Gassmann e Scarpati non colpiscono. Oscura immensità

Alessandro Gassmann dirige Giulio Scarpati e Claudio Casadio in Oscura immensità, al Teatro Eliseo. La recensione

 

scena di oscura immensità Scarpati e Casadio
Foto di Gianmarco Chieregato

A voler essere sinceri e forse un po’ spietati sin dalle prime righe, di Oscura immensità spettacolo in scena in questi giorni al Teatro Eliseo e diretto da Alessandro Gassmann (prossima settimana in scena anche all’Argentina con RIII Riccardo Terzo), prodotto dallo Stabile del Veneto, di cui lo stesso attore e regista cura la programmazione, ci sarebbe da salvare solo l’interpretazione del coprotagonista, un graffiante, credibile e vitale Claudio Casadio e in parte il testo, che anche se non riesce ad essere incisivo quanto servirebbe, apre comunque interessanti spiragli drammaturgici scansando fortunatamente possibili derive consolatorie e pietismi a buon mercato, quantomeno nel corso degli accadimenti.

La regia d’altronde porta i tratti distintivi di quello stile Gassmann che ormai sembra essere una firma in calce, quasi un brand per ogni spettacolo del divo romano: attori chiusi dietro un velatino che li allontana ancora di più dal pubblico e ne offusca la visibilità, radiomicrofoni per colmare la distanza con la platea, ma che altro non fanno se non appiattire le voci e nascondere all’udito la fonte e quindi annullare la spazialità sonora della scena, e poi il tocco realmente distintivo, le proiezioni sul velatino. Se il testo evoca un personaggio ecco la sua siluette stagliarsi sulla quarta parete, a seguire il mare e naturalmente il sangue che tingerà l’anima pura del protagonista.

Oscura immensità Giulio Scarpati
Foto di Gianmarco Chieregato

E se la disposizione scenica e l’amplificazione non bastassero, ad anestetizzare ancora questa sorta di teatro cinematografico di Gassman ci pensa la recitazione fredda e monocorde di Giulio Scarpati. Ora, pensate al vostro amato medico della celebre serie Rai che deve affrontare un personaggio complesso, interessante, che per alcuni versi sembra uscito da certa drammaturgia inglese. Ovvero un padre di famiglia al quale portano via tutto ciò che ha di più caro: moglie e figlio, entrambi ammazzati da due rapinatori strafatti. Immaginatelo covare per quindici anni un odio profondo per gli assalitori, dei quali solo uno è in prigione, l’altro è riuscito a fuggire. Insomma un’anima scura, bruciata dal dolore e indurita dall’incapacità di perdonare, destinata a solitudine e follia. Un ruolo alla Bryan Cranston (sì proprio il fenomenale protagonista di Breaking Bad) e la buona volontà di Scarpati non basta. Perché è qui che il testo desunto dal romanzo di Massimo Carlotto, L’oscura immensità della morte, tira fuori il meglio trasformando la vicenda inizialmente prevedibile, all’interno di certi canoni mainstream italiani, in una revenge story destabilizzante.

Torna in mente il bel lavoro di Giampiero Rappa sul testo Harrower visto all’Argot, A slow air, la vicenda dei due protagonisti era narrata con un doppio monologo alternato, nel quale però la carne e le emozioni dei personaggi vivevano in una scena spoglia che evidenziava solitudine e tragicità amplificando la forza delle parole. Anche qui la struttura del doppio monologo con la quale lo spettacolo è costruito sarebbe funzionale se non fosse spezzata nel ritmo da una macchina scenica francamente inutile che rischia di portarsi via le riflessioni che il testo vorrebbe indicare.

Andrea Pocosgnich

Twitter @andreapox

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in scena fino al 30 marzo 2014 Teatro Eliseo [cartellone 2013/2014] Roma

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OSCURA IMMENSITÀ tratto dal romanzo L’oscura immensità della morte di Massimo Carlotto con Giulio Scarpati, Claudio Casadio regia Alessandro Gassmann Teatro Stabile del Veneto “Carlo Goldoni”/Accademia Perduta Romagna Teatri

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1 – 6 aprile 2014 Torino, Teatro Gobetti 8  – 13 aprile Genova , Teatro della Corte