Hai visto? La montagna si è mossa. Il Vajont a fumetti

vajont-storia-di-una-diga«La mattina del 10 ottobre 1963, nella bassa valle del Piave, potevi raccogliere di tutto. Ma tutto era irriconoscibile. Corpi, vestiti, mobili, mattoni, animali, cartelli stradali, insegne, libri, tutto a pezzi. Tutto ridotto a nulla.» Con queste parole parole Francesco Niccolini accompagna la prima illustrazione creata da Duccio Boscoli per Vajont. Storia di una diga, edito da Becco Giallo nel 2013 all’interno della collana “Cronaca storica. I casi della memoria collettiva”. Il titolo è accompagnato da una presa di posizione che non lascia scampo: “Il racconto a fumetti della più grande strage del dopoguerra, provocata da industriali spietati e da uno stato incapace e corrotto”.

La scrittura di Niccolini, collaboratore di Marco Paolini (in tournée con Ballata di uomini e cani) sin dagli anni del lavoro televisivo sul Vajont, trova nelle tavole di Boscoli quella calibratura necessaria affinché l’immagine abbia una propria autonomia viaggiando però di pari passo con la parola. A colpire sono proprio i volti ingenui degli abitanti della valle, raccontati dal disegnatore negli anni e nei momenti antecedenti al disastro. A loro si affiancano i colpevoli, gli autori materiali e immateriali della tragedia: professori corrotti o troppo pavidi per mettere nero su bianco la verità, ingegneri al soldo dell’industria senza scrupoli, capitani d’impresa che mai hanno trovato spazio nel proprio discorso per un passo indietro, dirigenti ministeriali complici e incapaci. Sui volti dei colpevoli il tratto si fa duro, a volte preoccupato o, al contrario, tronfio di incauto ottimismo. Il bianco e nero sfumato in grigi pallidi e lunari congela l’accaduto come in un documentario, ma la scrittura, il montaggio e gli stessi volti dei protagonisti – espressivi anche nel silenzio – conferiscono all’opera un ritmo finzionale capace di catturare il lettore.

vajont-storia-di-una-diga_2-picsayLe tavole sfuggono via tra le dita in una lettura veloce ed emozionante, ma Niccolini si lascia lo spazio anche per qualche pagina personale in cui raccontare come si è avvicinato al lungo lavoro sulla storia del Vajont, per poi fissare una utilissima cronologia dei principali avvenimenti: dal 1940, quando la Sade (Società Adriatica di Elettricità) chiede il permesso di costruire una diga alta 200 metri sul corso d’acqua Vajont, fino al 2007, anno in cui a Erto Vecchia (uno dei paesi coinvolti nel disastro) si può tornare a vivere dopo un divieto di dimora durato più di quarant’anni. In mezzo a queste due date c’è di tutto: un Paese che si libera dal fascismo, ma che per rincorrere il boom sacrifica 1917 persone, poi i processi, le condanne risibili, le lungaggini processuali e le attese per gli indennizzi. Per fortuna in mezzo c’è anche chi come Tina Merlin ha speso tempo e passioni per raccontare e denunciare; il libro ricorda anche il lavoro della giornalista recentemente scomparsa.
Vajont. Storia di una diga è un pezzo di memoria storica, ma è anche un’appassionante graphic novel adatta a tutti. Leggetela e regalatela, sarà come riconquistare ogni volta un piccolo spazio di giustizia negata.

Andrea Pocosgnich
Twitter @andreapox

VAJONT. STORIA DI UNA DIGA
Sceneggiatura: Francesco Niccolini
Disegni: Duccio Boscoli
Caratteristiche: 144 pagine, brossura, b/n
Becco Giallo 2013