Taccuino Critico. Daniele Parisi. Sguardi S-Velati. Foscarini/Çaçi

Un trittico di spettacoli sul Taccuino Critico

Tra le molteplici offerte teatrali, sul Taccuino Critico si appuntano segni di sguardi diversi che rispondono a un’unica necessità: osservare, testimoniare, dar conto dell’espressione pura, del piccolo e grande teatro…

daniele parisi
Foto Arianna Massimi

AB HOC ET AB HAC
One man show tra ipocondria e comicità
di e con Daniele Parisi

“Da questo e da questa” è la traduzione di Ab hoc et ab hac, titolo dell’ultimo spettacolo del folle e irriverente attore Daniele Parisi – secondo classificato al concorso “Autori nel cassetto, attori sul comò” 2012/2013 – in scena al Teatro Lo Spazio il 22 e 23 febbraio. Letteralmente un discorso confuso, senza struttura e articolato in un susseguirsi di situazioni paradossali, gag comiche e battute reiterate, inserite in un flusso di pensieri e invettive che ruotano attorno al concetto di malattia, la bestia nera dell’uomo moderno, temuta, condannata e denigrata a colpi di pillole antidepressive e consigli per la prevenzione. Solo in scena, l’attore dà vita a una serie di personaggi diversi e al limite del grottesco: dal prete in procinto di dare l’estrema unzione, passando per il ragazzo innamorato e tradito e per il cantautore di “Frivolo”, fino ad arrivare alla vecchina che non si ricorda di aver preso la pillola e « si non me la so pres’, io mor’ ». Parisi mette in scena con l’aiuto di pochi oggetti, di un microfono e un campionatore, una drammaturgia dell’ ipocondria agita con estrema cura di dettagli, mantenendo l’attenzione del pubblico viva per tutta la durata di questo “one man psico show”. Con precisione quasi chirurgica e senza scadere in moralismi, l’attore riesce a instillare a piccole gocce – come fossero quelle di un collirio per le allergie – una riflessione sulle paranoie di una civiltà in preda alla paura della malattia e con il mito dell’immortalità, che riflessa nelle sue innumerevoli ansie si scopre un po’ malata sì, ma di umana e sana follia.

Lucia Medri
Twitter @LuciaMedri

Visto in febbraio 2014 al Teatro Lo Spazio di Roma

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Porcoddio lo sa
Foto Antonio Manzone

SOLO DIO LO SA
con Lucia Lorè e Naike Anna Silipo
Testo e drammaturgia Fabio Chiriatti
Musiche originali Alessandro Palermo
Regia Patrizia Bollini

Solo Dio lo sa. Un’invocazione ormai fuori moda che al più riecheggia in ricordi infantili di stanze ammuffite con sopra un canterano, boccette d’acqua benedetta in icone di plastica. Ma Solo Dio lo sa è anche il titolo di uno spettacolo presentato al Teatro Due all’interno della IV edizione di drammaturgia al femminile, Sguardi S-Velati. Presentato in un trittico della compagnia SenzaFissaDimora Teatro (gli altri due spettacoli sono una rivisitazione delle Tre sorelle di Cechov e un omaggio alla poetessa Alda Merini) il testo di Fabio Chiriatti e diretto da Patrizia Bollini mette in scena una realtà desolata, fatta di scatoloni di cartone accatastati in un angolo, nel quale il gioco del lotto diventa l’ultima spiaggia di sopravvivenza. Tra queste, due sorelle trascinano la propria vita in una reciproca dipendenza forzata dove non esistono ruoli ma solo bisogni negati. Forse, proprio per sopperire a questa mancanza sono presenti in scena momenti più astratti, che slegandosi dalla narrazione diretta cercano, in accordo con un commento musicale (ideato da Alessandro Palermo) dal sapore clownesco, di aprire un varco di speranza. Probabilmente si risente di questa debolezza strutturale, se è vero che anche gli intimi “a parte” della più fragile tra le due – affetta da non ben identificati problemi mentali – staccano troppo di netto dall’atmosfera precedentemente creata, una presa di coscienza che sposta il personaggio su corde già troppo esplorate.

Viviana Raciti
Twitter @Viviana_Raciti

Visto in febbraio 2014 al Teatro Due di Roma – Sguardi S-Velati

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foto da Vimeo / foto di Guido Calamosca
foto da Vimeo / foto di Guido Calamosca

Il compito di chiudere il sipario sul Festival Equilibrio spetta ai due vincitori dell’edizione 2013 dell’omonimo premio. Francesca Foscarini si era aggiudicata il Premio Speciale al miglior interprete, avendo così la possibilità di invitare un coreografo a dirigerla in un solo. Questa volta il coreografo è una coreografa, la ben nota Yasmeen Godder, pluripremiata artista israeliana di fama mondiale. Gut Gift mette in campo un fitto vocabolario di segni, che sembra tuttavia non preoccuparsi a sufficienza della propria intellegibilità. Su un palco a tappeto bianco, l’ingresso lento e misurato di Foscarini – sempre svettante e magnetica è la sua presenza, che un’asse di muscolarità attraversa dai piedi fino allo sguardo – suggerisce un atteggiamento di ricerca di equilibrio, forse di un posizionamento dentro schemi sociali rappresentati qui come una potente scarica elettrica che continuamente toglie al corpo i punti di appoggio. Una sorta di tensione pre-orgasmica – in un paio di punti esplosa in salti e gridolini – domina i movimenti della danzatrice, che esegue molto lavoro a terra nel tentativo di riportare i tendini a posizioni animali. A non convincere è l’arco drammaturgico, apparentemente votato a disegnare una dualità tra visceralità e intelletto, e però sfocato da un eccessivo ammiccare su una massa di segni non chiari, che presto diventa gioco di superficie e spinta che allontana.
Molto meno danzato ma in compenso incorniciato da una cura visiva davvero meticolosa è il lavoro del vincitore 2013 Glen Çaçi, albanese marchigiano d’adozione, che con Silvia Mai porta in scena una fotografia dell’abbandono. Come da note di regia, l’artista qui non cerca di «rappresentare realmente il declino ultimo fisico di una persona malata, bensì la fase prima, quella che lo precede: quando stai ancora bene ma sai che a breve non sarà più così». Sotto la luce di due neon e al suono materico di ventilatori industriali, tra una poltrona che sembra animarsi e voler mangiare il proprio ospite e una vasca da bagno sradicata che si fa ora utero e ora bara, si verifica l’impossibile incontro di due solitudini nel buio claustrofobico di un Hospice. Ben reso dal disegno luci e, un po’ facilmente, dalle proiezioni e gli slideshow che appaiono su un piccolo LCD centrale, è il progredire della malattia, il tedio che avanza come ragno che tutto divora. A dispetto di alcune idee interessanti e forti soprattutto nella parte finale, a mancare quasi del tutto è un senso del ritmo scenico che invece torna necessario quando – come qui – la danza è solo un accenno e prendono il sopravvento codici di arti altre.

Sergio Lo Gatto
Twitter @silencio1982

visto all’Auditorium Parco della Musica di Roma in febbraio 2014
si ringrazia per la collaborazione G.C.C.

GUT GIFT
Coreografia Yasmeen Godder
Ideazione e interpretazione Francesca Foscarini
Premio Equilibrio come Miglior Interprete, Roma 2013
Drammaturgia Itzik Giuli
Accompagnamento alla ricerca Dalia Chaimsky
Sound Designer Tomer Rosenthal
Disegno luci Rocco Giansante
Cura della tecnica Matteo Fantoni
Immagini e video Matteo Maffesanti
Il materiale usato in quest’opera è stato elaborato in parte con Dalia Chaimsky per l’opera
Storm End Come.
Produzione Fondazione Musica per Roma
Coprodotto da Rencontres Choréographic Rencontres chorégraphiques internationales de Seine-Saint-Denis (France), Centro per la Scena Contemporanea di Bassano del Grappa
(Italy)
Con il sostegno di Uovo e Next Laboratorio per la produzione e la distribuzione dello
spettacolo dal vivo lombardo – Edizione 2013
In collaborazione con VAN associazione culturale
Con il contributo dell’Ambasciata di Israele

HOSPICE
Spettacolo vincitore Premio Equilibrio 2013
Autore Glen Çaçi
Con Glen Çaçi, Silvia Mai
Video e suoni Glen Çaçi
Disegno luci e assistente alla drammaturgia Andrea Saggiomo
Produzione Fondazione Musica per Roma e INTEATRO
Con il sostegno del Consorzio Marche Spettacolo
Nell’ambito del progetto REFRESH – Lo spettacolo delle Marche per le Nuove Generazioni