Teatri di Vita e Tondelli, in Camere Separate

Recensione di Biglietti da Camere Separate (su Pier Vittorio Tondelli). Teatri di Vita,  di Andrea Adriatico

 

teatri di vita biglietti da camere separate
foto di Giulio Maria Corbelli

Lo spazio bolognese Teatri di Vita, fondato da Andrea Adriatico nel 1993, ha due sale: la più grande intitolata a Pier Paolo Pasolini, una più piccola alla memoria di Pier Vittorio Tondelli. Se uno è tuttora tra le figure simbolo del mondo intellettuale italiano e costituisce (senza – pare – poter fare a meno di un certo tono nostalgico) il grimorio perfetto per le citazioni colte, l’altro è uno scrittore quasi sepolto da quel terriccio un po’ fangoso che è stata – non solo in questo paese – la cultura degli anni Ottanta. Autore di romanzi spregiudicati, ruvidi, macchiati da quel suo inguaribile nomadismo di corrispondente e di «vagabondo delle stelle», avrebbe detto Jack London, contenitori di una lingua spezzata e straordinariamente visiva, qua e là quasi cinematografica, disperatamente autobiografico nel raccontare quella generazione di “avventurieri”, libertini e pionieri del moderno movimento omosessuale che l’Aids avrebbe spazzato via.

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foto di Giulio Maria Corbelli

Al Teatroinscatola di Roma replica Biglietti da Camere Separate, uno spettacolo realizzato da Adriatico nel 2011 (a vent’anni dalla morte di Tondelli) che sulla locandina porta come dedica «all’amore, separato». Su due file di sedie poste lungo il muro del piccolo teatro di Testaccio, il pubblico si fronteggia, mentre l’azione si svolge ai due fondi della “scatola”, su piattaforme tonde circondate da mattoni nudi, bolle spaziotemporali speculari presidiate da ventilatori senza pale come oblò affacciati su un panorama scomparso. Adattata dal romanzo Camere Separate, la storia di Leo e Thomas comincia con la morte di quest’ultimo, il corpo esangue e il ventre gonfio di farmaci affondati in un letto d’ospedale, capezzale che Leo si limita a sfiorare, prima di indietreggiare di fronte alla figura del padre di Thomas e all’evidenza che quei tre anni di appassionato amore non rappresentano alcuna forma giuridica. Da questa immagine di amputazione si dipana il racconto, balza da avanti e indietro nel disegnare gli spostamenti del viaggio nomade di Leo, che riconosce dentro la digestione di quel lutto il proprio stesso processo di avvicinamento alla morte. Terminal di aeroporti, tavolini di bar pensati per un minimo di due che trasformano gli avventori solitari in icone di una solitudine sofferta, torbidi locali di strip-tease e fetish, l’inseguimento metodico di un equilibrio tra prossimità e assenza, che porterà Leo a imporre a Thomas un’unione in «camere separate», socchiuse a distanza di migliaia di chilometri e nelle quali fatalmente entrerà lo spettro della non completa appartenenza, nel non saper stare accanto. Un lavoro sui corpi, che sarebbe necessario in rapporto a un’impostazione rigidamente schematica dei movimenti, è invece quasi assente, impedendo ai due attori (Matteo Prosperi e Davis Tagliaferro) di imporre una reale presenza, di rendere giustizia al linguaggio spigoloso dell’autore e alle immagini a tinte forti.

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foto di Giulio Maria Corbelli

Il montaggio del testo è accurato e sceglie di non recitare niente, lasciando pulite le voci in una lettura a memoria, a distanza, dello stesso romanzo. Pochi gli oggetti utilizzati tra uno stacco e l’altro di musica acida: microfoni con asta che in qualche modo richiamano insieme lo scettro e l’immagine fallica; un cavo elettrico che attraverserà l’intera stanza e sarà ora supporto per panni stesi, ora crudele gioco sadomasochista; camicia bianca e pantalone, che presto spariranno a mostrare un’immancabile nudità. Ma proprio quella cura insufficiente rischia di rendere immuni i corpi a qualsiasi nudità vi si applichi sopra: anche quella che si vorrebbe semplice e non scandalosa suona forzata, si rende goffa.

Proprio le curve, le forme, gli umori, le linee dei muscoli per i quali Tondelli non risparmia parole a tratti anche di lancinante poesia non trovano spazio in questo «sguardo» di Andrea Adriatico. Per raccontare l’ascesi di Leo – che usa la morte fisica di Thomas per sopravvivere a quella della propria anima di reietto – si sceglie quasi solo il mezzo della parola. Ma la presenza scenica e la potenza performativa dei due attori, nonostante gli sguardi buttati negli occhi del pubblico, non sono sufficienti a emozionare davvero, perché la regia ha finito per trascurare la dimensione carnale dell’esperienza di palco.

Sergio Lo Gatto
Twitter @silencio1982

visto al Teatroinscatola di Roma, in marzo 2014

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BIGLIETTI DA CAMERE SEPARATE
produzione Teatri di Vita
uno sguardo di Andrea Adriatico
su Pier Vittorio Tondelli
con Matteo Prosperi in Camera 1, Davis Tagliaferro in Camera 2
musiche originali di Massimo Zamboni cantate da Angela Baraldi
luci, scene e costumi di Andrea Cinelli
cura artistica di Anna Amadori e Saverio Peschechera
fotografia Giulio Maria Corbelli
supporto tecnico creativo di Andrea La Cagnina