Il teatro sognato da InternoEnki e Articolo18Comma1

Per fare il teatro che ho sognato: ripercorriamo i primi due incontri con InternoEnkie e Articolo18comma1

 

per fare il teatro che ho sognato foto di annarita colucci 2
InternoEnki foto Annarita Colucci

Alle giovani compagnie teatrali viene chiesto spesso (nei concorsi, per mezzo di premi legati a festival e manifestazioni) di dar prova di una capacità creatrice che si distingua dalla massa, ma più raramente si offre loro una sponda di dialogo che faccia emergere quella cultura teatrale che dovrebbe fornire le fondamenta per ogni costruzione.
Soprattutto a questo serve la serie di incontri curata da Annarita Colucci, Guido di Palma e Irene Scaturro che si tiene ogni venerdì fino al 4 luglio alla Casa dei Teatri. Qui, cosa inusuale, non c’è un evento o una pubblicazione da promuovere, ma non si tratta neppure di una riunione carbonara per adepti al culto della ricerca teatrale. Piuttosto ciò che accade nella sala Barbaro ha il valore dell’incontro e della scoperta, quella reale, che presuppone talvolta anche un certo coefficiente di ingenuità da parte di chi si lascia scoprire e che nella forma pensata dagli ideatori riesce a rimanere abilmente a cavallo tra due aspetti fondamentali del teatro: la teoria e la pratica. La forza è però data dall’osmosi con cui i due livelli si compenetrano.

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InternoEnki foto Annarita Colucci

Nel primo appuntamento Collettivo InternoEnki, guidato da Terry Paternoster, ha cominciato leggendo un manifesto scritto per l’occasione che racchiude la volontà politica del gruppo vincitore del Premio Scenario Per Ustica, passando poi a mostrare il training (ovvero quell’insieme di pratiche con le quali uno o più attori si preparano a una sessione di prove) e brani dell’ultimo lavoro M.E.D.E.A. Big Oil. Al pubblico di appassionati e osservatori (grazie anche alla presenza della Casa dello Spettatore) il compito di entrare in queste strutture artistiche spesso celate. E qui si realizza al meglio quel passaggio osmotico dalla teoria alla pratica che permette, se non di capire meglio, quantomeno di formulare domande utili ad aprire altre vie di conoscenza. Quanto è importante la formazione di un attore? È sempre necessario conoscerla? Il professor Di Palma lavora con costanza attorno a queste domande cercando di indagare tra le esperienze formative e professionali dei giovani artisti, chiedendo loro un riscontro pratico. InternoEnki per la sua Medea lucana è partito da un viaggio quasi antropologico nella terra dell’oro nero italiano e ne è tornato con un testo; l’autrice e regista, lavorando a stretto contatto con gli attori, ha poi ricostruito la partitura in base alle intuizioni emerse dalle improvvisazioni: il lavoro sugli animali e il trasferimento della sembianza animalesca al personaggio. In questo caso quello che rimane è invisibile al pubblico, ma serve all’attore per concretizzare il carattere della figura che interpreta.

per fare il teatro che ho sognato Articolo18Comma1
Articolo18Comma1 foto A.P.

La seconda compagnia è Articolo18comma1, filiazione quasi diretta della Scuola Internazionale di Circo a Vapore (ora Accademia Internazionale di Teatro), dove molti dei componenti si sono formati. La compagnia assegna i ruoli in base ai progetti e alle propensioni degli artisti. Nell’ultimo Cùnt-ami – spettacolo con il quale hanno partecipato alla rassegna All In! – si mescolano teatro di figura, narrazione ed elementi di teatro ragazzi con un certo gusto per la macchina scenografica.
Anche in questo caso il testo preso in considerazione è inedito, e appositamente scritto a partire da un mash-up di favole. La regista Annarita Colucci mostra il metodo di lavoro incentrato sul “ritmo”, molte volte le sentiamo pronunciare questa parola insieme a un’altra altrettanto determinante, il “respiro”. Il riscaldamento avviene con la musica perché «crea un’atmosfera di concentrazione». Ed è ancora la musica a dare il via all’impulso artistico: stimola prima la fantasia dell’autrice/regista e poi quella degli attori. La verbalizzazione della teoria si fa subito pratica concretizzandosi in piccoli esempi nati dallo scambio bidirezionale col pubblico presente.

Ogni compagnia ha un metodo influenzato da condizioni esterne oltre che interne, questo metodo si dispiega nel tempo, in una vita artistica che comincia con la scuola e arriva alla messinscena. All’interno una serie di tappe invisibili fatte anche di numerosi laboratori, autodidattica, sacrificio: l’imbarazzo nel rispondere alla domanda fatidica che mai viene risparmiata ai gruppi ospitati – «come ti mantieni ?» – si spegne nella consapevolezza che del teatro, in un modo o nell’altro, non potrebbero farne a meno.

Andrea Pocosgnich

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