Teatro Eliseo sotto sfratto, la parola al direttore Monaci

Il Teatro Eliseo sotto sfratto, i lavoratori in assemblea permanente, diamo la parola al direttore artistico Massimo Monaci.

teatro eliseo
Teatro Eliseo – foto www.teatroeliseo.it

Due giorni fa abbiamo cercato di fare un quadro complessivo della situazione del Teatro Eliseo di Roma sotto sfratto. In attesa che le istituzioni mettano in atto un’auspicata «mediazione e garanzia» nei confronti delle questioni pubbliche e private che sottendono al futuro di questa come di altre sale teatrali, il ministro per i Beni e le Attività Culturali Dario Franceschini è intervenuto annunciando il vincolo sulla destinazione d’uso, che quantomeno incollerà al nome Eliseo un prefisso: Teatro. In quell’articolo, tuttavia, ci eravamo permessi di porre in maniera neutra e non accusatoria una «domanda principe»: Come si è di fatto arrivati a un debito così preoccupante? Rimasta giustamente senza risposta, abbiamo atteso un chiarimento da parte della direzione artistica. Massimo Monaci ha voluto spontaneamente contattarci per rilasciare dichiarazioni molto precise, interessato appunto a chiarire l’esatta dinamica che ha portato alla minaccia di sfratto, ad oggi esecutivo a partire dal 29 luglio 2014.

La storia e i numeri
«La mia famiglia è subentrata nella stagione 1999/2000 ereditando dalla precedente gestione ben 20 miliardi di vecchie lire di debiti, ha apportato un aumento di capitale pari a 4 milioni di euro e attuato un piano di ristrutturazione aziendale, personale, interventi sui costi complessivi, generali e di produzione. E però si tratta di un teatro di interesse pubblico ma di iniziativa privata, dunque il Ministero “finanzia la perdita” e bisogna cercare di mettere insieme il risparmio e contenimento dei costi con un investimento produttivo sia quantitativo (produzioni, oneri sociali versati) che qualitativo. Durante la nostra gestione, fino alla stagione 2009/2010 siamo riusciti a constatare un sostanziale – pur se precario – equilibrio economico-finanziario. Poi sono arrivati i tagli del Fus, in due o tre anni pari al 30%: stiamo parlando di una perdita di contributo di 470.000 euro. In un bilancio complessivo, i ricavi dell’Eliseo sono così passati da 7 milioni a 6 milioni e 2, di cui solo 1,3 proveniente dal Ministero, il resto privato. Trattandosi di un’impresa, una volta utilizzato il finanziamento è normale che il resto rimanga di responsabilità privata. In principio siamo riusciti a controbilanciare la perdita producendo un aumento di ricavi provenienti da investimenti, dal botteghino e dagli sponsor; poi è arrivato il 2012, la crisi economica internazionale e nel giro di due anni abbiamo perso (come tutti, credo) circa l’80% delle sponsorizzazioni, passando da 350.000 a circa 70.000 euro. Abbiamo poi dei costi del personale e della gestione che sono costi strutturati da vent’anni e su cui – per sopravvivere – siamo intervenuti severamente: i lavoratori hanno fatto profondi sacrifici». Ci permettiamo poi di affondare ancora un po’ il coltello, chiedendo se alcune responsabilità non stiano anche nelle scelte di direzione: «Mentre un teatro come l’Elfo Puccini di Milano – risponde Monaci – ha quarant’anni di storia nel teatro di innovazione, l’Eliseo ha storicamente un taglio più tradizionale. Motivo per cui al Piccolo Eliseo Patroni Griffi ho scelto, ad esempio, di puntare molto sulla drammaturgia contemporanea. Il patrimonio storico degli abbonati è qualcosa di difficilissimo da intaccare e anche di importante da preservare: parliamo di quasi 8000 abbonamenti senza i quali sarebbe davvero impossibile anche stare qui a parlare». Forse allora la soluzione che consigliamo è un sempre più attento lavoro sulla comunicazione e sulla capillarità, sul pubblico.

massimo monaci
Massimo Monaci – foto teatroeliseo.it

Il ruolo delle istituzioni
La risposta di Massimo Monaci, dunque, alla nostra «domanda principe», che poneva in maniera legittima un dubbio riguardo a una mala gestione, ha ricevuto sostanzialmente risposta, invece, in una «congiuntura economica assurda». E forse, su questo ci siamo trovati d’accordo, il problema economico non è l’unico. Secondo il direttore dell’Eliseo «rispetto ad altri territori, Roma e il Lazio sono più penalizzati di altri». Eccolo affiorare il problema sistemico: «Questo è sì un teatro di iniziativa privata – e lo dimostra il fatto che per anni, finché abbiamo potuto, abbiamo sopperito alle perdite con soldi nostri, indebitandoci per conservare uno standard – ma è anche di “interesse pubblico”. Deve dunque essere considerato tale. Per quale motivo a Milano o in Lombardia teatri omologhi al nostro funzionano meglio? Perché cambia l’atteggiamento delle istituzioni locali».

In questo senso è vero che il difetto di questa regione sembra essere a volte una certa superficialità delle istituzioni nel valutare il proprio ruolo. Come se versare contributi liquidi sui contocorrenti dei soggetti che li ottengono sia l’unica azione possibile e richiesta per un sostegno alla cultura. Per poi – in anni di tale disastro – presentarsi di fronte alle folle inferocite di turno a dimostrare quanto si sia ben consapevoli delle difficoltà e quanto in fretta i debiti verranno saldati. Al contrario, soprattutto in tempi così funesti, molto più importante sarebbe un reale ragionamento di sistema, in grado di mettere su un tavolo condiviso le possibilità concrete di sostegno e di creazione di una rete di comunità della cultura. Ed è per questo – concorda Monaci – che, «dopo due anni che provo a portare attenzione a questa situazione, oltre alla ricerca di partner privati e al fundraising già avviato da un anno, l’emergenza di queste ultime settimane ci porta a lavorare a un tavolo istituzionale che garantisca una continuità di cura e magari qualche prospettiva reale e previdente».

Sergio Lo Gatto
Twitter @silencio1982

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Comments
  • Alceste 15 luglio 2014 at 12:21

    Musicisti,autori ,traduttori sono in attesa di una siae che forse non vedranno mai, stesso discorso per il quirino che non paga da molti anni questi “inutili artisti” . nessuno lo dice.oh !!!!!! poverini i ricchi potenti però!!!

  • sergio lo gatto 16 luglio 2014 at 09:49

    Caro Alceste, direi che questa frase potrebbe rispondere alla tua ricerca di attenzione, no? “i lavoratori hanno fatto profondi sacrifici”.
    Mi sembra ovvio che delle perdite di un teatro (privato o pubblico che sia) facciano le spese tutte le professionalità che vi gravitano attorno. Soprattutto le risorse artistiche che vengono ospitate.
    Sono certo che i nostri lettori lo hanno capito tranquillamente.
    Grazie di aver letto
    Sergio Lo Gatto

  • Marco 21 luglio 2014 at 09:18

    L’Eliseo è un istituzione importante per il teatro italiano , e va aiutata !
    Per aiutare l’ Eliseo serve una legge Regionale e Comunale che tuteli il ruolo del teatro e della cultura in generale, una LEGGE che tuteli TUTTI e tutte le realtà di questa regione , una LEGGE che permetta di evitare di dover mendicare anno dopo anno ciò che spetta di diritto e che eviti ogni tipo di personalismo . Una LEGGE PER LO SPETTACOLO CHE DISCIPLINI GLI INTERVENTI REGIONALI

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