assemblea lo ha acclamato tra gli applausi. Orsini non si è tirato indietro nell’immaginare un futuro per il Teatro Eliseo affermando apertamente che questo futuro è nel passato: «L’Eliseo deve essere un teatro di tradizione borghese». Non sappiamo se l’interesse di Orsini verrà nei prossimi giorni concretizzato privatamente, ma sarebbe interessante capire in che modo il teatro borghese, sconfitto ormai dalla storia, possa salvare uno spazio come quello di via Nazionale, proprio in un momento nel quale i più virtuosi luoghi teatrali privati puntano invece sulla commistione di pubblici diversi.

teatro valle assemblea 29 luglio
foto Valeria Tomasulo

A pochi chilometri di distanza il Teatro Valle misurava prima in conferenza stampa e poi in assemblea il margine di dialogo tracciato dal neo assessore Giovanna Marinelli durante l’incontro del giorno prima al  Teatro di Roma. E lo spazio in questo caso combacia con il tempo, perché a fronte delle buone intenzioni del Presidente del TdR, Marino Sinibaldi, accorso ieri in assemblea (su Repubblica il resoconto di M. Favale) per dimostrare la volontà di aprire a una gestione partecipata del Teatro Valle, sulla situazione grava proprio l’ultimatum che chiude il comunicato firmato da Giovanna Marinelli due giorni fa. Le istituzioni premono per una soluzione veloce perché sono consapevoli che intanto si è messa in moto anche la macchina della giustizia: da ieri, oltre all’indagine della Corte dei Conti e all’esposto in procura del responsabile cultura di Forza Italia Edoardo Sylos Labini, in questo elenco grottesco vi è anche l’Agis -Anec Lazio. In una nota si legge: «L’OPR – SPETTACOLO LAZIO, l’organismo paritetico regionale in materia di tutela e sicurezza nei luoghi di lavoro, nei Cinema, nei Teatri e per tutte le attività dello Spettacolo dal Vivo della Regione Lazio, nell’ambito delle sue competenze ed a tutela degli utenti, ha ritenuto doveroso presentare querela nei confronti sia di coloro che stanno ancora occupando il Teatro Valle che nei riguardi di tutti quelli che hanno tollerato tale occupazione in danno della collettività». Tutti quelli che hanno tollerato tale occupazione, dunque la città tutta, l’Italia, l’Europa e quegli intellettuali che dalle università americane si sono espressi a favore dell’esperienza?

Ma ora, a parte queste azioni ridicole utili solo a invelenire l’aria, c’è un bivio di fronte alle scelte dei mediatori (il Teatro di Roma appunto) e delle istituzioni cittadine, che possono mantenere fede alle parole espresse in questi giorni e ribadite in una intervista rilasciata dalla Marinelli a Repubblica e contribuire a creare veramente un nuovo organismo culturale partecipato, unico in Italia. Per tale scopo non servono un paio di giorni, bisogna intraprendere una serie di incontri e approfondimenti e pensare a una struttura di governo che non ha precedenti, insomma entreremmo nel campo della progettazione culturale più avveniristica per il nostro Paese, e bisognerebbe guardare al piccolo esempio del Teatro del Lido. Allo stesso tempo i tecnici del Ministero entrerebbero al Valle accorgendosi probabilmente che il loro lavoro è molto più semplice di quello che numerosi giornali descrivevano e perché no – se questo è compatibile con i lavori – gli artisti potrebbero continuare la propria programmazione: residenze a giovani compagnie e prove per la prima vera produzione del Teatro Valle post occupazione, Il macello di Giobbe di Fausto Paravidino. Ma ciò accadrebbe nel migliore dei mondi possibili, nel nostro siamo troppo preoccupati a capire ciò che è legale e ciò che non lo è così ogni volta perdiamo d’un sol colpo il valore etico e sociale, le esperienze politiche, anche quando i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Sullo sgombero coatto non c’è molto da dire, se non che l’assessore nella medesima intervista fa intendere di poter arrivare a una scelta del genere. Se l’amministrazione e la questura sceglieranno questa via invece di continuare il dialogo sarà l’ennesima sconfitta per tutti. Il Valle d’altronde non può rinunciare a rimanere aperto senza garanzie reali, è esso stesso il simbolo di questo processo, per chiuderlo ai cittadini qualcuno dovrà dimostrare nero su bianco la pericolosità dell’edificio.

Durante l’assemblea di ieri qualcuno parlava di fine dell’esperienza dell’occupazione e Christian Raimo proprio in un articolo, come sempre pulsante di spunti e passione, pubblicato il 29 luglio su minima et moralia, scriveva: «Comunque vada l’esperienza del Teatro Valle Occupato – per ciò che è stata in questi tre anni – è finita qui: sta finendo, dolorosamente, qui»; siamo di fronte a una trasformazione, come dargli torto, ma ognuno deve fare la propria parte, prima che anche qui arrivi un ottantenne solo al comando che altro di meglio non trova che scommettere tutto sul teatro borghese.

Andrea Pocosgnich
Twitter @andreapox

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