Pathosformel: tracce di una presenza

Pathosformel in La prima periferia
Pathosformel in “La prima periferia” – foto www.shorttheatre.org/

Lasciare un segno, un’ impronta scolpita nello scorrere della memoria artistica, al fine di fissarne il passaggio e collocarlo in un tempo preciso in cui esso ha visto la luce, stabilire quali siano le sue creazioni, lasciando che anche loro maturino, nella durata dell’attesa, nella lenta e continua contemplazione.

Nel 2004 Daniel Blanga Gubbay e Paola Villani diedero vita a Pathosformel, la cui definizione sembra sfuggire a qualsiasi categoria, perché alla ricerca di una mera collocazione nel panorama del teatro o dell’arte contemporanea, si sovrappone la poesia dell’ immagine, oscillante tra l’aspetto corporeo e astratto dell’azione performativa. Potenzialità artistiche spinte al loro estremo, in ambiti che crediamo appartengano al teatro o a ciò che definiamo confusamente arte concettuale, meri appigli di riferimento per racchiudere in una parola, in un’espressione, qualcosa che merita di esser lasciato libero di significante.
«Sono stati anni in cui abbiamo potuto realizzare quello che cercavamo, nei tempi e modi in cui abbiamo creduto, portando avanti una ricerca che abbiamo amato e che amiamo fortemente; ed è forse in questo stesso spirito di ricerca che facciamo oggi questo passo», la solennità di un rito di passaggio che si afferma nel suo concludersi: il 10 Gennaio Pathosformel decide di abbandonare la scena teatrale, il suo luogo di istituzione e affermazione. Una data quindi che segna una durata, e in questo caso una scomparsa, o meglio, come preferiscono definirla loro stessi, una sparizione.

La perdita non è il prezzo da pagare, si propone al contrario un racconto e una ricostruzione delle opere realizzate da questa coppia di artisti, e se in ogni inizio si cela una fine, giunti al termine di questo percorso se ne vuole ricomporre la storia. Per tale ragione, insieme a CentraleFies e WorkOfOthers, si è pensato di creare Disparition un progetto articolato in due fasi. La prima va dal 5 febbraio al 30 giugno, periodo in cui una pagina web sarà dedicata a un singolo spettacolo della compagnia, il quale “riandrà in scena” telematicamente grazie al materiale inedito messo a disposizione dai creatori e condiviso dalla memoria degli spettatori, invitati ad alimentarlo con i loro ricordi e impressioni. Una durata esperienziale dello spettacolo dunque, fruibile soltanto nel tempo circoscritto di un mese, prima che esso diventi la traccia di un presente ormai passato. Questa «documentazione emotiva» sarà poi raccolta in una prima pubblicazione che occuperà nel mese di luglio la seconda parte del progetto.
«Una sottrazione non è unicamente un atto di sparizione. Al contrario è spesso l’arretrare di qualcosa che permette ad altro di emergere. In questi anni, all’interno dei nostri spettacoli, abbiamo sentito la necessità di una sottrazione che creasse spazio alle possibilità di immaginazione degli spettatori».

Primo e ultimo atto di un percorso che nell’attestare, quasi certificandola, una fine, la eleva a memoria; il trascorso artistico che perdura in un continuo evolversi. Piuttosto che una conclusione, abbiamo di fronte una fase liminale, in cui qualcosa ha cessato di essere per trasformarsi in altro, in quella che potremmo definire una nuova opera d’arte.

Lucia Medri
Twitter @LuciaMedri

info: workofothers.tumblr.com – www.pathosformel.org

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