Peter Handke a Roma. Viaggio nella terra sonora

A Roma la drammaturgia di Peter Handke con un grande progetto

Questo articolo è stato scritto prima che alcuni avvenimenti lo rendessero errato, come lo sgombero dell’Angelo Mai, parte del progetto artistico. Abbiamo scelto di lasciare il pezzo così com’era, perché fosse visibile il suo radicamento culturale nei vari territori della città, dagli istituti di cultura alla cintura del Teatro Quarticciolo, da Radio 3 e le università a un centro culturale occupato (TeC)

peter handke
Peter Handke

C’è una foto a tutta pagina, in bianco e nero, sulla copertina del progetto La terra sonora – Il teatro di Peter Handke. Ritrae lo scrittore austriaco seduto su una piccola sedia di legno, al centro di una stanza scarsamente arredata. La luminosità sembra raggiungerlo sul viso rivolto verso il soffitto o, si immagina, più lontano oltre lo spazio confinato, pur lasciando il resto del suo corpo nell’accenno ombroso di una staticità rilasciata. Ma c’è qualcosa di strano, si fa chiaro scorgendo che la luce dalle finestre, affacciate entrambe su un giardino frondoso, penetra la parte superiore mentre quella inferiore è coperta da uno strato di tendaggio.
L’ombra del corpo, non riguarda il corpo stesso. È attorno e lo coinvolge in una nebulosa informe, dispersa, ma non è il corpo a produrla. Non c’è allora costrizione, ma una sensazione di serena condiscendenza ad affondarvi. Come se l’altezza cui tende lo sguardo non fosse possibile se non avallando l’inabissamento del corpo che la luce, colpendo in una carezza creatrice il viso, fa riemergere e proietta oltre lo spazio della stanza stessa. Nel valore semantico dell’immagine risiede allora, per suggestione, uno degli elementi più forti ed esplicativi del suo teatro, un carattere di immediatezza tuttavia impossibile se non invischiata nell’estensione caliginosa della complessità, l’uomo calato nell’ombra che lo circonda e grazie alla luce, ossia alla facoltà immaginifica, si eleva oltre i limiti della sua finitezza.

La terra sonora è un progetto lungo che suppone studio e creazione, che quindi lega insieme due urgenti pratiche culturali cui oggi le amministrazioni stanno sorprendentemente dedicando attenzioni separate. Invece in questo caso si può parlare di un progetto formativo o, meglio, formativo perché artistico. L’ha ideato – assieme a Francesco FiorentinoValentina Valentini, amante della scrittura romanzesca e drammaturgica di Peter Handke, intercettando prima una necessità tutta personale – resa così collettiva – di conoscere parte di quella produzione non tradotta in italiano, in secondo luogo la domanda contemporanea attorno alla sperimentazione linguistica e concettuale del suo teatro. Per realizzarlo, convogliando economie frammentate dall’Istituto Italiano di Studi Germanici (4.000 euro), dal Goethe Institut (1.000 euro), dal Forum Austriaco di Cultura di Roma (2.000 euro) e soprattutto dal Centro Teatro Ateneo di Sapienza Università di Roma che dirige (5.000 euro), ha poi cercato la partnership artistica con una compagine come Scuolaroma, rete di artisti nata dall’esigenza di sistematizzare alcune esperienze didattiche non disgiuntamente da quelle performative che si sono alimentate nel territorio indipendente della città, al fine di convogliare i concetti ideativi in una fase scenica che ne rispetti i contenuti e li espliciti in una rinnovata sperimentazione.
Ma prima di tutto è la fase di studio che la stessa Valentini dispone come prioritaria, atta a comprendere quel passaggio di svolta epocale rappresentato, tra l’inizio e la metà degli anni Ottanta, dalla «crisi del descrittivismo, della reificazione, crisi che ha prodotto il tentativo di rinnovare il personaggio, ritracciare le linee di una storia sperimentando con il dialogo e con la presenza scenica». Proprio in questo punto, nella frattura storica, la scrittura di Handke ha inteso affrontare il cambiamento indagando la lacerazione, mettendo in scena la crisi stessa e affidando così all’attore, che egli stesso definisce come «l’unica cosa che resta di tutti i pensieri attorno alla scena», l’analisi dell’uomo attraverso sé stesso, attraverso il difetto di essere, contemporaneamente, in scena e nella vita.

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Autodiffamazione – Foto Ilaria Scarpa

Parallela e, anzi, essenziale alla fase di laboratorio scenico, è la parte del progetto dedicata alla traduzione dei testi inediti in Italia: il seminario di traduzione è stato affidato a un’équipe di studenti di studi germanici tra La Sapienza e l’Università Roma Tre (finanziatrice di altri 1.500 euro), coordinati da Francesco Fiorentino e Camilla Miglio, che potranno così preparare il campo all’appropriazione della parola di Handke da parte degli artisti coinvolti; già, perché gli artisti di Scuolaroma che hanno risposto con interesse al progetto provengono da estetiche e pratiche molto diverse, ognuno di loro ha però trovato, o sta cercando, nell’autoreaustriaco una propria ragion d’essere, traducendo doppiamente in un progetto ulteriore quanto giunge loro dalla lettura testuale. Sarà così allora che Veronica Cruciani, insieme a MK e Muta Imago, potrà coinvolgere su L’ora in cui non sapevamo niente uno dell’altro il quartiere romano del Quarticciolo, letteralmente trasformando uno dei suoi lotti in uno spettacolo; ma ci saranno anche Werner Waas (già esperto traduttore e realizzatore di spettacoli di Handke come il recente splendido Autodiffamazione visto a Short Theatre, parte del progetto) che insieme a Tony Clifton Circus ha lavorato su Kaspar; poi Fabrizio Arcuri, Fiora Blasi, Caterina Inesi e Daria Deflorian che cureranno la lettura e l’analisi dell’opera insieme agli studenti per trarne forme spettacolari; tutti i risultati, insieme al RedReading#7 in omaggio all’autore di Bartolini/Baronio, saranno presentati tra maggio e giugno al Teatro Quarticciolo e all’Angelo Mai Occupato. Ma il progetto didattico non è tale se non torna nelle aule universitarie, dove si svolgerà una giornata di studi con la presenza dell’autore e, separatamente, un convegno dedicato in autunno, periodo in cui i testi saranno pubblicati da Quodlibet ed entreranno nel mese del teatro di Radio 3, partner e ospite anche di un radiodramma in via di definizione diretto da Lisa Ferlazzo Natoli.

Parlando dell’esperienza, Daria Deflorian di “Scuolaroma” (in scena anche con Insulti al pubblico a fine maggio all’Angelo Mai Occupato) definisce il teatro di Handke come «una scrittura aperta, che può interessare per la scrittura, per il movimento, per chi lavora sulla presenza dell’attore in scena, perché è un autore fuori dalle mode». La moda. Non è la religione del nostro tempo? E allora parla Handke a questo tempo? Egli intercetta della contemporaneità il concetto di materia visibile nell’essenza dell’azione e non nell’azione svolta, in un attore di Handke è racchiusa e sviluppata non l’azione in sé, quotidiana, ma ancor di più la possibilità dell’azione stessa, ossia la scelta se compierla o meno, il discrimine attraverso cui disporre ed esplicitare la propria, e universale, esistenza. Fuori dalle mode, certo. E sempre immerso nel tempo presente.

Simone Nebbia
Twitter @Simone_Nebbia

Questo articolo è apparso sul numero di Aprile dei Quaderni del Teatro di Roma. Per gentile concessione.

PROGRAMMA (passibile di variazioni per iniziative varie della questura o del Comune di Roma)

Handke Camp
progetti degli universitari
a cura di Fabrizio Arcuri, Fiora Blasi, Daria Deflorian e Caterina Inesi
17-18 maggio 2014
Teatro Quarticciolo
Roma

Kaspar
di Peter Handke
un progetto di Werner Waas e Tony Clifton Circus
16 maggio 2014

RedReading#7
omaggio a Peter Handke
di Tamara Bartolini e Michele Baronio
Forum austriaco di cultura (luoghi in via di definizione)

Insulti al pubblico
di Peter Handke
regia Accademia degli Artefatti
29-30 maggio 2014
Angelo Mai, Roma

Presentazione dei laboratori di Veronica Cruciani, MK, Muta Imago
1 giugno 2014
Teatro Quarticciolo
Roma