I Sacchi di Sabbia. Piccoli grandi suicidi

I Sacchi di Sabbia portano in scena Piccoli suicidi in ottava rima

 

sacchi di sabbia piccoli suicidi
Foto Maria Todesco

L’anno prossimo saranno vent’anni. È infatti dal 1995 che I Sacchi di Sabbia si sono affacciati nel teatro nazionale, ma ciò che importa è che in tutto questo tempo non si sia mai persa l’origine di un’intenzione, il marchio mai snaturato di una ricerca che ne rimane carattere, impronta di stile e riconoscibilità. Infatti il gruppo tosco-napoletano nato a Pisa, diretto da Giovanni Guerrieri, non ha mai abbandonato le fondamenta del proprio teatro, fatto di ironia, di commistione linguistica, di dialogo tra la tradizione popolaresca e lo sperimentalismo espressivo che nelle arti sceniche si misura al meglio. Celebre allora, per dire solo di questi ultimi anni, il Sandokan (2008) che ripercorreva l’epopea di Salgari attraverso un racconto agito da “pers-ortaggi” di una preparazione alimentare; o anche l’esperienza del Don Giovanni (2010) di Mozart la cui partitura musicale, in dialogo con il libretto di Da Ponte apparso in proiezione, è interamente mimata da un coro “onomatopeico”; da non dimenticare il lavoro con il teatro ragazzi come il delizioso Pop Up (2013) realizzato con il Teatro delle Briciole di Parma, in cui lo spazio scenico diviene un grande libro animato, stimolo continuo dell’immaginazione per chiunque abbia intenzione di cedere alla meraviglia.

I Piccoli suicidi in ottava rima visti a Primavera dei Teatri 2014, concepiti durante varie apparizioni in forma di happening per vari festival dello scorso anno, rispondono idealmente a questo processo continuo di ricerca nell’esperienza, perché se ne tragga un motivo di indagine tale da chiamarsi, appunto, teatro.
Tra le varie scene – con Guerrieri ci sono Giulia Gallo, Giulia Solano, Gabriele Carli, Enzo Illiano – si vedrà il duello eterno dei pistoleri Pat Garrett e Billy The Kid (dal film di Sam Peckinpah del 1973), morti e rimorti prima di morire davvero, perché vivi nell’immaginazione che li realizza, ogni volta in questo come in altri racconti; verrà poi il lupo Wolf (che prende spunto da L’uomo lupo di George Waggner del 1941) stimolato da vari Cappuccetto Rosso a fare la sua parte, quando lui vorrebbe invece declamare poesie di Rilke e smetterla una buona volta con il ruolo del cattivo; poi il tema amoroso nella battaglia degli spermatozoi in attesa del lancio e vestiti come per una missione intergalattica; infine l’episodio tratto dal film L’invasione degli ultracorpi (Don Siegel, 1956), l’arrivo improbabile di un alieno a casa di uno svogliato ed esilarante napoletano che non aspettava altro da qualcuno che prendesse il suo posto; poi regalando l’ultimissima sorpresa con una sorprendente Sacra Famiglia, sui generis.

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Foto Maria Todesco

E allora non stupisce che in queste scene susseguenti, pensate per uno spazio povero e pochi oggetti utili alla trasformazione visiva del racconto, la loro ricerca sia ancora ibrida e leghi una forma della tradizione nata sull’appennino tosco-emiliano, i canti dei Maggi Toscani in ottava rima e per ottonari in quartine, basati esclusivamente sull’invenzione nella struttura fissa, alla serialità di episodi ogni volta riconducibili a diversi generi come il western, la fantascienza, la commedia. In dialogo tra il codice tradizionale e la vena sperimentale, tra l’immediatezza della clownerie e la metodicità dell’artigianato, questo loro lavoro articola un racconto per parodia, intesa come straniamento della forma, distorsione dell’equilibrio.

Tale presenza ibrida, nel teatro delle strutture fisse e dei linguaggi categorici, resta un caso particolare, duraturo e per questo di grande spessore. Ma se di teatro si tratta, è per suggestione allora che un’ultima riflessione torna alla memoria: era qualche anno fa, sulla passeggiata lungomare di Rosignano durante il Festival Inequilibrio, il gruppo proponeva una versione rinnovata di uno spettacolo itinerante targato 1998, Il teatrino di San Ranieri, a bordo di un carretto e con abiti cenciosi recuperati per l’occasione; ecco allora il ricordo portare in luce la sensazione che, più che di teatro, fa parlare di “condizione teatrale”, come se la virtù esistenziale ne fosse del tutto intrisa, qualunque spazio ci si trovi ad abitare.

Simone Nebbia
Twitter @Simone_Nebbia

Visto al Teatro Sybaris di Castrovillari
Primavera dei Teatri 2014 [tutti gli articoli da Primavera dei Teatri]

PICCOLI SUICIDI IN OTTAVA RIMA – Vol. 1 e Vol. 2 (60’)
I Sacchi di Sabbia
ideazione Giovanni Guerrieri e Giulia Gallo
con Gabriele Carli, Giulia Gallo, Giovanni Guerrieri, Enzo Illiano, Giulia Solano
regia Giovanni Guerrieri
con la collaborazione di Dario Marconcini
consulenza all’Ottava Rima Enrico Pelosini
consulenza al canto Andrea Bacci e Enrico Baschieri
in co-produzione con Armunia e Festival Orizzonti 2014
con la collaborazione di Santarcangelo dei Teatri/ Compagnia Lombardi-Tiezzi/ Teatro di Buti / Compagnia del Maggio “Pietro Frediani”
con il sostegno di Regione Toscana.

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