Estate Romana e Teatro Valle Occupato. È guerra

Estate Romana. Dopo i risultati tante proteste e confuse congetture

 

"Losers" Tony Clifton Circus - Short theatre 2013 foto www.shorttheatre.org/
“Losers” Tony Clifton Circus – Short theatre 2013 foto www.shorttheatre.org/
[…] Associazioni culturali storiche, tagliate fuori dalle graduatorie dell’Estate romana e dai festival di spettacolo, pubblicate ieri dal Campidoglio, «per premiare gli amici e gli amici degli amici». A cominciare, vociferano i maligni, dall’Associazione culturale Area che promuove da molti anni una rassegna di grande successo, lo Short Theatre, organizzata nel 2012 al Teatro Valle con la collaborazione degli occupanti. Alimentando così il sospetto, anche se assai bravi, che sia stata Benedetta Cappon, ex portavoce del Valle ora in forze all’assessorato alla Cultura, a metterci una parola buona […]

A leggere queste parole scritte nero su bianco, sulla carta stampata di Repubblica, non si crede ai propri occhi, si sbatte le palpebre più volte e si pensa che errori del genere non si trovano neanche nel più amatoriale dei blog. L’articoletto di Giovanna Vitale (apparso l’11 giugno su Repubblica Roma) sembra uno di quei post su Facebook che immediatamente ricevono una sequela di intimidazioni alla correzione fino a quando l’autore non si decide a scusarsi. Ma qui siamo sul più importante quotidiano e a quanto pare l’autrice non solo non si è presa la briga di fare una telefonata a coloro che chiama Area (ovvero AREA06) per ascoltare i destinatari di queste malelingue, ma non ha neppure verificato il fondamento di certe voci con una semplice ricerca su internet. Con una fatica misurabile in una decina di secondi avrebbe scoperto che il festival Short Theatre non si è mai svolto al Teatro Valle.

Ora, a parte la pochezza giornalistica dell’articolo impreziosita da inesattezze macroscopische e insinuazioni da bar (anche perché Short Theatre non è appena atterrato da Marte, è la quinta volta che ha tra i propri finanziatori Roma Capitale) questo e altri indizi ci portano ad affermare che è cominciata una guerra senza esclusione di colpi e la mancanza dell’Assessore alla cultura – giacché Flavia Barca si è dimessa alla fine di maggio – non fa che peggiorare la questione. Della situazione relativa alla cultura romana al collasso ne abbiamo parlato in diverse occasioni ma questo è un momento cruciale: cavillosi, iperburocratizzati e molto complessi anche a detta degli operatori, i concorsoni per l’Estate Romana e per il finanziamento di “Festival di particolare interesse per la vita culturale della Città per il periodo 2014-2016″ hanno mietuto vittime eccellenti, le graduatorie sono pubbliche, potete leggerle, ne nominiamo solo due che si collocano con proposte culturali agli antipodi (della seconda sentiremo la mancanza, della prima un po’ meno): All’ombra del Colosseo e Garofano Verde. Una kermesse di cabaret inserita in una sorta di villaggio turistico nel cuore di Roma e una rassegna dedicata ai temi dell’omosessualità, diretta da Rodolfo di Giammarco al Teatro Belli, entrambe nate negli anni Novanta ed entrambe con il ricorso pronto insieme a tanti altri che promettono battaglia. Il pezzo di Giovanna Vitale rompe gli indugi e ha l’effetto di una granata che precede la guerra civile: la miccia è il Teatro Valle.

Infatti, sull’altro fronte, i difensori della legalità hanno inasprito la lotta al fortino più rappresentativo della controcultura cittadina e probabilmente nazionale, il Valle Occupato appunto. Edoardo Sylos Labini, attore e da poco addetto alla cultura in Forza Italia, ha fatto partire una petizione sul GiornaleOff (di cui è direttore) in cui a gran voce si invoca lo sgombero del teatro settecentesco. Anche in questo caso non perdiamo tempo a confutare gli argomenti della petizione, ovvero le medesime tesi con cui in questi tre anni i più acerrimi oppositori dell’esperienza dei Beni Comuni hanno guardato solo alla superficie delle cose senza mai allungare lo sguardo al di là dei propri nasi. Anche perché basterebbe spiegare, come in molti hanno già fatto, che il famoso danno erariale di cui si parla nella petizione è quantomeno un controsenso, dato che il Valle, funzionando senza finanziamenti e ricevendo dall’amministrazione solo il pagamento delle utenze, rappresenta in realtà un risparmio per lo Stato. Oppure i firmatari della petizione immaginavano un teatro del genere dato in mano a imprenditori privati senza nessuna partecipazione pubblica? Ma, si sa, la prima arma delle guerre politiche è la deformazione della realtà e la violenza bruta ai danni di logica e semantica.

In un’altra epoca l’appello di Labini sarebbe caduto nel vuoto, ma in questo periodo di disfatta ideologica rappresenta invece il raccordo perfetto con la deriva morale e politica della sinistra italiana, Labini non fa altro che tendere la mano; gli basta sussurrare l’altro mantra di tutto il teatro privato romano: “perché un teatro occupato può fare concorrenza sleale a tutti gli altri teatri che, rispettando le regole, si assumono invece costi e oneri?” per far cadere nella rete gli arrabbiati, gli ingenui, gli ipocriti, i tartassati, gli sfiniti. Il Valle come capro espiatorio e la sua liberazione come soluzione a tutti i mali cittadini. E così invece di fare un fronte unico (almeno tra quegli artisti che occupano la cosiddetta zona del “contemporaneo”) per l’ennesima volta si chiamano a raccolta folle mettendo in mostra il dito invece della luna. Invece di chiedere la fine di una gestione frammentata e occasionale della cultura teatrale – di cui i bandi non possono rappresentare la soluzione eterna – e l’inizio di percorsi di progettazione almeno triennali, ecco l’appello per lo sgombero del Valle; invece di chiedere defiscalizzazioni e sburocratizzazioni per chi fa cultura, e un aiuto per quei piccoli teatri privati che non solo si spaccano la schiena per rimanere aperti, ma che addirittura fanno ricerca, promuovono rassegne di nuova drammaturgia e si aprono ai giovani autori, tutto senza un briciolo di finanziamento, si preferisce spostare l’attenzione sugli spazi occupati. D’altronde a rimbalzare dai quotidiani cartacei a quelli online ora c’è anche la protesta del consigliere Pd Pierpaolo Pedetti, rilanciata da Federico Mollicone (esecutivo nazionale di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale), sul posizionamento in graduatoria Estate Romana della manifestazione Tropici organizzata all’Angelo Mai, sgomberato in primavera e ora tornato in funzione dopo che il Tribunale del Riesame ha disposto il dissequestro. I due politici chiedono la revoca dei finanziamenti all’Angelo Mai forse non avendo letto la graduatoria che vede l’associazione di Via di Caracalla situata in quella zona di attesa che frutterà qualcosa solo se i finanziamenti complessivi avranno un’impennata e comunque con decine di progetti posizionati prima.

E qui veniamo all’ultimo fronte di questa guerra, quello realmente ideologico: molti dei firmatari della petizione inaugurata da Labini nei propri commenti spiegano che ormai il Valle non è più un’occupazione artistica bensì politica, ed è vero, come dar loro torto, come d’altronde è politica qualsiasi forma d’arte urgente e necessaria, soprattutto in questo momento. Labini nella petizione si chiede anche perché Rodotà e Tsipras abbiano appoggiato gli occupanti, la risposta anche questa volta va ricercata nel laboratorio politico Valle. Quel teatro non è più solo un avamposto artistico ma una fucina di pensiero politico, ed è questo in realtà il boccone più indigesto tanto a destra quanto a sinistra: il Valle si è permesso di produrre riflessioni politiche e sociali alternative al diagramma piatto rappresentato dall’arco parlamentare. Il palco del Valle insomma era l’approdo naturale per le istanze della lista Tsipras. Nella pratica l’opposizione al pensiero dominante si traduce ad esempio nell’appoggio ai comitati di lotta per il diritto all’abitare e qui la situazione si fa incandescente perché, con il decreto Lupi (il Piano Casa), il governo a maggioranza Pd dichiara guerra alle occupazioni abusive e dunque indirettamente ai poveri, utilizzando come arma un articolo che sancisce l’impossibilità per chiunque occupi una casa di chiedere la residenza e l’allaccio delle utenze, cosa che a cascata rischia di trascinarsi dietro l’inaccessibilità a quei servizi fondamentali per ogni cittadino come salute e istruzione; ma tutto accade sventolando la bandiera della legalità, in una pratica di degenerazione etica che rende tutto possibile – perché badate bene il campo di battaglia è lo stesso. Allora, sì, è tutto vero: il Valle Occupato attua pratiche di concorrenza sleale, L’Angelo Mai si arricchisce con il bar, la cultura e il teatro a Roma possono continuare ad andare avanti con bandi occasionali, piscine a pagamento e spettacoli di stampo televisivo meritano di continuare a essere finanziati ed è cosa buona e giusta che chi è costretto ad occupare una casa non abbia diritto neanche di mandare il figlio a scuola… E addirittura sì quello che scrive lei, cara Giovanna Vitale, potrebbe diventare vero, magari nel 2012 uno Short Theatre si è davvero svolto tra le porpore del Teatro Valle.

Andrea Pocosgnich
Twitter @andreapox

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Comments
  • Marzia Spanu 15 giugno 2014 at 16:24

    Fra l’altro, il 23 maggio l’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite si è pronunciato proprio contro l’art.5 del decreto Lupi che priva della residenza chi abita in edifici occupati, perché una misura di questo tipo si tradurrebbe in ulteriore violazione dei diritti di persone già vulnerabili dal punto di vista sociale ed economico:
    http://www.unhcr.it/news/dir/26/view/1735/integrazione-dei-rifugiati-a-rischio-senza-accesso-alla-residenza-173500.html

  • Dario Aggioli 15 giugno 2014 at 21:31

    Non credo che il problema sia il Valle. (e infatti non ne parlerò, perché poi Andrea dice cose tanto belle ma irrealizzabili, anche per il volere opposto dei singoli artisti, qualcuno anche ospite spesso al Valleoccupato).
    Il fatto è che i tre bandi (aggiungerei quello regionale), hanno decretato una epurazione vera e propria di una parte degli operatori e delle manifestazioni.
    Sembrerebbe che l’epurazione sia stata fatta a favore di una generazione o di una visione politica, invece va a appannaggio solo di alcuni.
    Non credo che la cosa sia stata magari voluta e non credo che la cosa sia del tutto sbagliata, ma la cosa è stata fatta male (ci sia o meno questa volontà e soprattutto sia volontaria e studiata a tavolino).
    E anche nell’articolo di Andrea c’è qualcosa di “particolare”.
    Per prima cosa “EstateRomana” non è solo un bando per il teatro ma per tutte le manifestazioni di intrattenimento e non…
    All’Ombra del Colosseo è la manifestazione che è stata proprio fatta fuori per un vizio di forma, non che non sia stata valutata come le altre o meno.
    A prescindere da ciò che penso io (che poi non è lontano da quello che pensa Andrea), all’Ombra del Colosseo è una manifestazione che accoglie probabilmente delle cifre che nessuna manifestazione finanziata, si immagina; inoltre c’è da dire che senza un vizio di forma difficilmente sarebbe stata fatta fuori perché è una manifestazione che aveva TUTTE le carte in regola secondo il bando.
    Perciò così è stata messa fuori gioco (lecitamente o meno lo si capirà dopo l’eventuale ricorso), poi però nella lista appaiono Tropici (classificata e non assegnata) e anche Dominio Pubblico (che penso si sia presentata come una costola di ArgotOff). Se ad esempio queste due manifestazioni si fossero presentate con come luogo, il luogo dove precedentemente sono state fatte (perciò Angelo Mai per la prima e Orologio e Argot per la seconda), allora anche loro non dovrebbero essere in lista dei finanziabili, perché da bando erano escluse tutti gli spazi senza agibilità e questi tre spazi non li hanno…
    Perciò si crea agli occhi di molte realtà rimaste fuori (nomino anche il Fontanone ad esempio) si vedono molte ingiustizie.
    Come è vista come ingiustizia il fatto che sia stata premiata (in alcuni casi accettata) in tutti e tre i bandi solo una pregressa manifestazione.
    Si deve capire che sono state “fatte fuori” molte realtà che l’EstateRomana l’hanno creata e fortificata negli anni ’70/’80/’90. A volte anche in maniera discutibile.
    Pensate un’estateRomana senza Fontanone, senza il teatro della quercia del tasso o senza all’ombra del colosseo:
    Si ridisegna l’estate a Roma.
    Ma aggiungerei i pochi soldi dati a Cadmo o a Teatri di Vetro (che forse è stato penalizzato dalla nuova location?) o tanti soldi dati a Padiglione Ludwig.

    Poi se uno vuole analizzare forse il problema sta proprio nelle persone che hanno deciso chi doveva stare in commissione e le persone in commissione, che vengono da una unica estrazione (non politica, ma culturale) e probabilmente sono state un po’ cieche difronte alle realtà che poco conoscevano e poco consideravano.
    Sta di fatto che i pubblici diversi dell’EstateRomana non sono stati accontentati tutti…

    (poi se vogliamo possiamo anche analizzare i “danni” o la “percezione dei danni” che il Valle fa a questi operatori, quando in inverno sono operatori di teatri oppure possiamo analizzare le complicazioni delle commissioni nel giudicare queste proposte)

  • Dario Aggioli 15 giugno 2014 at 21:36

    scusate non è chiara la frase
    “Come è vista come ingiustizia il fatto che sia stata premiata (in alcuni casi accettata) in tutti e tre i bandi solo una pregressa manifestazione.”
    Intendevo che è stata premiata sempre la pregressa esperienza di una manifestazione”

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